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editoriali

Quel maledetto Verona… 166 giorni per imparare una sola grande lezione

 (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

In vista di Napoli-Verona, un match che rievoca tanti ricordi...

Leonardo Litterio

Qual è il prezzo del riscatto? Questa è una cosa più che personale, l’unica certezza è che il sacrificio viene sempre ripagato in qualche modo. Il Napoli ne sa qualcosa. Toccare il cielo con un dito dopo una stagione dettata da alti e bassi poi un millisecondo e svanisce tutto. Quel 23/05/2021, quel maledetto Napoli-Verona, non riesce ad uscire dalla testa dei tifosi azzurri. Difficile dargli torto. Quando qualcuno che ami fa un passo falso è sempre complicato dargli fiducia nell’immediato. La parola d’ordine. Alla fine però è ancor più difficile guardare i colori azzurri con occhi diversi da quelli dell’amore ed anche il più critico dei tifosi è consapevole di ciò.

Napoli-Verona, 166 giorni dopo: il tassello mancante

 (Photo by SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

È il 23 maggio 2021, il Napoli è pronto a conquistare la qualificazione alla Champions dopo la stagione passata in Europa League, conclusasi prematuramente per colpa del Granada. La tensione è alta. C’è l’aria delle grandi sfide, le gambe tremano ed il sudore scende già prima di iniziare a correre. Passano 60’, l’ansia sale, poche occasioni da entrambi i lati.

D’improvviso siamo sotto la Curva B quando Zielinski batte un angolo che arriva prima sulla testa di Osimhen e poi sul piede di Rrahmani che insacca alle spalle di Pandur. Gli occhi degli azzurri si riempiono di gioia, il match non è ancora finito ma l’aria che si respira è quella giusta. Passano esattamente 8’ e 30’’ quando Gunter s’inventa un lancio dalla difesa. Hysaj è sulla traiettoria, prova a rilanciarla con un destro rocambolesco. Il pallone finisce però alle sue spalle, dove c’è Faraoni ad aspettarlo che con un sinistro a giro fa palo-gol, spiazzando Meret che riesce solo a sfiorare la sfera.

In quel momento al cervello arrivano troppe informazioni. Con 11 menti diverse in campo, ognuno ha una reazione che dipende dal proprio temperamento; c’è chi acquisisce forza, chi resta lucido e chi si abbatte. A quel punto gli azzurri decidono di giocarsi il tutto è per tutto. Gattuso decide di inserire Mertens e Petagna. Da quel fatidico 69’ ci sono solo due occasioni clamorose per il Napoli e sono proprio i due subentrati a dare qualche problema al Verona. Dopo un guizzo, Mertens riesce ad inquadrare la porta ma la palla esce di un millimetro. Nulla da fare. All’ultimo minuto dopo un cross di Di Lorenzo è Petagna a provarci con un colpo di testa che sfiora il palo.

A quel punto gli occhi sono puntati sull’arbitro che porta il fischietto alla bocca e fa concludere il match.

È finito tutto, una disattenzione costa la qualificazione alla Champions League.

Sul prato del Maradona non ci sono più solo i segni dei tacchetti ma anche le lacrime di chi aveva a cuore il risultato della propria squadra. In momenti del genere le parole sono futili eppure i tifosi chiedono una spiegazione, vogliono sapere il perché della sconfitta. Magari una verità non ci sarà mai, la cosa certa è che un alibi fa sempre comodo e può essere fondamentale per ripartire in alcuni casi.

Il sudore ripaga i silenzi e le parole non dette

 (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Sono passati 166 giorni dall’ultimo Napoli-Verona. Sono state poche le parole spese in merito da calciatori e società. Ad oggi c’è uno spiraglio ancora aperto che vorrebbero tutti si chiudesse. Spalletti conosce il valore di un match del genere ed è consapevole che i fatti contano più delle parole, sempre.

Sulla tattica, sui moduli e sulla formazione da adottare potremmo stare qui a discutere per ore. Ma alla fine le scelte spettano esclusivamente al tecnico.

La testa, la virtú, il sacrificiofanno si che l’importanza di ciò che ci circonda possa essere gestita in modo razionale. Ecco. In questi casi è la razionalità a fare la differenza. Questa è la lezione da imparare 166 giorni dopo. Essere lucidi, gestire il momento a breve termine e non a lungo andare, osservare e non guardare, ascoltare e non sentire. È come si fanno le cose a fare la differenza.

È da tanto che gli azzurri vivono in una bolla di paura affidando la negatività alle disgrazie quando si tratta di sfide importanti. In realtà è proprio la paura la peggiore delle disgrazie, è la paura il vero nemico ed anche quando il mondo sembra essere contro tutti i piani, bisogna insistere perché un vincente sa quando è il momento di prendere in mano le redini della vita.

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A cura di Leonardo Litterio