“Non parlate mai del Napoli a un tifoso cagliaritano”, la storia di una rivalità davvero assurda! | VIDEO

di Giovanni Ibello
In molti si chiedono: “Perché i tifosi del Cagliari nutrono un’odio così profondo nei confronti del Napoli?”. Oggi vi raccontiamo la ragione di quella che si sarebbe poi trasformata in una reciproca antipatia. Corre l’anno 1997 e i rossoblù devono vedersela con il Piacenza nello spareggio salvezza. Chi perde scende negli inferi della Serie B; insomma, un incontro a dir poco “sanguinoso”. La federazione sceglie lo Stadio San Paolo di Napoli come campo neutro e col senno di poi possiamo ragionevolmente affermare che mai designazione fu più improvvida per la sorte dei sardi. Una scelta che, tra l’altro, denota anche una scarsa collaborazione tra i dirigenti federali e le forze dell’ordine. I rapporti tra le tifoserie sono già ai minimi storici, ma nel 1993 precipitano del tutto (era una cosa piuttosto nota all’epoca, ed è assurdo che si sia deliberatamente ignorato questo particolare). Daniel Fonseca, centravanti urugaiano del Napoli nonché ex di turno, segna una doppietta al Sant’Elia ed esulta con il gesto dell’ombrello davanti a suoi ex tifosi. Una scelta a dir poco improvvida! Ma torniamo al 1997 e allo spareggio salvezza. Da Cagliari si imbarcano circa 20mila tifosi, ma già dall’approdo in terra campana, cominciano i primi violenti tafferugli. Non si può dire che Napoli abbia steso il tappeto rosso, ma d’altra parte i ventimila cagliaritani – giusto per usare un eufemismo – non vengono in città per ammirare il Cristo Velato di Sammartino. Dentro lo stadio il copione non cambia, anzi. I napoletani si schierano apertamente con i 3000 piacentini a seguito della squadra. Dagli spalti vola qualsiasi cosa e le due fazioni sono pronte a deflagrare in uno scontro senza precedenti. Gli agenti di polizia devono intervenire per sedare gli animi.
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Perché Cagliari vede “rosso” quando incontra il Napoli?

Accadde oggi - 15 giugno 1997: A Napoli il Cagliari perde lo spareggio per la A contro il Piacenza | Cagliari - VistanetVeniamo alla cronaca del match. Dopo sette minuti di gioco il Piacenza passa in vantaggio con un colpo di testa di Pasquale Luiso. Il centravanti partenopeo raccoglie una respinta corta di Sterchele su diagonale di Di Francesco. Il risultato si sblocca e il San Paolo esplode. Dopo il vantaggio emiliano, il Cagliari reagisce con il giusto piglio, sale in cattedra e domina letteralmente la gara. Le occasioni da gol non si contano (da registrare un Taibi in stato di grazia), ma è clamorosamente il Piacenza a trovare la rete del raddoppio. Punizione per i lupi: su una violenta conclusione di Piovani è Berretta a deviare il pallone nella sua stessa porta. Due a zero e palla a centro. Il Cagliari è sotto shock, non riesce a riprendersi. A pochi minuti dalla fine della prima frazione di gioco, l’arbitro Braschi assegna un rigore al Piacenza, ma Valtolina si fa ipnotizzare da Sterchele. Il parziale non cambia e il primo tempo si chiude sul due a zero per i ragazzi di Bortolo Mutti. Il Cagliari rientra in partita al 65esimo di gioco con Tovalieri che sfrutta il filtrante del neo-entrato Ciccio Cozza, arpiona la palla nel ventre dell’aria piacentina e batte Taibi con un perfetto tiro a incrociare che si spegne in buca d’angolo alla sinistra del portiere. Dopo la marcatura del Cobra tutto lo stadio si aspetta un Cagliari arrembante, ma più che un gol quello di Tovalieri è stato un canto del cigno. La squadra è sfiancata, ha spinto a manetta nel primo tempo e il caldo estivo di Napoli non aiuta a organizzare cuore e pensieri. La partita, insomma, è nelle mani del Piacenza che può fare melina e amministrare il risultato fino al triplice fischio finale. Ed è un gioco da ragazzi per Luiso tradurre in gol un preciso assist rasoterra dal versante mancino. Tre a uno e tutti a casa. Alle 18 e 25 del 15 giugno 1997 il Cagliari retrocede amaramente in cadetteria. Da quel giorno il colore azzurro diventerà, agli occhi dei sostenitori sardi, il drappo da corrida che imbizzarrisce il toro.

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