Il caso Ambrosino è uno schiaffo al mercato del Napoli: serviva davvero mandarlo via?
Una stagione lunga, tre competizioni da affrontare e una rosa chiamata a sostenere ritmi particolarmente elevati. Il Napoli aveva iniziato la nuova annata con l'ambizione di confermarsi competitivo in Italia e in Europa, consapevole che, per raggiungere determinati obiettivi, sarebbe stato necessario disporre di alternative affidabili in ogni reparto. Eppure, dopo appena poche settimane, l'emergenza infortuni ha finito per condizionare le scelte di Massimiliano Allegri, costretto a fare i conti con numerose assenze e con una profondità della rosa che, in alcune zone del campo, sembra non essere sufficiente. Basti pensare che, secondo quanto riportato dall'ANSA lo scorso 5 ottobre, il numero dei calciatori indisponibili era arrivato addirittura a dieci. Una situazione particolarmente delicata, considerando gli impegni ravvicinati tra Serie A, Champions League e Coppa Italia.
A preoccupare, però, non sono soltanto gli infortuni. Anche il reparto offensivo ha sollevato alcuni interrogativi, tra la necessità di trovare continuità realizzativa e il rendimento delle alternative a disposizione. Lorenzo Lucca, ad esempio, ha finora trovato poco spazio, senza riuscire a incidere in maniera significativa nelle occasioni ricevute. Un contesto che porta inevitabilmente a riflettere anche sulle scelte compiute dalla società durante il mercato estivo. E se una delle alternative più interessanti fosse già stata a disposizione del Napoli? Il riferimento è a Giuseppe Ambrosino, attaccante classe 2003 cresciuto nel settore giovanile azzurro e attualmente protagonista con la maglia del Modena. Un calciatore che, dopo diverse esperienze formative, sembra aver raggiunto una nuova dimensione tecnica e caratteriale, tanto da far sorgere una domanda: era davvero necessario privarsene?
Ambrosino, i numeri raccontano una crescita importante
Il percorso di Ambrosino non è stato immediato. Dopo essersi messo in evidenza nelle giovanili del Napoli, l'attaccante ha affrontato diverse esperienze tra Como, Cittadella, Catanzaro e Frosinone, confrontandosi con le difficoltà del calcio professionistico. La stagione 2024/25 con il Frosinone, conclusa con 5 reti in 35 presenze in Serie B secondo Datasport, non aveva rappresentato una definitiva consacrazione. Tuttavia, aveva contribuito ad arricchire il suo bagaglio di esperienza, permettendogli di affrontare situazioni e responsabilità differenti.Adesso, però, il rendimento con il Modena sembra raccontare una storia diversa: 6 presenze, 2 gol, 2 assist e 530 minuti giocati. Quattro partecipazioni dirette a una rete nelle prime sei giornate, con una media di un gol o un assist ogni 133 minuti circa. Numeri ai quali si aggiunge la doppietta realizzata contro il Venezia in Coppa Italia, che porta il bilancio complessivo stagionale a 4 reti e 2 assist in sette presenze ufficiali.
Ma sarebbe riduttivo limitarsi alle statistiche. Ambrosino sta mostrando qualità che vanno oltre la semplice finalizzazione. Cerca la conclusione anche dalla distanza, partecipa alla manovra offensiva, serve i compagni e non rinuncia a puntare l'avversario nell'uno contro uno. A tutto questo aggiunge una disponibilità al sacrificio che si manifesta attraverso ripiegamenti difensivi, pressing e un lavoro costante senza pallone. Non soltanto un centravanti, dunque, ma un attaccante moderno, capace di contribuire a diverse fasi del gioco. Un profilo che, per quanto mostrato in questo avvio di stagione, sembra aver raggiunto uno status importante in Serie B.
Il Napoli aveva davvero bisogno di lasciarlo partire?
