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calcionapoli1926 editoriali Incastri forzati, giocatori a fine ciclo e infortuni: il limite del Napoli è il Napoli stesso

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Incastri forzati, giocatori a fine ciclo e infortuni: il limite del Napoli è il Napoli stesso

Francesco Iodice
Gli infortuni pesano, ma non sono una scusa sufficiente: il Napoli ha bisogno di qualcosa in più!

Il sogno del Napoli di rimontare l'Inter è durato veramente poco. Oggi i nerazzurri si trovano a +12 dagli azzurri con 5 gare da giocare: insomma, i coriandoli sono soltanto da tagliare prima di scucire ufficialmente il tricolore dal petto della squadra di Conte. Nelle ultime giornate è venuta fuori "la polvere sotto al tappeto" che da agosto ad oggi era stata nascosta dietro la scusa dei numerosi infortuni (che, in ogni caso, non possono essere additati soltanto alla malasorte).

Incastri forzati, giocatori a fine ciclo e poi gli infortuni: qual è il vero limite del Napoli?

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Credere che l'unico problema del Napoli fino ad oggi siano stati gli infortuni, sarebbe poco onesto intellettualmente. Negli ultimi due passi falsi degli azzurri contro Parma e Lazio abbiamo visto come a fare la differenza sia sempre l'aspetto mentale. Squadra scarica, giocatori poco motivati e, di conseguenza, scarsa intensità. Il campionato del Napoli sembra esser finito al Maradona il 6 aprile con la vittoria per 1-0 contro il Milan.

Le prestazioni fornite dagli azzurri sono state i graffi che hanno aperto la crepa sulle vere difficoltà dei partenopei. Una tra queste non può che essere la forzatura di un modulo che non sembra vestire bene la squadra di Antonio Conte. I "Fab Four" di "Fabulous" hanno pressoché nulla: mettere in campo contemporaneamente Lobotka, Anguissa, De Bruyne e McTominay è un'imposizione tattica fortemente discutibile.

La scelta di posizionare lo scozzese e il belga vicino alla punta a sfavore di un esterno puro come Alisson Santos, toglie imprevedibilità e ritmo alla manovra, oltre che la possibilità di puntare l'uomo e sfruttare gli spazi aperti. Ha davvero senso snaturare così tanto due giocatori del calibro di De Bruyne e McTominay? No, e i risultati si vedono.


I due di centrocampo, invece, sembrano far parte di un gruppo di giocatori ormai a fine ciclo. Lobotka trova difficoltà fuori dalla sua zona di comfort: il mancato appoggio di due mezzali toglie certezze e dinamicità allo slovacco in fase di manovra. In un sistema che prevede verticalizzazioni e cambi di gioco potrebbe essere più opportuno l'utilizzo di Billy Gilmour.

Anguissa, invece, sembra trovarsi in una fase di derealizzazione. Il classe '95 è un lontano parente di quello visto da queste parti negli ultimi anni. Il centrocampista è completamente dissociato dall'ambiente partenopeo: il suo ciclo a Napoli sembra essersi concluso anzitempo.

Lo stesso discorso può valere per pedine come Meret, Spinazzola e anche lo stesso Lobotka. Il portiere ormai ha perso il posto da titolare a favore di Milinkovic che dà meno certezze tra i pali, ma maggiori in fase di costruzione. L'ex Roma invece è in scadenza di contratto, ma le sue richieste sembrano troppo alte per essere accontentate: 4 milioni per un 33enne non saranno probabilmente condizioni gradite agli azzurri. Per Lobotka, i rumors parlano di un interessamento della Juventus di Spalletti: possibile ritorno al passato per la coppia che ha regalato gioie immense al Napoli?

A questi problemi si sono aggiunti poi gli infortuni, che hanno distorto in parte la realtà dei fatti. Il paradosso sta nel fatto che proprio nelle difficoltà si è visto il miglior Napoli di questa stagione. Guardando al futuro, qualcuno in società sembra essersi accorto di tutto ciò: di Conte non se ne parla più come fulcro intoccabile del progetto azzurro, ma come parte di un disegno più grande che con o senza lui proseguirà ugualmente.

A cura di Francesco Iodice

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