L'attaccante danese racconta il rapporto con gli azzurri, elogia il Maradona e svela le differenze tra gli allenamenti con il club e la Nazionale
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Rasmus Hojlund, attaccante del Napoli e della Danimarca, ha risposto alle domande di otto piccoli tifosi direttamente ai canali ufficiali della Federazione danese.
Intervista Rasmus Hojlund
Di seguito uno stralcio delle sue lunghe dichiarazioni:Qual è la tua esperienza migliore con la Nazionale? "Giocare contro la Germania in un incontro ad eliminazione diretta è stato un momento piuttosto importante per me. Probabilmente è una delle mie più grande esperienze come calciatore e naturalmente anche la tripletta segnata a livello personale contro la Filanda ci ha aiutato a qualificarci per la fase finale".
Sei mai nervoso prima di una partita? "Forse sì. E penso che sia anche normale visto che si gioca davanti a così tanti tifosi, ma bisogna abituarsi sempre di già al fatto che sia normale. Succede perché perché giochiamo molto, ma il corpo si trasforma a questa sensazione. Sono nervoso di solito, ma è una bella storia perché ti rende davvero pronto per andare a giocare la partita".
Qual era il tuo club da bambino? "Ho giocato all’Horsholm ed è un club che si è evoluto parecchio rispetto a quando ero lì all’epoca. C’era davvero un bell’ambiente, mio padre è stato il mio allenatore per molti anni e mi ha spinto molto su questa strada. Poi sono andato a Brøndby, dove ho giocato per tre o quattro anni, credo. E poi al Copenhagen, dove ho fatto il debutto da professionista in prima squadra".
Com’è quando sei in panchina e la tua squadra sta perdendo? Quando non puoi fare qualcosa… "È una sensazione fastidiosa, non credo ci siano calciatori che vorrebbero sedersi in panchina, ma purtroppo in campo ci vanno solo undici calciatori e non è una decisione personale. C’è un allenatore che decide se giochi o meno e se sei seduto in panchina non puoi semplicemente andare a toccare l’allenatore sulla spalla e dirgli ‘Perché non sono in campo?’. Bisogna sperare di avere una forte influenza sull’allenatore e che lui ti guardi con fiducia. Puoi essere davvero bravo in allenamento e mostrare il meglio di te stesso, tra i calciatori e l’allenatore deve esserci un certo rispetto, perché è lui che decide, è lui che ha un ruolo cruciale. Se ti senti tratta ingiustamente va bene andare a chiedere una spiegazione all’allenatore (rivolgendosi ad un bambino che gli ha posto la domanda, ndr)".
Quali sensazioni hai provato al debutto in Nazionale? "È stata una sensazione davvero fantastica per me, è andata benissimo. L’Atalanta mi voleva, mi ha comprato e dopo un paio di partite con loro ho segnato un gol e fatto un assist. E poi semplicemente il CT mi ha chiamato all’improvviso e mi ha chiesto se volevo unirmi alla Nazionale danese per le partite di Nations League contro la Croazia e la Francia. È stato surreale essere insieme a Christian Eriksen e a tutti i miei più grandi idoli, essere loro compagno di squadra. È stata una esperienza entusiasmante".
Poi ha aggiunto: "C’è differenza tra giocare in Nazionale e nel club. Ho un amore enorme per la Danimarca e per la Nazionale danese, auguro sempre il meglio alla squadra anche se magari non faccio parte di essa e spero sempre che vincano perché io sono danese, spero vada sempre tutto bene. Quando gioco per una squadra di club, invece, vorrei giocare sempre perché dopotutto io gioco a calcio anche per raggiungere il successo personale".
Cosa fai quando ti arrabbi in campo? "Sto cercando di calmarmi un po’ perché ho un grande temperamento quando gioco. Potrebbe trasformarsi in qualcosa di positivo quando gioco perché magari mi dà dei punti extra per quanto riguarda la parte fisica. Altrimenti faccio un respiro profondo e trovo la pace".
Qual è lo stadio più bello in cui hai giocato? "Ne ho provati molti fantastici, non lo so. Probabilmente è Old Trafford o lo stadio Maradona, dove gioco attualmente. San Siro è figo, anche lo stadio del Bayern Monaco".
Come ti senti se becchi un cartellino rosso? "Non ho ancora mai preso un rosso, quindi non lo so. Ma penso che se ricevi un rosso sia fastidioso e che si provi un po’ di dolore, senti la responsabilità. Non sai una bella sensazione".
In quale club preferisci giocare? "Napoli!".
Che differenze ci sono tra l’allenamento con il Napoli e quello con la Danimarca? "C’è una grande differenza. Ci sono vantaggi e svantaggi in entrambi i casi. A Napoli c’è anche la barriere linguistica, noi parliamo in italiano quando ci alleniamo e poi fa molto caldo in Italia, una cosa che qui non c’è. Poi c’è l’aspetto tattico e tutto il resto che cambia tra i vari allenatori, è diverso. Ma direi che queste sono le differenze più significative".
Cosa saresti stato se non fossi diventato un calciatore? "Probabilmente un muratore, come mio padre".
Qual è la maglietta più bella che hai ricevuto in uno scambio? "Ne ho una di Cristiano Ronaldo, ma l’ho presa tramite un compagno di squadra. Se te ne devo dire altre ti dico Toni Kroos e Luka Modric".
Qual è il miglior giocatore che hai mai affrontato? "Direi Cristiano Ronaldo. Contro di me non ha domincato, ma uno che ci ha veramente fregati è stato Palmer, segnò tre gol contro di noi (ai tempi del Manchester United, ndr)".
Qual è stato il miglior gol segnato? "Ne ho segnati parecchi, ne ricordo uno di quest’anno di testa. Ma ce ne sono tanti in realtà".
E ha proseguito: "Spesso sono tornato all’Horsholm, ho firmato autografi. Non è una tradizione, ma è capitato di giocare con i ragazzi e le ragazzi più piccole. Dovrò sempre dire grazie a quel club per quello che mi ha dato".
Chi è il tuo più grande idolo? "Cristiano Ronaldo! Mi piace la sua mentalità, è fantastico".
Sulla Nazionale ha aggiunto: "Mi piacerebbe vincere qualcosa con la Danimarca, che si tratti degli Europei, dei Mondiali o della Nations League. Vorrei sollevare un trofeo con la Danimarca".
Cosa ti piace mangiare dopo una partita di calcio? "Non c’è qualcosa di preciso, a volte un toast, a volte uova e a volte pasta. Mi serve qualcosa da buttare giù dopo una partita perché ho sempre molta fame".
Cosa fai prima di una partita? "Guardo YouTube e cose cos’. Mangio del buon cibo, cerco di schiarirmi un po’ le idee. È come entrare in uno stato di trance, faccio un pisolino. Questo è il mio modo di fare, dormo un’ora, un’ora e mezza e dopo sono completamente immerso dentro la partita e mi concentro per essere pronto per giocare a calcio".
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