Più in alto di tutti

Centoventivolte Dries Mertens, tutte quante con la maglia del Napoli. In sette anni. A un solo gol da Marek Hamsik il belga ci è arrivato segnando contro il Cagliari la rete della vittoria. Altra cifra tonda, perché i sardi sono la sua vittima preferita insieme al Bologna: ha segnato dieci gol a ciascuna delle due formazioni. Mica male?

No, niente male per un calciatore al quale basterà battere ancora una volta in porta e poi diventerà il giocatore più prolifico della storia del Napoli, il marcatore all-time della squadra azzurra. Davanti a lui resiste solo Marek Hamsik che di reti ne ha siglate 121 in 12 anni. 306 presenze contro le 520 dello slovacco e meglio di Maradona, Cavani, Higuain.

La classifica recita:

Marek Hamšík – 121 (12 stagioni)
Dries Mertens – 120 (7 stagioni)
Diego Armando Maradona – 115 (7 stagioni)
Italia Attila Sallustro – 108 (11 stagioni)[31]
Edinson Cavani – 104 (3 stagioni)
Antonio Vojak – 103 (6 stagioni)
José Altafini – 97 (7 stagioni)
Careca – 96 (6 stagioni)
Gonzalo Higuaín – 91 (3 stagioni)
Lorenzo Insigne – 85 (9 stagioni)

Numeri che sorprendono? Nemmeno troppo, secondo Gennaro Gattuso. In conferenza stampa al termine di Cagliari-Napoli il tecnico azzurro non ha potuto che esprimersi così su Mertens:

Non è un caso che abbia fatto 120 gol con la maglia del Napoli. Mi sorprende la capacità che ha di far sempre le cose più facili, è un calciatore straordinario. Riesce a mettere sempre in difficoltà l’avverssario e fargli fare la cosa più difficile. E’ un calciatore completo, peccato che abbia 33 anni.

Dries Mertens e il Napoli

Il tiro a giro contro il Cagliari è stato l’ennesimo gioiello confezionato da Dries Mertens da quando veste la maglia del Napoli. La stagione più prolifica è stata la 2016-17, durante la quale è giunto a 28 reti in 35 partite. Tutte costretto a sudarle, perché giunto al Napoli col pregiudizio di essere un attaccante utile soltanto a partita in corso: la velocità gli faceva sprecare troppe energie, non riusciva a mantenere la concentrazione per 90′. E invece? Invece non è mai stato così. Sempre abile nell’aprire gli spazi, nel leggere l’azione, un dialogo initerrotto con Lorenzo Insigne al punto che, quando ha trascorso qualche giornata in panchina, è sempre venuto da pensare: “Ora deve entrare solo Mertens per risolverla”. Ed è stato così, ogni volta. O quasi.

Metrens Cagliari-Napoli
(Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Ala, trequartista, seconda punta, centravanti. Non c’è nulla che Mertens non abbia fatto dal centrocampo in su. Per necessità (la cessione di Higuain e l’infortunio di Milik) è divenuto l’unico e ultimo baluardo offensivo del Napoli e non ha fatto mai rimpiangere i predecessori. Mai, al punto che quello di prima punta è diventato il suo ruolo e toglierlo da lì è costato sudore ad Arek Milik.

Il futuro

Cosa ne sarà adesso del calciatore belga? A giugno scadrà il suo contratto con il Napoli. Poteva finire in Cina, poi al Chelsea, adesso ci pensa il Monaco. Intanto, il suo legame con la piazza e con la città l’ha trasformato nel napoletano Ciro, che si aspettava maggiore riconoscenza nell’ultima proposta economica di rinnovo da parte del club di De Laurentiis. A febbraio ci sarà una nuova avanzata, un nuovo tentativo poi bisognerà necessariamente decidere.

Nel frattempo, il Napoli dovrà capire a sua volta come intende trasformare la rosa nella prossima stagione: si rivoluzionerà l’attacco? Forse, qualunque sia la risposta, ci sarà comunque bisogno di Mertens. Peccato, viene proprio da ribadirlo, che abbia già 33 anni. Un parametro che non può essere ignorato ma nemmeno essere pregiudichevole al punto da perdere il belga a parametro zero.

Intanto i gol passano. Contro chi il 121°?

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