L’epic fail di Michu e quell’inquietante paragone con Llorente e Petagna. Ma c’è un detto napoletano: “Chi se mette appaura…”

di Giovanni Ibello

Se c’è un calciatore azzurro che è balzato agli onori della cronaca per essere stato l’apologia del “vorrei ma non posso”, questi è Michu. Alzi la mano chi, pensando a lui, non sfoggia un sorriso sarcastico (per non dire amaro!). Parliamo del trequartista spagnolo dai lunghi capelli castani che nel 2014 venne “cooptato” da Rafa Benitez per ricoprire il delicato incarico di vice-Higuaìn. I tifosi si aspettavano grandi cose da lui, ma rimasero puntualmente delusi. Il suo score in maglia azzurra? A dir poco insignifcante: zero gol e una traversa all’attivo su colpo di testa (all’ex San Paolo contro il Torino). Prima di varcare la soglia di Castel Volturno, Michu era il “boss” dello Swansea, una ridente cittadina del Galles orientale che diede i natali a Dylan Thomas, forse il più grande poeta del secondo ‘900. E come non citare un verso (uno a caso? nooo…), di questo celebre autore gallese: “Mi fu detto: ragiona con il cuore; ma il cuore, come la testa, è un’inutile guida”. E dunque, a proposito di viscere in conflitto, a distanza di sei anni i tifosi “meno lirici” si domanderanno: con quale parte del corpo Michu avrà ragionato quando, durante Napoli-Atlethic Bilbao (play off Champions), tentò un improvvido passaggio per Callejon invece di andare al tiro?  Scherzi a parte, è difficile esprimersi su quell’aborto di giocata. Il Napoli gettò alle ortiche la qualificazione ai gironi e Michu passò, suo malgrado, alla storia… proprio a causa di quell’epic fail.

Llorente-Napoli, un amore mai decollato

tampone Llorente

Un po’ come la premiata ditta Petagna-Llorente che durante Napoli-Spezia in due circostanze diverse (al 53′ e al 93′), ha tristemente omaggiato il Michu napoletano, copia sbiadita dell’ariete degli Swans. I due, pur essendo ben posizionati nel ventre dell’area di rigore, hanno avuto paura di “sfondare la rete”. Hanno voluto premiare l’inserimento di un compagno invisibile. Nel Napoli non deve regnare la paura. Esiste un detto partenopeo che può sintetizzare al meglio questo concetto: “Chi se mette appaura nun se cocca cu ‘e femmene belle”. Tradotto in chiave pedatoria: se hai paura di tirare in porta forse è meglio che cambi sport, no? Ironia a parte, Gattuso avrà molto da lavorare sotto il profilo squisitamente psicologico poiché, al di là del “veleno” (autentico matra gattusiano), è importante avere la giusta lucidità e la convinzione dei propri mezzi. Il discorso si può estendere anche a capitan Insigne che nel primo tempo, splendidamente servito da Lozano, invece di piazzare la palla con un solenne piattone la lascia scorrere per toccarla con dolcezza. Voleva mandarla in rete con una carezza… nulla di più vanesio! Una giocata monumentale, peccato che la sfera si sia spenta, desolatamente, sul fondo del campo. C’è chi dice che il problema degli azzurri sia di over-confidence, ovverosia l’eccessiva considerazione delle proprie capacità; ma questo assunto è inversamente proporzionale al terrore (palese…) che gli attaccanti azzurri provano quando si trovano al cospetto della porta rivale. Se è vero che spesso e volentieri la manovra azzurra è farraginosa e poco dedita alle rapide verticalizzazioni, è altrettanto evidente che la squadra è capace di creare tante palle gol. Secondo i dati raccolti dalla rivista Ultimo Uomo, nella partita giocata contro lo Spezia, il Napoli ha battuto il record di Expected Goals prodotti in una sconfitta (4.7) dalla stagione 2015/16. Ed è curioso che il precedente record era sempre ad appannaggio dei partenopei, che nello scorso campionato persero per 2 a 3 con il Lecce nonostante un clamoroso 4.2 di Expected Goals. Insomma, parliamo di un vero e proprio “psicodramma” che si potrà eventualmente risolvere solo quando Osimhen, fulcro del reparto offensivo (senza considerare l’investimento occorso per vestirlo d’azzurro), dimostrerà appieno le sue doti da cecchino.

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