Calcio Napoli 1926 Ultimissime Calcio Napoli Napoli, non nascondetevi dietro Allegri: il vero fallimento ha nomi e cognomi

Napoli, non nascondetevi dietro Allegri: il vero fallimento ha nomi e cognomi

Mondò Giovanni
Il caso Badiashile, arrivato dopo la fine del mercato e con un passato di problemi fisici, diventa il simbolo di una programmazione giudicata insufficiente.

De Laurentiis e Manna devono assumersi le responsabilità di una gestione sportiva che ha lasciato il Napoli senza alternative. La cosa più facile, questa sera, sarebbe chiedere la testa di Massimiliano Allegri. Scrivere due parole, “Allegri out”, trovare un colpevole da consegnare alla piazza e convincersi che il problema sia risolto.

Troppo comodo. Troppo facile. E soprattutto troppo conveniente per chi ha costruito questo disastro. Perché Allegri sta facendo male. Malissimo. È uno degli allenatori più deludenti visti a Napoli negli ultimi anni. Le sue scelte sono spesso incomprensibili, il gioco è povero, la squadra sembra aver perso identità, carattere e persino la capacità di reagire alle difficoltà.

Ma chi pensa che basti cambiare allenatore per salvare questa stagione non ha capito la gravità della situazione. Il Napoli non è soltanto allenato male. Il Napoli è stato costruito peggio. Perché è troppo facile lasciare che Allegri si prenda tutti gli insulti mentre chi gli ha consegnato questa rosa continua a stare al riparo dalle responsabilità.

Infortuni e programmazione: dove finisce la sfortuna

Gli infortuni esistono. Colpiscono tutte le squadre. Nessuno pretende che una società possa prevederli tutti. Ma quando in estate conosci già i problemi fisici di alcuni calciatori, quando sai che il reparto difensivo presenta delle fragilità, hai il dovere di intervenire. Buongiorno, Beukema, Marianucci. Situazioni differenti, ma segnali che avrebbero dovuto imporre una riflessione seria sulla profondità della difesa.Invece il Napoli ha aspettato la fine del mercato per inserire Badiashile. Un calciatore che arrivava con una storia di problemi fisici alle spalle.
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E sapete qual è la parte più grave?

Che il direttore sportivo Giovanni Manna, prima della partita contro il Porto, ha ammesso pubblicamente che sul francese la società aveva deciso di assumersi un rischio. Un rischio. Quando hai una difesa in difficoltà, non puoi permetterti di risolvere un’emergenza facendo una scommessa. Non stai giocando alla roulette. Stai costruendo la rosa di una squadra che deve affrontare la Champions League. E se quella scommessa non funziona, come è accaduto con l’infortunio di Badiashile, a pagarne le conseguenze non può essere soltanto l’allenatore.

E attenzione: non si tratta di attribuire alla società la responsabilità medica di ogni infortunio. Sarebbe una sciocchezza. Si tratta di giudicare le scelte fatte per proteggere la squadra da situazioni che, almeno in parte, erano prevedibili.Questa è la differenza tra la sfortuna e una programmazione insufficiente.

La società al centro delle responsabilità

Ma il problema più grande è il silenzio delle responsabilità. Perché a Napoli funziona sempre allo stesso modo. Quando le cose vanno bene, i meriti vengono rivendicati. Quando vanno male, si cerca un allenatore da sacrificare, un calciatore da contestare, una giustificazione da servire ai tifosi. E invece questa volta bisogna avere il coraggio di andare fino in fondo. Manna ha precise responsabilità nella costruzione della rosa.

Allegri deve rispondere del calcio che propone, delle scelte che sbaglia e dei risultati che non arrivano. Non merita assoluzioni. Ma non deve neppure diventare il parafulmine perfetto per proteggere chi ha responsabilità superiori. Cambiare allenatore può essere una scelta. Ma non può diventare l’ennesimo alibi societario. Perché puoi mandare via Allegri domani mattina, prendere un altro tecnico, presentarne un terzo e poi un quarto. Ma se continui a sbagliare la costruzione della squadra, il problema resta esattamente dov’è. E allora smettiamola di prendercela soltanto con chi siede in panchina.

Prendiamocela anche con chi ha costruito una rosa incapace di assorbire un’emergenza. Con chi ha sottovalutato i rischi. Con chi ha pensato che bastassero i nomi per fare una squadra competitiva. E il rispetto comincia dall’assunzione delle responsabilità. La società non può continuare a nascondersi dietro i limiti di Allegri. Perché l’allenatore può anche aver sbagliato tutto. Ma questa squadra non se l’è costruita da solo. E chi gliel’ha consegnata in queste condizioni deve avere il coraggio di metterci la faccia.

Napoli, nell'anno del centenario il fallimento è nella programmazione

Nell’anno del centenario, il Napoli meritava una squadra all’altezza della sua storia. Gli hanno consegnato una squadra che deve sperare di avere undici calciatori in piedi. E questa, prima ancora che una sconfitta sportiva, è una sconfitta di chi aveva il dovere di programmare.
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