È proprio osservando le sue prestazioni che emergono le perplessità sulla scelta del Napoli. Ambrosino non avrebbe certamente avuto il compito di guidare l'attacco azzurro, né sarebbe stato corretto pretendere da lui il rendimento di un centravanti affermato. Ma il punto è un altro: in una squadra impegnata su tre fronti, un giocatore con le sue caratteristiche avrebbe potuto rappresentare un'alternativa preziosa.Ambrosino conosce l'ambiente napoletano, ha già accumulato esperienza nel calcio professionistico e ha avuto anche l'opportunità di lavorare con Antonio Conte durante le precedenti stagioni. Un'esperienza che gli ha permesso di confrontarsi con le esigenze di una squadra di vertice, prima di proseguire il proprio percorso altrove. E soprattutto, non sarebbe partito da zero. Nella stagione 2025/26 aveva già esordito in Serie A, collezionando tre presenze con la maglia azzurra, per un totale di appena 35 minuti.
Naturalmente, essere protagonista in Serie B non garantisce automaticamente di poter incidere in Serie A. Le differenze tecniche e tattiche tra le due categorie restano significative. Tuttavia, il Napoli non avrebbe avuto bisogno di trasformare Ambrosino in un titolare inamovibile. Sarebbe bastato inserirlo gradualmente nelle rotazioni, concedergli spazio nelle partite meno impegnative e utilizzarlo nelle situazioni di necessità. Anche perché, alla luce delle difficoltà incontrate da alcune alternative offensive, disporre di un giovane motivato, cresciuto nel proprio vivaio e desideroso di dimostrare il proprio valore avrebbe potuto rappresentare un vantaggio.
Le ragioni del prestito e il rischio di un'occasione persa
Esiste, naturalmente, anche una spiegazione ragionevole alla decisione della società. Il Napoli potrebbe aver ritenuto più utile garantire ad Ambrosino una stagione da protagonista in Serie B, piuttosto che trattenerlo in una rosa nella quale avrebbe rischiato di trascorrere gran parte del tempo in panchina. Una valutazione comprensibile, soprattutto per un calciatore che necessita di continuità per completare il proprio percorso di maturazione.La società, inoltre, lo scorso 24 luglio ha ufficializzato il suo trasferimento al Modena con la formula del prestito con diritto di opzione, una scelta che testimonia la volontà di individuare una sistemazione concreta per il giocatore. Eppure, proprio la formula dell'operazione e il rendimento attuale dell'attaccante invitano a riflettere sulla gestione dei talenti cresciuti nel settore giovanile. Perché se da un lato è fondamentale permettere ai giovani di giocare, dall'altro una società ambiziosa dovrebbe anche interrogarsi su quando sia arrivato il momento di concedere loro un'opportunità reale in prima squadra.
Ambrosino aveva già affrontato diversi campionati professionistici, conosceva l'ambiente e avrebbe potuto garantire una soluzione aggiuntiva senza richiedere un investimento sul mercato. Il rischio è che il Napoli abbia privilegiato la crescita individuale del calciatore senza considerare fino in fondo quanto quella stessa crescita potesse tornare utile alla prima squadra.
Un errore di valutazione o una scelta lungimirante?
Sarebbe prematuro definire il prestito di Ambrosino un errore definitivo. La stagione è ancora lunga e sarà necessario capire se l'attaccante riuscirà a mantenere questo livello di rendimento con continuità. Allo stesso tempo, però, è difficile ignorare il paradosso: mentre il Napoli deve fronteggiare numerose assenze e cerca nuove soluzioni per il proprio reparto offensivo, uno dei suoi giovani più interessanti sta dimostrando altrove di possedere caratteristiche che avrebbero potuto fare comodo anche ad Allegri.Non è detto che Ambrosino avrebbe segnato gli stessi gol in Serie A, né che sarebbe riuscito a conquistare uno spazio significativo. Ma avrebbe rappresentato una possibilità in più e, in una stagione segnata dagli infortuni, anche le possibilità possono diventare determinanti.
La vera domanda, allora, non è se Ambrosino fosse già pronto per diventare il centravanti del Napoli, ma se fosse davvero necessario mandarlo via senza concedergli un'occasione più concreta. Perché talvolta, nel tentativo di cercare rinforzi sul mercato, si rischia di sottovalutare proprio quelle risorse che una società ha già costruito e valorizzato nel corso degli anni. E il caso Ambrosino potrebbe diventare un esempio di quanto sia difficile, per il Napoli, trasformare i talenti del proprio vivaio in autentiche risorse per la prima squadra.
A cura di Angelo Salzano
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