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THE WINNER IS – AAA cercasi Zielinski: “Che fretta c’era…” maledetto passaggio a Sorrentino!

THE WINNER IS – AAA cercasi Zielinski: “Che fretta c’era…” maledetto passaggio a Sorrentino!

THE WINNER IS - AAA cercasi Zielinski: "Che fretta c'era..." maledetto passaggio a Sorrentino! Ecco la rubrica del "vincitore"

Redazione

Cari lettori di CalcioNapoli1926.it eccoci alla rubrica "THE WINNER IS" che ha lo scopo di decretare il vincitore della settimana in base ad una serie di parametri quali: la morale, l'etica, la bravura, l'intelligenza ma ci sarà anche spazio all'ironia e la satira.

Questa settimana è decisamente quella giusta per fare un po' di ironia ma soprattutto di satira, ossia quell'invettiva mordace che va a demolire, col riso finto, il personaggio in questione. E per questo match, quello contro il Chievo, finito per 0-0 andremo a "demolire" un calciatore azzurro in particolare. Dunque bisognerebbe iniziare col fare un appello:

AAA CERCASI ZIELINSKI

E' proprio lui il "vincitore" di questa partita. Una domanda sorge spontanea: "Piotr ma dove sei?". Il ragazzo si sta divertendo a giocare a nascondino, non si fa vedere, non fa mai la differenza. Durante la partita ha piccole scintille di brio, ma è come le stelline di Capodanno: durano 3 secondi e si spengono, deludente.

Piotr Zielinski è realmente un rebus per i più. Non ha assolutamente problemi di tecnica, è un vero puledro di razza, di quello che vuole tutta l'Europa ma c'è sempre qualcosa che non va. E' destro e sinistro, segna con entrambi senza distinzioni, lancia cannonate quando più gli va e fa gol. Ha il dribbling come opzione base e il suo piede è uno dei più educati del Napoli. E' quasi un jolly ovunque lo si mette può essere decisivo e pericoloso.

C'è soltanto un problema: il suo carattere. Piotr è un ragazzo di 24 anni e di certo non è più un bambino ma è estremamente timido, introverso, riservato: nel calcio non va bene. Nello sport è necessario un carattere battagliero, tenace, combattivo, servono calciatori che mangino gli avversari. Nel calcio c'è bisogno di un Allan che ti divora il pallone e non te lo fa più ritrovare, un Koulibaly che solo a guardarlo ti viene da scappare e non tentare il dribbling. Il calcio è uno sport e tutti gli sport è fatto dagli uomini per cui è il fattore umano che più fa la differenza.

Zielinski non ha il carattere, o meglio non ancora. La sua faccia sembra sempre timorosa. Il suo sguardo spesso è perso, buttato nel vuoto. Ha occhi sgranati, come un cerbiatto di fronte ai fari di una macchina in piena notte. Qualcuno lo definisce "acerbo", "mollo" e in effetto può risultare così ma queste sembrano più intaccare l'età e il fisico, ma Piotr non è né un bambino (24 anni) né poco stazzato (1,77 m per 64kg). Durante questa stagione ha giocato 920 minuti ma incidendo realmente soltanto nella partita contro il Milan trovando ben 2 gol, oggettivamente la vinse lui quella partita (complice Mertens che siglò il 3-2).

Francesco De Gregori ne "La leva calcistica della classe 68" scrisse: "Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia". E in effetti Zielinski dovrebbe cantarsela ogni giorno, la meravigliosa canzone del cantautore italiano. Non è tanto lo sbagliare ma il mancato coraggio del giovane polacco che lascia tutti attoniti. Quel disfattismo sul suo volto ancora prima di calciare. Emblematica è l'ultima palla della partita: capita sui suoi piedi. Il San Paolo si ferma, il fiato è sospeso, la palla non poteva capitare in piedi migliori. Tutto è fermo. Si attende la perla, la bomba, il siluro. Poco importa come la calcerà, le aspettative sono su di lui. Tutte le responsabilità sono sulle sue spalle bianche.

Piotr Zielinski non ci crede, per lui la partita è già finita. Il suo sguardo è già basso, è triste per il pareggio. Non crede di poterla cambiare, la calcia tanto per. Il suo è in realtà un retropassaggio a Stefano Sorrentino. Il portiere del Chievo abbraccia il pallone e ringrazia il polacco mentre il numero 20 guarda a terra, poi alza lo sguardo, si tocca i capelli e il suo volto è intriso di disfattismo.

Zielinski non c'ha mai creduto.

di Claudia Vivenzio

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