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editoriali

Finito l’eldorado europeo «a rogo» neomelodici e tiraggiro: tutto prevedibile

(Getty Images)

Napoli e Insigne non possono essere il pungiball mediatico per l'Italia

Giovanni Ibello

Il tiro a giro di Insigne, le hit neomelodiche: le cose vanno male... ed è tempo di "demonizzare"

L'Italia si risveglia dall'eldorado europeo e scende a patti con la propria natura. La banda Mancini scopre di essere una formazione piuttosto mediocre, sicuramente poco incisiva in zona gol. I giornali sono inviperiti, del resto fallire il secondo mondiale di fila avrebbe del clamoroso vista la tradizione pedatoria del nostro paese. Dispiace però constatare - e lo si constata non per piaggeria ma come mero dato di cronaca - che spesso e volentieri il tiro al bersaglio coinvolge sempre i calciatori del Napoli. Quasi come se giocare nel Napoli e nella Nazionale sia una sorta di peccato originale, uno stigma da scontare a mezzo stampa.

Finito l'eldorado europeo l'Italia riscopre la sua mediocrità: e Insigne paga dazio

 Lorenzo Insigne (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Qualcuno scrive che il tiro a giro di Insigne è noioso, che sembra il rituale di un piede senza forze. Diciamo pure un gioco ozioso. Peccato che proprio quel fondamentale ha permesso agli azzurri di superare il Belgio, la selezione che in questo momento figura al primo posto del Ranking Fifa. Peccato che proprio da un "uno contro uno" vincente di Insigne sia scaturito il raddoppio di Pessina contro l'Austria.

Napoli e Insigne non possono essere il pungiball mediatico per il resto d'Italia

Insomma, quando le cose andavano bene il tiraggiro del capitano colorava le cronache dei quotidiani nazionali. Sui social imperversavano i meme e Napoli, tutto sommato, era ben posizionata (o forse dovremmo dire tollerata?) sullo scacchiere emotivo del Paese. E che dire delle canzoncine neomelodiche, quelle - diciamolo pure - un po' trash, ma che "facevano gruppo"? Qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere che che la hit "Ma quale dieta..." è il vero inno della nazionale italiana. Chissà se oggi avrebbe il coraggio di ripeterlo: sarebbe sbeffeggiato in pubblica piazza. Ora che l'Italia riscopre i limiti di un movimento scialbo e per nulla lungimirante, il potere taumaturgico della leggerezza si è trasformato in superficialità. In distrazione. Le istituzioni del calcio italiano sono, almeno agli occhi dei fan, soggiogate dalle pay-tv, non sanno come gestire i rapporti tra club e procuratori, né sono minimamente in grado di risolvere l'atavico problema del razzismo. In un siffatto scenario, qual è il senso di discutere, con tale acredine, del tiro a giro di Lorenzo Insigne? Napoli avrà i suoi difetti (ed è scontato dirlo), ma la città non può essere il pungiball mediatico del resto d'Italia.

A cura di Giovanni Ibello