Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

di Claudia Vivenzio

Napoli-Roma non è stata una partita qualunque. Troppi segnali per crederla soltanto una gara valida per la nona giornata di Serie A. Il match difatti è parso costellato di segni, qualcuno anche un po’ trascendentale.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Insigne Maradona
(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Una partita costellata di segni e di segnali quella che si è giocata ieri all’ormai ufficioso stadio Diego Armando Maradona. Ed è proprio nel nome del Pibe de Oro che l’intera serata si è svolta.

Il primo segnale si è manifestato nella partita stessa: Napoli-Roma, non una qualunque. L’ultima volta che il Padre mise piede allo stadio fu nel lontano 2014 e in quell’occasione andò di scena… Napoli-Roma! In particolare la partita di ritorno delle semifinali di Coppa Italia – la squadra di Benitez poi vinse per 3-0.

Il secondo segnale si è manifestato nel Figlio. Il prescelto. Il figlio di Napoli. Il napoletano mai profeta in patria ma che, per una notte come quella di ieri, è parso come il più autorizzato a segnare nel suo nome. Il figlio, tra l’altro, l’ha fatto alla maniera del Padre: su punizione. Una pennellata perfetta che è sembrata – ai più “credenti” – quasi guidata da lassù.

Il terzo segnale si è manifestato nello Spirito Santo. È innegabile che ieri ci fosse qualcosa nell’aria. Nel “nuovo” stadio è aleggiato uno spirito particolare. Non a caso il Napoli ha maradoneggiato in campo. Ognuno ha dato il massimo. Ogni giocatore, forse forte di quel volto proiettato sul maxischermo, ha dato tutto. Anche lo slalom di Matteo Politano e il gol col mancino non sono passati inosservati.

E così, in una notte dedicata al Dio del pallone, il calcio si mischia col mistico e lascia qualche dubbio ma anche qualche brivido sulla pelle.

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