L'edizione odierna de Il Mattino ha dedicato un'ampia analisi a quello che, martedì sera a Copenhagen, è stato un vero e proprio suicidio calcistico. Con un uomo in più dal 35', in vantaggio dal 39' e con il pallino del gioco costantemente in mano, il Napoli si spegne nel secondo tempo e regala un clamoroso pareggio ai padroni di casa danesi, mettendo a serio rischio le sue speranze europee. Numerose le ipotesi che scatenano le discussioni sulla mentalità degli azzurri: alcune, sono riportate nell'estratto seguente.

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La gara del Parken lo conferma: il Napoli non è più quello dell’anno scorso – Mattino
Qual è il problema del Napoli?
—"Le armi vere del Napoli da scudetto di Conte erano state due: la difesa e la mentalità. E entrambe stanno andando a corrente alternata oggi. La squadra dello scorso anno riusciva a guadagnare punti con le rimonte superando le difficoltà - cosa successo solo una volta con una vittoria in questa stagione - e soprattutto sapeva difendere il bottino. Difficilmente avrebbe concesso un pareggio in rimonta agli avversari. Trasmetteva a avversari, tifosi, addetti ai lavori la stessa sensazione: una barricata unica, un unico corpo, una squadra con un chiaro obiettivo. Raggiungere il risultato. Tutto quello che quest’anno sembra mancare. Le parole di McTominay e Di Lorenzo, subito dopo la partita del Parken martedì sera, hanno aperto un mondo. Cosa manca a questa squadra? La giusta abitudine a queste “altezze” europee oppure calciatori dalla giusta leadership che sappiano guidare il gruppo? Ha ragione Conte quando dice che il Napoli non merita di stare a questi livelli? Perché la vittoria in trasferta manca in Champions League da oltre due anni. La mentalità arriva dall’allenatore, dall’esperienza, ma anche e soprattutto dalle serate deludenti come quella di Copenaghen. La strada per il successo è quella che indica Conte. Ma, direbbe qualcuno, la mentalità non si acquista al mercato".
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