Porto-Napoli, top e flop: anche stasera non si salva nessuno. Gli azzurri sbagliano troppo
Il Napoli questa sera aveva tutte le attenuanti del caso. Le numerose assenze, una condizione fisica precaria e una squadra che, tra infortuni e impegni ravvicinati, sembra ormai arrivata al limite delle proprie energie. Massimiliano Allegri si è presentato contro il Porto con pochissime alternative, praticamente senza possibilità di cambiare volto alla partita attraverso le sostituzioni. Eppure, anche tenendo conto di tutte queste difficoltà, quanto visto in campo non può lasciare indifferenti. Gli azzurri hanno mostrato ancora una volta limiti che si trascinano ormai da troppo tempo. Nel primo tempo il Napoli ha quantomeno provato a reagire. Dopo il vantaggio dei portoghesi, arrivato all'11' sugli sviluppi di un calcio d'angolo e favorito dall'ennesima disattenzione difensiva, la squadra ha attraversato il consueto momento di confusione. Con il passare dei minuti, però, gli uomini di Allegri sono riusciti a ritrovare un minimo di equilibrio, costruendo qualche occasione e arrivando al pareggio con McTominay al 42'. Una reazione che lasciava ancora aperta la possibilità di giocarsi la partita nella ripresa. Il secondo tempo, invece, ha raccontato una storia completamente diversa. Il Napoli è progressivamente crollato, mostrando tutte le proprie fragilità e tornando a commettere errori che sembrano ormai diventati una costante. Il secondo gol di Gabri Veiga è nato da una vera e propria prateria lasciata sulla corsia destra, con Beukema e Politano che non sono riusciti a chiudere lo spazio. Il terzo, ancora una volta, è arrivato da calcio d'angolo, con Kiwior lasciato completamente libero di saltare e colpire. Due situazioni che raccontano perfettamente i problemi di una squadra che continua a concedere troppo agli avversari. A completare il quadro di una serata disastrosa è arrivata anche l'espulsione di Rafa Marin, che ha provocato un calcio di rigore e lasciato i compagni in inferiorità numerica. Ma le difficoltà del Napoli non si sono limitate a quanto accaduto sul terreno di gioco. Il litigio tra Lucca e De Bruyne e le dichiarazioni di Politano nel post-partita hanno aggiunto ulteriori interrogativi, lasciando intravedere possibili tensioni all'interno del gruppo. Segnali che, in un momento già così complicato, non possono essere sottovalutati.
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Hojlund l'unica luce in una serata da dimenticare
Questa sera l'unico giocatore che può davvero salvarsi in parte è Rasmus Hojlund. Il danese è stato tra i pochi a provare a cambiare l'inerzia della partita, cercando di mettere in difficoltà la difesa portoghese con iniziative personali, accelerazioni e giocate di forza. Ha lottato praticamente da solo, soprattutto nella ripresa, quando il resto della squadra sembrava aver esaurito ogni energia. Non è bastato, ma almeno ha dimostrato di volerci provare fino alla fine. Un atteggiamento che non tutti i suoi compagni sono riusciti a mantenere. Per il resto, il Napoli si è sgretolato. E il problema è che non si tratta più di una semplice serata storta o di una sconfitta maturata esclusivamente per le tante assenze. La squadra azzurra sta mostrando da troppo tempo una fragilità strutturale, soprattutto nella fase difensiva, che continua a ripresentarsi indipendentemente dagli avversari e dalle soluzioni tattiche adottate. Gli errori individuali si sommano alle difficoltà collettive, le marcature saltano, gli spazi si aprono e gli avversari trovano troppo facilmente la strada per arrivare in porta. È proprio questa ripetitività a preoccupare maggiormente. Non si può continuare a concedere gol su situazioni che si ripresentano praticamente ogni settimana, come le disattenzioni sui calci piazzati o le voragini sulle corsie esterne. Sono problemi sui quali bisogna necessariamente lavorare e trovare delle soluzioni, perché gli infortuni possono spiegare una rosa corta e le difficoltà nelle rotazioni, ma non possono giustificare ogni errore. Anche Allegri, inevitabilmente, è chiamato a interrogarsi su quanto sta accadendo. L'emergenza è evidente e le possibilità di intervento sono limitate, ma serve trovare una strada per restituire solidità a una squadra che sembra aver smarrito le proprie certezze. Il Napoli non può continuare a vivere di reazioni sporadiche, affidandosi ogni volta alle individualità o alla speranza che qualcuno riesca a risolvere la partita. La sconfitta contro il Porto lascia molto più di tre gol subiti e di una classifica europea che si complica. Lascia l'immagine di una squadra stanca, fragile e apparentemente incapace di reagire quando le difficoltà aumentano. E se a tutto questo si aggiungono anche i segnali di nervosismo tra i giocatori, allora il quadro diventa ancora più preoccupante. Le attenuanti ci sono, ma adesso non bastano più: il Napoli deve ritrovare se stesso prima che la crisi diventi ancora più profonda.A cura di Sara Ghezzi
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