Tre esempi di ‘narrazione tossica’ che bisogna isolare per il bene del Napoli

Hysaj, Osimhen e Politano avrebbero davvero cambiato le sorti di Juve-Napoli? Camp Nou (scorsa stagione), San Siro e Mapei (Supercoppa) evidenziano il vero limite del Napoli su cui lavorare

di Giovanni Ibello
Gattuso

Il Napoli perde dopo sei turni giocati ad altissimo livello e Gattuso, com’era prevedibile, torna a essere uno degli argomenti più dibattuti sui social. Non è un caso infatti che nel post partita di Juve-Napoli, il tecnico calabrese fosse nei trend topic di Twitter. Alcuni tifosi (fortunatamente una minoranza) sono talmente umorali che è francamente difficile prevedere mosse e pensieri. Prima del match recentemente passato agli archivi, la narrazione social verteva su questo semplice concetto: De Laurentiis deve fare tutto il possibile per convincere Gattuso a restare sulla panchina azzurra. Dopo la sconfitta dell’Allianz, la situazione si è ribaltata.

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Gattuso torna sul banco degli imputati: ma basta con questa narrazione tossica!

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C’è addirittura chi chiede la sua testa sostenendo che con “un simile somaro la Champions è un miraggio”. Che sciocchezze. Ma proviamo a entrare nello specifico e analizziamo i motivi per cui si sta polemizzando tanto contro il tecnico partenopeo. C’è chi scrive, senza pudore, che Gattuso ha sbagliato a schierare Hysaj al posto di Mario Rui. Questa, lasciatecelo dire senza alcuna sicumera, è la classica situazione in cui l’assente ha sempre ragione (fermo restando che il Napoli  in sede di mercato potrebbe davvero essere rafforzato sugli esterni di difesa).

È assurdo pensare che dopo una serie di prestazioni positive offerte dall’albanese, Mario Rui potesse fare davvero la differenza (cosa che ahinoi è successa raramente). L’altro ieri, nel salottino di Sportitalia, alcuni giornalisti – Valentina Ballarini su tutti – criticavano la scelta di schierare Mertens in luogo di Osimhen. Secondo il parere di chi scrive è assurdo ritenere che tale critica possa corrispondere a verità, e sono tanti i motivi. In primo luogo è sempre facile parlare col senno di poi, ma non è solo questo. In teoria sarebbero tante le cose da dire, proviamo però a essere brevi ed essenziali.

Non è necessario seguire assiduamente il Napoli per dare un occhio ai numeri degli attaccanti partenopei. Dries Mertens non sarà all’apice della carriera, ma ha segnato tre gol nelle ultime due. Inoltre, parliamo di un giocatore che con le dovute proporzioni, al pari di Ibrahimovic riesce a dare carisma e convinzione all’intero gruppo (requisito fondamentale in un match di cartello). Impossibile tenerlo fuori.

“Hysaj e Lozano non dovevano giocare”, un copione che si ripete: l’assente ha sempre ragione… ma sarà vero?

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Infine c’è anche chi sostiene che Politano doveva scendere in campo al posto di Lozano. L’ex Inter è noto per essere uno dei più forti impact player d’Europa, eppure ieri, pur subentrando nella ripresa, non è riuscito a incidere. E allora è proprio il caso di dire che, fatto salvo il diritto di ciascuno di esprimere la propria opinione, tante critiche sembrano pretestuose e legate ad argomentazioni che hanno poco a che vedere con lo studio del calcio.

E allora perché il Napoli ha perso a Torino?

Se il Napoli ha perso non è tanto per motivazioni tattiche (del resto Pirlo ha ampiamente dimostrato di non essere uno stratega) ma mentali. Una delle principali lacune di questa squadra, e non da ieri, sta proprio nell’approccio psicologico e nella convinzione di fare bene. In altre parole, si è ripetuto il copione di Barcellona (ritorno della scorsa Champions), San Siro (match dominato e perso contro l’Inter) e di Supercoppa. Tre circostanze in cui si poteva “ferire a morte” l’avversario, ma purtroppo il timore reverenziale ha preso il sopravvento.

A cura di Giovanni Ibello

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