calcionapoli1926 editoriali “#NoAllegri”: il rigetto a priori verso ‘Max’ qualifica Napoli come piazza

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“#NoAllegri”: il rigetto a priori verso ‘Max’ qualifica Napoli come piazza

Alex Iozzi
"I quattro giorni della vergogna": pellicola di stampo '081' diretta da una larga fetta di tifoseria partenopei

Il tardo pomeriggio di giovedì 28 maggio si è rivelato lo scenario di un terremoto abbattutosi con prepotenza, oltre che sorpresa, sulla terra del Vesuvio: Fabrizio Romano, mediante la catchphrase che lo ha reso un fenomeno di massa, il celebre "Here we go!", ha annunciato via X l'imminente firma e il conseguente approdo di Massimiliano Allegri sulla panchina della Società Sportiva Calcio Napoli. Il toscano, dunque, ha battuto la concorrenza di Vincenzo Italiano nel testa a testa in cui il premio per il vincitore equivaleva a raccogliere lo scettro deposto da Antonio Conte.

Tale scelta, com'era pronosticabile alla vigilia, ha spaccato a metà l'opinione pubblica. O meglio, ha dato vita a reazioni che reputare "esagerate" oppure "sopra le righe" significa fargli un complimento.

Un gusto personale tramutatosi nel 'tifare contro' i propri colori: perché l'accoglienza riservata dai napoletani ad Allegri rasenta il ridicolo

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Avanziamo una serie di quesiti: è possibile bocciare un allenatore ancor prima che firmi con una squadra? È possibile giudicare la sua esperienza in una piazza senza che abbia nemmeno indossato la giacca con lo stemma del club cucito sopra? È possibile decretarne il fallimento quando il numero di allenamenti svolti con l'organico, prima che partite, ammonta a zero? Di norma, il responso a ognuna di queste domande dovrebbe essere retorico: un chiaro e forte no. Eppure, a Napoli è possibile. A quanto pare, basta menzionare il nome "Massimiliano" e il cognome "Allegri" per scatenare il putiferio. Post e video della società inondati di commenti alle volte perfino offensivi, hashtag divulgati nelle stories e, dulcis in fundo, petizioni online affinché il presidente non chiuda l'accordo con il suddetto tecnico. In sintesi: un tifare contro mosso, in linea teorica, dall'intento di difendere i colori della squadra che si ama, quando in realtà non ci si rende conto di star facendo l'esatto contrario. Come se il profilo tesserato non vantasse un palmares composto, tra gli altri riconoscimenti, da 6 Scudetti e due finali di UEFA Champions League (perdute contro il Real Madrid e il Barcellona più forti di sempre).

Le ultime esperienze al comando di Juventus e Milan sono state tutto fuorché esaltanti, sarebbe di disonesti negarlo. Al contempo, è altrettanto da disonesti non tener conto delle difficoltà che l'allenatore ha dovuto affrontare nell'arco di queste stagioni, quella al Diavolo su tutte: non è un caso se la dirigenza che gli aveva promesso un centravanti e che, al contrario, si è presentata ad agosto con Christopher Nkunku, una seconda punta, e a gennaio con Niclas Füllkrug, numero '9' autore di 4 gol in 49 presenze fatte registrare nei due anni più recenti, è stata cacciata in toto dopo il tracollo interno patito per mano del Cagliari. Perché lottare così insistentemente al fine di difendere le proprie idee invece di attendere il mercato, di conoscere la volontà di Aurelio De Laurentiis e soltanto poi decidere se si sarà trattato di una decisione scellerata o meno? Difficile trovarvi risposta. Al momento, l'unica che viene fuori da questi quattro giorni di fuoco è brutale: il rigetto a priori di 'Max'Allegri qualifica l'ambiente Napoli... in negativo. E forse dà ragione alle pungenti parole di commiato pronunciate post-Udinese da mister Conte.


A cura di Alex Iozzi

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