Ferlaino: “Maradona si preoccupa della gente meno fortunata, non era attaccato ai soldi”

Ferlaino: “Maradona si preoccupa della gente meno fortunata, non era attaccato ai soldi”

di Armando Inneguale, @ArmInne28
Ferlaino

Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Libero. Di seguito le sue dichiarazioni.

LE PAROLE DI FERLAINO

Ferlaino

“Si possono comprare buoni giocatori, sostituirli per incrementare il livello, ma senza un fuoriclasse non si può vincere lo scudetto. Noi fummo fortunati, prendemmo uno dei giocatori più forti del mondo. Ronaldo? Ma quanti anni ha il portoghese? Se fosse arrivato più giovane… I tifosi si devono accontentare e goderselo”

Sull’emergenza Coronavirus e la ripresa dei campionati“Si deve capire quanto dura l’epidemia. Penso che i campionati vadano giocati a ogni costo, ma sarà tutto diverso. Si ripartirà da zero, senza pubblico che per molte squadre è fondamentale”. 

Su Diego Armando Maradona: “Diego è il giocatore meno interessato ai soldi che io abbia mai conosciuto, anche perché li guadagnava con grande facilità (ride, ndr). Avrebbe donato parte del suo stipendio alla gente malata. L’addio di Bianchi al Napoli? Bianchi era molto severo, i giocatori non ne potevano più. Nel calcio bisogna essere rigidi, ma entro certi limiti. Firmò un contratto con la Roma, senza avvisarmi: la cosa mi indispettì molto, lui rimase fermo un anno. Bigon capiva le esigenze dei calciatori, era adatto a quel Napoli. L’esonero di Ancelotti? Bisognerebbe essere nello spogliatoio per saperlo. Da quello che leggo, né Ancelotti né De Laurentiis erano molto popolari nel gruppo”.

L’episodio della monetina contro Alemao, che fruttò l’aggancio al Milan, poi sorpassato? È molto semplice, all’epoca c’era un regolamento: l’Atalanta doveva perdere la partita a tavolino. La monetina fece uscire il sangue dalla testa di Alemao: non era una gran ferita, ma il giocatore rimase traumatizzato. Van Basten parla di furto? Non rispondo mai ai giocatori, che per me rimangono tali per tutta la vita. Alcuni diventano bravi allenatori, ma sono pochissimi”. 

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