In Bundesliga si twitta, la UEFA lancia il VAR da remoto: l’Italia resta al passato…remoto – EXPLICIT

Era il minuto 37 di Juventus-Cagliari del 19 agosto 2017 quando l’Italia entrò nel futuro sperimentando per la prima volta la Video Assistant Referee. L‘arbitro Maresca chiese l’intervento del VAR per un contatto in area tra Alex Sandro e Cop, sul risultato di 1-0 per i bianconeri. La Serie A fu il primo campionato ad adottare tale sistema. Sembra passato un secolo. 

La ‘mezza-rivoluzione’ del VAR

VAR (Serie A)

La tecnologia avrebbe dovuto assistere gli arbitri nelle proprie decisioni, andando a garantire trasparenza, equità e regolarità alla competizione. Non è andata precisamente così. I risultati ottenuti in tre anni e passa sono per lo più positivi, ma l’introduzione del VAR non ha risolto tutti i problemi del calcio italiano e mondiale. 

Questo perché? 

ll ricorso al VAR può avvenire sia in caso di richiesta diretta da parte dell’arbitro (indeciso su una chiamata), sia su segnalazione da parte degli assistenti qualora sia stata presa una decisione chiaramente sbagliata. Tuttavia, è sempre l’arbitro ad avere l’ultima parola su qualunque decisione. Quindi, il supporto tecnologico ha l’effetto di cambiare il suo verdetto soltanto in caso di errori evidenti, palesi. In tutte le altre situazioni continua ad avere priorità il provvedimento adottato dal direttore di gara. I casi dubbi, insomma, restano casi dubbi. 

Inoltre, ancora troppo incidono altri fattori nelle decisioni arbitrali: nonostante la possibilità di decretare dopo aver riguardato comodamente le azioni davanti allo schermo, in tutte le angolazioni possibili, sembra che la soggettività dell’arbitro abbia ancora il sopravvento sulla scientificità delle immagini. Infatti, molto, troppo, spesso capita che il direttore di gara, per una questione di ‘orgoglio’, non voglia né portarsi davanti al monitor né chiedere ausilio ai suoi colleghi a bordo campo. Verso i quali, magari, ha anche qualche ‘pregiudizio’. Oppure può succedere il contrario, cioè che i fischietti non siano chiamati a rivedere le azioni per una sorta di timore reverenziale.

Accade ovunque, è ovvio, ma in Italia sembra accadere costantemente. In aggiunta, da noi, non si fa nulla per rendere il tutto più trasparente possibile. Allontanare sospetti e dubbi non sembra essere nell’agenda di chi gestisce l’azienda calcio italiana. E ciò pesa su un sistema già in difficoltà di suo, travolto dalle critiche e sul quale aleggia l’ombra di oscure vicende del passato. 

L’Italia resta indietro

Var, Fuorigioco, le ultime
Var (Photo via Getty Images)

In tal senso, la maggior parte dei maggiori campionati europei ha già deciso da tempo di lanciare il VAR da remoto. Ovvero si è stabilito di collocare la sala-video non all’interno dell’impianto sportivo, bensì in un altro luogo, a chilometri di distanza (migliaia in alcuni casi). Per la prima volta, accadrà anche in Champions League, in occasione di Siviglia-ChelseaL’arbitro in campo (il portoghese Artur Dias) sarà assistito dalla sala operativa del VAR a Nyon, in Svizzera. Una soluzione che potrebbe essere utile per garantire quell’uniformità di giudizio che molto spesso viene a mancare.

In Germania, invece, dove il VAR da remoto è già stato introdotto da tempo, dalla fine del mese di ottobre, la DFB, la FederCalcio tedesca, ha creato un profilo su Twitter in cui vengono chiarite le decisioni arbitrali dei match di Bundesliga. L’account funziona contemporaneamente alle partite e spiega in tempo reale ciò che fischia l’arbitro. Tramite i cinguettii (con il limite di 280 caratteri), quindi, i tifosi possono avere delucidazioni su una determinata scelta del direttore di gara o sul motivo per il quale sia andato al VAR. 

E in Italia? Il nulla.

In questo contesto, l’Italia, da possibile ammiraglia di un futuristico mondo del pallone, rischia di tramutarsi (come avvenuto per i risultati sul campo) in ultima ruota del carro europeo che conta. Come se, dopo l’epocale salto in avanti, all’atterraggio, si fosse aperta qualche crepa nelle giunture di un sistema di per sé già debole. Proprio recentemente, infatti, è stata riconosciuta una maggiore discrezionalità alla classe arbitrale per quanto riguarda le decisioni sui calci di rigore e i falli di mano.

Fratturato, dunque, il progetto del VAR italiano sembrerebbe trascinarsi all’indietro, piuttosto che zoppicare in avanti.

L’Europa si affida al VAR remoto, la Germania addirittura twitta, e l’Italia resta al passato…remoto. 

 

a cura di Giuseppe Canetti

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