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Nino D’Angelo: “Osimhen è una furia! Napoli da scudetto. E sulla 10 a Insigne…”

ROME, ITALY - OCTOBER 24:  Nino D'Angelo attends the 'Largo Baracche And Ore 12' Red Carpet during the 9th Rome Film Festival on October 24, 2014 in Rome, Italy.  (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Le parole del noto cantante

Giovanni Montuori

Sulle colonne della Gazzetta dello Sport è intervenuto Nino D'Angelo, noto cantante napoletano, che ha parlato del Napoli, di Maradona e di tanti altri temi.

Nino D'Angelo tra Napoli e Maradona

Le parole di Nino D'Angelo:

"È la nostra prima foto insieme. Diego era appena arrivato. Il suo agente, Cyterszpiler, aveva letto su un muro: ‘A Napoli tre cose stann' 'e belle: Maradona, Nino D’Angelo e 'e sfugliatelle’. S'infuriò. Pensava al solito napoletano che si faceva pubblicità. Gli spiegarono chi ero. Il Napoli mi telefonò: ‘Diego vuole conoscerti’. Andai al campo con mio figlio Toni. Mentre mi parlava, si passava la palla da una spalla all'altra. Siamo diventati amici. Ci si trovava a casa di Bruscolotti, perché adorava gli spaghetti aglio e olio di Mary, la moglie di Beppe che teneva una stanza vuota per ballare. Diego dava spettacolo. Quando si sedeva, si metteva il ghiaccio sulle ginocchia".

Lo scudetto?

"Dovevo giocare ad Ascoli con la nazionale artisti. A metà strada mi chiedo: ‘Il Napoli sta per vincere lo scudetto e tu vai ad Ascoli?’. Volto la macchina, raggiungo un amico a Secondigliano e seguiamo la partita sul suo terrazzo. Un secondo dopo la fine, la città è in strada. Alla sera abbraccio Diego a casa di Bruscolotti".

Come ha saputo della sua morte?

"Mi ha telefonato mio figlio Vincenzo, che lavora alla Gazzetta: ‘Pà, Diego è morto’. Non è vero. ‘Abbiamo la conferma’. Mi sono seduto a quel piano, ho suonato ‘Ho visto Maradona’ molto lentamente fino a scoppiare a piangere. Ho postato un pensiero su Facebook, poi ho scritto Campiò, la canzone che chiude il mio ultimo album: 'Il Poeta che non sa parlare'".

"Campiò, tu non sai cosa m'hai fatto. Un pugno al cuore e m'hai distrutto.. Si è interrotto un sogno che non sogno più".

"Sì, con Diego per me è morto il calcio, si è interrotto un sogno, la passione gioiosa. Lo chiamavo così: Campeón".

Il Pibe de Oro e il Caschetto Biondo: due bagliori. Avete interpretato la stessa voglia di riscatto dei napoletani.

"Lui moltiplicato per mille. Come canto in Campiò: ‘Tu sei un poco tutti quanti. Perché sei salito in cima al mondo e hai dato luce a chi non conta’. Diego è la persona più umile che abbia conosciuto. L'hanno costretto a essere dio. Come a me hanno imposto di essere per sempre quello di ‘Nu jeans e 'na maglietta’. Mi sentivo altro. Ho pagato con la depressione, mi sono tagliato il casco biondo. Ho un'idea per il video di Campiò, se De Laurentiis ci sta".

Quale?

"Il piano al centro del Maradona, sotto la luna. 'Tu che se chiamavi la luna, scendeva, ti metteva le scarpe, ti disegnava campo e porte. Tu solo contro tutti'".

Questo Napoli è da scudetto?

"Siamo quelli di prima con Anguissa in più. Sarebbe un regalo del cielo, di Diego".

Festa al San Paolo, come per i suoi 60 anni?

"Ho la pelle d'oca solo a pensarci. Ma questa volta canterebbero tutti gli artisti napoletani. In quel concerto al San Paolo mi emozionai più che al San Carlo. Cantavo e mi scorreva davanti tutta la mia vita: i parenti che mi portavano in Curva B, la notte della sentenza della C che passai insonne scrivendo 'Bella', canzone d’amore per la mia città".

Perché il Napoli potrebbe vincere?

"Perché la squadra è maturata e perché Lozano in qualsiasi altra squadra sarebbe titolare: abbiamo ottime alternative".

L'avversaria più temibile?

"L'Inter, anche se si è indebolita. E il Milan ha un gioco che mi fa paura. Pioli è bravo e sottovalutato. La Juve è un passo indietro, CR7 si è portato via 25-30 gol".

Osimhen?

"Magari non è bello da vedere, scoordinato, scomposto, ma quando parte lo fermi solo gettandogli una rete addosso. È migliorato tecnicamente. E se sbaglia lo stop, arriva comunque per primo sul pallone. Una furia".

Koulibaly?

"Il comandante. Ha una tecnica da centravanti. Il difensore più forte del mondo".

Deve ancora lottare contro il razzismo.

"Una lotta che sosterrò sempre. Non esistono i colori, esistono le persone. Un giorno, a Casoria, sento una voce che mi chiama con accento napoletano: ‘Gaetano! Gaetano!’. Mi volto e vedo solo un ragazzo di colore: non può essere lui... Invece mi abbraccia e in perfetto napoletano mi spiega che è figlio di madre napoletana. Mi ha ispirato la canzone ‘Chillo è comm'a te’. Kosovari, polacchi, africani, spagnoli... Il Napoli è un messaggio vincente d’inclusione".

Anche il suo ultimo disco è un gioco di squadra: Tony Servillo, James Senese, Rocco Hunt...

"Sì, ho voluto che il disco avesse il senso di un abbraccio collettivo dopo il Covid che ho sofferto tantissimo. Il silenzio della Cassia, la strada più trafficata del mondo, mi ha segnato. Mi mettevo al piano e dicevo: ‘Ma cosa canti, che la gente muore?’. Ho sfiorato di nuovo la depressione. Poi gli abitanti del mio quartiere, San Pietro a Patierno, mi hanno fatto un regalo: un murale di Jorit. Non a Diego, a me. Quella povera gente, la mia gente, ha fatto una colletta per acquistare i colori. Quando l'ho saputo, mi sono detto: ‘Devo dare voce a quei napoletani dimenticati in periferia’. Ero come loro quando mio padre mi ripeteva: ‘Sei povero, non avrai mai una bicicletta’. Così è nato il disco nuovo. All'inaugurazione del murale, sul palco, ho pianto".

Anche Insigne è figlio della città.

"Napoli chiede sempre qualcosa in più a un napoletano. Non è facile. È capitato anche a me. Quando non volevano farmi cantare al San Carlo, la città si è spaccata. Poi sono riuscito a portare tutti dentro. Sembrava il Titanic: i poveri in alto, dove il biglietto costava meno; i ricchi vicini al palco con i biglietti omaggio...".

Con lo scudetto potrebbe meritarsi il numero 10?

"Per il bene che gli voglio, dico di no. Quella maglia è un macigno. Insigne è uno dei giocatori più forti d'Italia. È cresciuto, un vero uomo squadra. Ma Diego è meglio che resti al di sopra di tutti".

Una delle ultime volte che lo ha sentito?

"Festeggiava un compleanno a Dubai. Suo figlio mi chiamò per chiedermi ‘Carmela’ di Sergio Bruni, la sua canzone napoletana preferita. L'ho registrata al piano, gliel'ho spedita. Diego mi ha telefonato per ringraziarmi. Ho ancora in testa il suono della sua voce. Non mi esce più".