Nella ripresa la squadra non si è abbassata e ha continuato a pressare, segnando altre due reti. McTominay, Anguissa e De Bruyne tornano protagonisti, ma serve trovare equilibrio in difesa.

Massimiliano Allegri, nel post-partita di Napoli-Roma, nonostante la poca lucidità da lui stesso dichiarata, aveva annunciato la sua nuova idea di calcio: «Ora gioco all’attacco, da domani, se possiamo, giochiamo con quattro attaccanti». Una provocazione in risposta alla domanda sulle fragilità difensive del Napoli, ma forse nemmeno troppo. Perché, da Frosinone in poi, fatta eccezione per le cadute contro Venezia e Villarreal, la squadra azzurra ha segnato tanto: nelle ultime tre partite, addirittura 11 gol, subendone 7. E diciamoci la verità: per una squadra allenata dal re del corto muso, sembra davvero un cambio radicale.

Allegri Monza

Allegri, la gara di Monza una svolta anche per il suo calcio

Il Napoli a Monza ha fatto quello che doveva: vincere. Nel primo tempo, dopo l’iniziale vantaggio, ha mostrato le solite fragilità, con l’ennesimo gol subito a difesa schierata, proprio nel momento in cui la squadra ha iniziato ad abbassarsi. Una situazione che si ripete con troppa frequenza e che Allegri deve risolvere. Il tecnico è consapevole del problema, ma adesso deve trovare la soluzione. Nella ripresa, però, il Napoli ha mostrato un’altra versione di sé: più arrembante e meno rinunciataria. Il gol di Politano al 48’ ha sicuramente spianato la strada, ma è proprio in quel momento che si è verificato il vero cambio di passo. La squadra di Allegri non si è abbassata, ma ha continuato a pressare, segnando altre due reti e costruendo ulteriori occasioni potenzialmente pericolose. Un atteggiamento che testimonia una nuova propensione offensiva e sembra raccontare un’evoluzione anche nell’idea di calcio del tecnico livornese. Per quanto si faccia fatica ad ammetterlo, come ha lasciato intendere in parte anche Landucci nel post-partita, qualcosa sta cambiando in Allegri e nel suo Napoli. Forse servirebbe soltanto un po’ più di fiducia nei confronti del tecnico e della squadra, che dall’inizio della stagione hanno dovuto fare i conti con un numero enorme di infortuni e ostacoli.

Vittoria in goleada senza cadere in facili entusiasmi

Attenzione, però: nessuna intenzione di esaltare il Napoli e Allegri a prescindere, né tantomeno di lasciarsi trascinare da facili entusiasmi. Chi scrive cerca di mettere da parte ogni pregiudizio e di osservare i fatti con obiettività. E i fatti raccontano che, tra Bodø/Glimt, Roma e Monza, il Napoli ha segnato 11 gol, mostrando evidenti segnali di crescita sia sul piano del gioco sia su quello dell’atteggiamento. Soprattutto, la squadra sta ritrovando alcuni dei suoi uomini più importanti, come McTominay e Anguissa, mentre De Bruyne sta offrendo prestazioni di altissimo livello. Perché, come ha ricordato Landucci nel post-partita, le partite si vincono a centrocampo. Questo non significa che i problemi siano scomparsi. Il Napoli continua ad avere difficoltà in fase difensiva e nella gestione di alcuni momenti della partita. Ma se, dopo un 4-1, si sceglie di guardare soltanto alle fragilità senza riconoscere i progressi, si rischia di cadere in un pregiudizio altrettanto limitante. Continuare a descrivere la squadra come esclusivamente difensivista, insistendo sull’immagine di un blocco basso che esiste, ma non caratterizza costantemente le ultime prestazioni, significa ignorare alcuni segnali emersi nelle gare più recenti. Monza, come Venezia, poteva trasformarsi in una trappola per una squadra che ha mostrato fragilità mentali e difensive. Questa volta, però, gli azzurri non ci sono caduti. Hanno reagito al pareggio, ripreso il controllo della partita e allargato il risultato. Ora servirà dare continuità a questi segnali e risalire la classifica, perché una vittoria convincente acquista davvero valore soltanto quando diventa il punto di partenza di un percorso.

Nasce il nuovo Allegri-ball?

A Monza potrebbe essere nato il nuovo Allegri-ball: un’identità ancora tutta da definire, ma che, almeno nelle ultime uscite, sembra concedere più spazio allo spettacolo rispetto al corto muso che ha accompagnato la carriera del tecnico. Un calcio più propenso all’attacco, sostenuto dalle qualità offensive del Napoli e, contro i brianzoli, accompagnato anche dal cinismo sotto porta. La proposta azzurra sembra cominciare a cambiare, a testimonianza di un allenatore che potrebbe star rivedendo alcune delle proprie convinzioni e cercando nuove soluzioni senza rinnegare la propria identità. Adesso, però, servirà trovare un equilibrio. Segnare tanto va bene, ma non si può continuare a concedere così tanto agli avversari, né mostrare simili fragilità negli spazi davanti alla propria area. Il tempo per lavorare è fondamentale e, in fondo, è proprio quello che Allegri chiede dall’inizio della stagione: la possibilità di allenare e costruire con continuità, senza essere costretto a fare i conti ogni settimana con una rosa decimata dagli infortuni.

Per ora, l’Allegri-ball è una suggestione che prende forma, non una rivoluzione certificata. Ma undici gol in tre partite sono abbastanza per alimentare una domanda che, fino a poco tempo fa, sarebbe sembrata quasi paradossale: e se il re del corto muso avesse scoperto che si può vincere anche riscoprendo il gusto del gol?

A cura di Sara Ghezzi

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