"Per correre 90 minuti ad un certo ritmo bisogna allenare il cuore prima dei muscoli"
Victor Osimhen è un castigo divino (un castigo per gli avversari, s'intende). Mario Sconcerti, decano del giornalismo sportivo italiano, lo ha forse improvvidamente paragonato a "Rombo di tuono" Gigi Riva. In ogni caso, provocazioni a parte, non c'è alcun dubbio che l'attaccante azzurro sia in questo momento il miglior giocatore della Serie A.
Squadra, tifosi e stampa: è tempo di remare tutti nella stessa direzione! EDITORIALE
"Per correre 90 minuti bisogna allenare il cuore prima dei muscoli"
Un Napoli, un Osimhen... da cinema!
"L'uomo in più" è anche l'opera prima del regista napoletano Paolo Sorrentino. Il film racconta la storia di Antonio Pisapia, un ex calciatore - probabilmente ispirato ad Agostino Di Bartolomei - che si suicida perché non accetta l'anonimato, il destino feroce che attende al varco ogni professionista che si ritira. Pisapia però voleva allenare, voleva una squadra con cui esprimere le sua idee di calcio. Grazie al subbuteo aveva infatti teorizzato uno schema a quattro punte con "l'uomo in più" in attacco (schema peraltro ispirato ai principi che Ezio Glerean mise realmente in pratica col suo Cittadella). Ma questa, anche se non ne siamo del tutto sicuri, è un'altra storia.Osimhen da par suo, è l'uomo in più del Napoli: è la terza e poi anche la quarta punta della squadra. La sensazione è che con il nigeriano in campo il collettivo giochi in superiorità numerica. "Ma non si perde con l'uomo in più in attacco?" Pisapia non ha dubbi: "Non perdo, perché i miei giocatori corrono più dei tuoi. Per correre 90 minuti a un certo ritmo bisogna allenare il cuore prima dei muscoli". Il cuore, appunto. E non provate a dire che è solo una questione di talento o, peggio ancora, di soldi. Osimhen viene dalla discarica, ed è abbastanza banale ribadire che uno così ci mette il cuore come nessuno. Altro che play station, altro che scuola calcio, fascetta nei capelli e scarpette fucsia. La sua vicenda personale è una cambiale per il futuro del Napoli. Ma ora è tempo di ghermire la storia.
A cura di Giovanni Ibello
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