Essere squadra, sempre. Questo è dall'arrivo di Conte sulla panchina azzurra il motto dei partenopei. Squadra, società, staff e tifosi: un unico corpo, un'unica anima. Il tecnico azzurro decide di lasciare in panchina per 90 minuti Buongiorno nella gara di Coppa Italia contro il Como. Non è una punizione, ma un modo per dargli ossigeno e liberarlo dalle pressioni che sembravano schiacciarlo. Nella settimana più complicata della sua carriera professionistica, il difensore diventa intoccabile più che mai. Tutti conoscono il suo valore, tutti sanno che quello che si stava vedendo sul campo non era il vero Buongiorno e che, come ben si dice a Napoli, "Adda passa 'a nuttata".
"Pe' sta maglia, nun se molla!" aveva scritto sui social il numero 4 dopo le lacrime per la vittoria contro il Genoa. Così ha fatto: Buongiorno per questa maglia non ha mollato. Una settimana dopo la peggior prestazione degli ultimi due anni, Alessandro viene schierato dal 1' contro la Roma al fianco di Rrahmani e Beukema. Il cliente da affrontare è scomodissimo. Gasperini schiera infatti per la prima volta da titolare Bryan Zaragoza, statistiche alla mano uno dei migliori dribblatori d'Europa. L'inizio è tutt'altro che semplice: dopo 6 minuti l'ex Toro perde proprio lo spagnolo in marcatura che serve l'assist a Malen per il gol dell'1-0 dei giallorossi.
Lo svantaggio diventa il "turning point" della gara di Buongiorno. A fine gara i numeri parlano chiaro (dati SofaScore): 89% di passaggi riusciti, 2 intercetti, 3 recuperi, 6 duelli vinti a terra su 8, 2 duelli aerei vinti su 4, 1 fallo commesso e 1 solo dribbling subito in tutta la gara. Semplicemente decisivo.
Il numero 4 ha avuto la forza di rialzarsi e riprendersi la retroguardia del Napoli che, probabilmente, per qualche mese sarà orfana anche di Amir Rrahmani. La nottata è passata, Alessandro è tornato: non poteva esserci notizia migliore.
A cura di Francesco Iodice
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