Gavillucci: “Io cacciato dopo Sampdoria-Napoli, l’AIA non fece nulla! VAR? L’intera partita è registrata”

Claudio Gavillucci non arbitra più in Serie A e a distanza di tempo ha scritto un libro “L’uomo nero”, nel quale ha cercato di descrivere un mondo ai più sconosciuto, che riguarda la gestione dei match da parte dei direttori di gara e fa luce anche sul VAR.

A FanPage l’ex arbitro ha parlato a lungo, di seguito alcuni tratti salienti della sua intervista: “È successo che al 30′ del secondo tempo ho interrotto per cori discriminatori di tipo territoriale, per la prima volta, una partita di Serie A (Sampdoria-Napoli del 2018, ndr) . Quello è stato il momento in cui la mia fama è arrivata ai massimi livelli. La fine della mia carriera e l’inizio della storia del libro. Quello che mi ha insinuato dei dubbi è stato il silenzio assordante che nei giorni successivi è calato su quella decisione. Mi aspettavo che almeno dai vertici dell’AIA e dalle istituzioni calcistiche fosse utilizzata come uno spot, come un punto di partenza nella lotta al razzismo”.

La dimissione inaspettata di Gavillucci

Gavillucci

“Trovare una spiegazione alla mia dimissione è la ragione per cui ho iniziato questa battaglia per la trasparenza: capire perché a 38 anni, – prosegue l’ex arbitro – dopo aver diretto oltre 600 gare in carriera, di cui 50 in Serie A, dopo essere stato in quella stagione il quarto arbitro più utilizzato e avendo diretto persino una delle quattro partite ‘vere’ dell’ultima giornata di quel campionato, con la salvezza in palio, sono stato dismesso. Motivate valutazioni tecniche, ufficialmente. In soldoni: non ero più idoneo a dirigere partite di Serie A”.

Chiarezza sul VAR

“L’arbitro è utilizzatore del VAR, ma allo stesso tempo lo subisce. Non ne ha mai parlato nessuno di questo, ne sono venuto a conoscenza leggendo i referti. Nel momento in cui l’arbitro corregge al VAR un proprio errore, ripristina la verità del campo ma sancisce, sul piano personale, un voto negativo che andrà a penalizzare la valutazione della sua prestazione. Come se ad un poliziotto venisse dato un laser per rilevare la velocità di una macchina e gli si dicesse: se fai le multe utilizzando il laser, e non ad occhio. Ti sarà decurtato lo stipendio. Quello che posso dire, per esperienza diretta, è che come accade nelle trasmissioni televisive c’è un momento in cui non si è in onda. La nostra raccomandazione, mi ricordo, era quella di dire all’operatore: ‘Dicci quando parte la registrazione’. E partiva nel momento in cui iniziava la partita. Quello che posso confermare è che l’intera partita, dal calcio d’inizio, veniva registrata.”

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