La partita in cifre: quando i numeri dicono sciocchezze! E quanto manca un incursore alla Hamsik…

di Giovanni Ibello

Il Napoli è al secondo successo di fila, e in estrema sintesi (a vantaggio del lettore più pigro), possiamo dire che questa è l’unica nota positiva della serata di ieri. Volendo però analizzare la prestazione in dettaglio, il primo dato che emerge è a dir poco preoccupante: anche se a breve parleremo di numeri, partiamo col dire che non si contano le azioni in cui i ragazzi di Gattuso, pur tessendo abilmente la manovra, si sfaldano al momento decisivo. Il tattico Adriano Bacconi sostiene che le difficoltà siano di natura psicologica ed è francamente difficile dargli torto.

Andrea Petagna è al suo primo anno in azzurro

La sensazione è che gli attaccanti, anche se inconsciamente, si predispongano al fallimento dell’azione offensiva. Qual è il motivo? E’ la mancanza di un preciso canovaccio tattico? Qualcuno sostiene che nel Napoli esiste un problema di overconfidence, vale a dire di eccessiva convinzione nei propri mezzi. Secondo il parere di scrive, questa opzione è da scartare su tutta la linea! Il problema semmai è di carattere opposto.

Nel Napoli, quando c’è da gonfiare inesorabilmente la rete, regna il terrore! Petagna è utilissimo a far salire la squadra; sa come prendere il fallo che ti fa guadagnare qualche secondo se sei in vantaggio e quando può dialoga – anche con una certa qualità – sia con gli esterni che col regista offensivo (ruolo attualmente ricoperto da Zielinski). Il problema è che non parliamo di un catalizzatore della manovra. Andrea ha tante qualità ma non è certo uno che dice ai compagni “ci penso io”. Non ha il carisma della punta irresistibile, il nueve napoletano che ha sempre tolto le castagne dal fuoco. Del resto l’impostazione filosofica del Napoli degli ultimi 10 anni (da Cavani in poi), è quella di avere un attaccante che risolva i problemi.

Il copione che segue, ahimé, si ripete sistematicamente: gli avanti guadagnano l’area di rigore e iniziano inutilmente a dialogare tra loro senza trovare lo spiraglio giusto che porta all’agognata realizzazione. Ma sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: il Napoli è una squadra dal grande coefficiente tecnico. Del resto l’anno scorso in Coppa Italia, la banda Gattuso – con una assetto molto più oculato, questo va detto – ha eliminato in serie Lazio, Inter e Juventus.

Il Chucky Lozano, al momento il leader tecnico della squadra

E non è possibile che una formazione con questo potenziale non sia in grado di prendere le scelte giuste quando è il momento di “ferire a morte” l’avversario. Insomma, il problema non è tanto nell’evidenza dei numeri poiché anche ieri i partenopei hanno tirato per 23 volte verso Furlan (12 conclusioni hanno incrociato lo specchio della porta). Anche la matematica si piega al cospetto di un cuore pavido.

Veniamo alle cifre di Napoli-Empoli: quando i numeri mentono…

Il problema è nell’assenza di lucidità degli attaccanti che – al di là di tutte le questioni relative agli ormai abusati exptected goals -spesso e volentieri pur arrivando al tiro ci arrivano male (senza contare che si sente, eccome, l’assenza di un centrocampista d’inserimento, un top player alla Hamsik per intenderci). Ieri su 115 azioni d’attacco, 62 di esse hanno creato dei potenziali pericoli per la difesa toscana. Eppure, a riguardare gli highlights, non si ha la sensazione di un netto dominio da parte dei padroni di casa! E i dati sul possesso palla, 60 Napoli-40 Empoli, non fanno altro che corroborare questo concetto. Di contro, su 75 azioni offensive, l’Empoli ha creato ben 29 pericoli alla porta di Meret. E anche questo è un particolare su cui riflettere visto che parliamo pur sempre di una formazione di Serie B (e decimata a causa del Covid nel pregara). La sensazione, in definitiva, è quella di essere al cospetto di una squadra scollegata tra i reparti. Non è un caso che Lobotka, Elmas e Fabian (anche se ieri è subentrato) siano i calciatori azzurri attualmente più bersagliati dalla critica. Resta tuttavia il dato incontrovertibile della seconda vittoria di fila. E se è vero che vincere aiuta a vincere è da qui che bisogna ripartire per cementare le proprie convinzioni.

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