Gattuso e il suo Napoli senza identità: dopo oltre un anno di guida tecnica tanti gli interrogativi

di Gerardo Di Lorenzo
Supercoppa Juve Napoli gattuso

Gennaro Gattuso è il tecnico del Napoli da oltre un anno e anche se costa ammetterlo ad oggi, la sua squadra non ha ancora una precisa identitià di gioco. Qual è il progetto di Gattuso? Oggi, 26 gennaio è assai difficile a dirsi. Questo aspetto non può che sconfortare il tifoso più attento, molto più dei risultati che purtroppo non stanno arrivando (e che come tutti sanno sono legati anche egli episodi). Ma facciamo un passo indietro e proviamo a ripercorrere le tappe dell’esperienza napoletana di Ringhio.

Mister Gattuso è un uomo stimato da tutti, sia sotto il profilo umano che professionale. Un uomo che ci mette sempre la faccia anche quando le cose vanno male, un lottatore con grinta da vendere, un professionista indiscutibile per la sua serietà e disponibilità. Ringhio è arrivato a Napoli con l’incombenza di far rialzare una squadra oramai preda di uno spogliatoio disunito e delle lacune di gioco.

L’approccio è stato tra i migliori e la sua cura ha dato effetti quasi immediati, più mentali che tattici se proprio dobbiamo essere onesti fino in fondo. Lo scorso anno gli azzurri riuscirono a portare a termine una stagione complicata, vincendo come tutti sanno la Coppa Italia. Oltre che sulla mentalità della squadra, Ringhio ha lavorato sulla compattezza soprattutto in fase difensiva ed equilibrio a centrocampo,  convincendo ad intervenire sul mercato il patron De Laurentiis che prontamente lo ha accontentato.

Gattuso arrivato a Napoli portò nuova linfa, ma l’effetto dura poco

Rino Gattuso (Photo by Getty Images)

Sicuramente Rino ha portato a Napoli nuova verve, un’energia però che purtroppo, col passare del tempo, è andata scemando. Non si è mai visto quel gioco che tutti si aspettavano, quel gioco che lo stesso Gattuso si aspettava! Si è presentato con l’idea di sviluppare la manovra attraverso quattro difensori, tre centrocampisti e tre attaccanti; principio abbandonato o quasi subito in considerazione anche della cifra tecnica dei calciatori a disposizione, sostituendolo con quattro difensori, due centrocampisti e tre uomini dietro la punta. In fase di possesso i partenopei costruiscono la propria azione dal basso; difatti è lo stesso portiere ad avere un ruolo chiave, partecipando alle trame di gioco, agendo praticamente quasi da libero o da “regista difensivo”.

IL PROFILO DI GENNARO GATTUSO

Per quanto sia rischioso palleggiare al limite dell’area di rigore, se la squadra riesce a superare la linea di pressing degli avversari, si trova in superiorità numerica. Le fasce seguono il gioco in fase offensiva e diventano il motore dell’azione d’attacco che si conclude con tiri da fuori, con gli assist collaudati di Insigne o con incursioni in area. In fase di non possesso, Gattuso prova sempre a costringere gli avversari a giocare sulle corsie esterne, cercando di far rientrare più uomini possibili nella zona centrale e raddoppiando con gli esterni sulle fasce (Insigne e Lozano), di modo che agli avversari non resta che crossare o tirare da fuori.

Letto in questo modo, il Napoli “gattusiano” sembrerebbe perfetto, purtroppo così non è. Tutt’altro! Quella è solo un’idea di gioco rimasta sulla carta. Per rendere efficace questo calcio, c’è bisogno di velocità, precisione e di continua densità nei reparti; tuttavia è su questi punti che gli azzurri hanno varie deficienze. Troppo spesso sono prevedibili poiché il gioco si sviluppa lentamente, con idee poco chiare, così il pressing avversario mette in difficoltà.

Troppe trame di gioco sterili e poca velocità

cagliari napoli petagna

Dopo un anno di guida tecnica si registrano ancora sterili trame di gioco in orizzontale, con continue ripartenze dal portiere, producendo come risultato solo un aumento della spinta degli avversari. Oltretutto, portare avanti un gioco che dovrebbe basarsi sulla velocità, richiede un dispendio di energie molto elevato e questa difficoltà la si riscontra soprattutto quando in svantaggio; infatti l’idea è sempre quella che gli azzurri non abbiano la forza nelle gambe per rimettere in piedi la partita.

Altro problema tattico del Napoli è la sofferenza dei cross che arrivano nella zona di competenza di Mario Rui e Insigne, considerata la stazza fisica dei due calciatori. Gli avversari frequentemente cercano traversoni sul secondo palo dalla sinistra. Dunque Gattuso ha sicuramente da rivedere alcuni aspetti del suo calcio che teoricamente può portare risultati, ma che non fa i conti con le qualità tecniche e le doti fisiche dei giocatori a disposizione. Un buon mister deve essere bravo anche a snaturare il proprio credo e costruire un calcio che sia come una camicia fatta su misura ai calciatori che ha a disposizione.

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