ESCLUSIVA – Il calcio che diventa violenza e paura. Il racconto del tifoso aggredito all’Olimpico

ESCLUSIVA – Il calcio che diventa violenza e paura. Il racconto del tifoso aggredito all’Olimpico

ESCLUSIVA – Il calcio che diventa violenza e paura. Il racconto del tifoso aggredito all’Olimpico

di Redazione

Cos’è il calcio? Il calcio è fede, passione e amore verso una squadra, è unione familiare con tutti coloro che amano i tuoi stessi colori. Spesso si gioisce per la vittoria di titoli o di semplici partite, o ci si dispera per partite storte, per le sconfitte. Ma il calcio è uno sport, e come tale deve essere interpretato, da tutti, tifosi e addetti ai lavori. La bellezza del calcio, molte volte, è rappresentata anche dal tifo, dagli stadi gremiti di amanti del pallone, dai cori inventati dagli ultras che fanno cantare migliaia di persone. Il calcio, però, ha anche un lato brutto, macabro, rappresentato dalla violenza, dall’odio, dal razzismo. Frequentemente si raccontano episodi violenti, di scontri tra ultras, di tafferugli tra tifosi e forze dell’ordine, qualche volta, disgraziatamente, si è raccontato anche di morte, come accaduto, pochi anni fa, per Ciro Esposito, tifoso del Napoli ammazzato da un ultras romanista a colpi di pistola.

Pochi giorni fa il Napoli era all’Olimpico di Roma, per disputare la quinta gara di campionato contro la Lazio: al seguito degli azzurri c’erano tantissimi tifosi del Napoli. Tutto tranquillo, tutto divertente, i tifosi gioiscono per la vittoria del Napoli, per i quattro gol rifilati alla Lazio. Anche all’esterno dello stadio è tutto apparentemente tranquillo, tutto calmo, tranne che per due tifosi del Napoli che, senza alcun motivo e senza nemmeno accorgersene, all’improvviso, sono stati aggrediti. Attimi di paura e di dolore che Antonio Bene, uno dei due tifosi napoletani aggrediti, ha raccontato, in esclusiva ai nostri microfoni:

Prima della partita era tutto tranquillo, siamo arrivati verso le otto allo stadio, tutto molto fluido, non è successo niente. Durante la partita i classici cori contro il Vesuvio, ma noi rispondevamo a tono. Sono sfotto’ normali di una partita di calcio, poi purtroppo all’esterno è successo quello che non doveva succedere:

Una volta finita la partita ci hanno fatto attendere circa un’ora nello stadio prima di farci uscire, perché eravamo nel settore ospiti. Una volta usciti siamo andati verso la macchina, che era a circa 1,5 km dallo stadio, vicino la Questura della Polizia. Arrivati a circa 100 metri dalla macchina, sulla destra vediamo dei ragazzi che iniziano ad urlarci, ironicamente “Forza Napoli, forza Napoli”. Non si capiva se romanisti o laziali perché non avevano vessilli di una squadra o dell’altra, ma erano palesemente romani. Io e il mio amico abbassiamo la testa perché capiamo che non sono napoletani e andiamo verso la macchina. Ad un certo punto io mi giro perché loro, ironicamente, continuano a dire “dai napoletani, abbiamo vinto, abbiamo vinto”. Erano sette o otto di loro, all’improvviso cominciano a correre verso di noi, uno di questi mi dà un cazzotto in faccia: erano tutti vestiti di nero, avevano cinte, caschi, con sciarpe che coprivano il viso e guanti bombati, da pugile. Erano in giro con l’intenzione di fare a botte con qualcuno.

Fortunatamente non sono caduto, se fossi caduto, mi sarei fatto molto più male perché avrebbero inveito più persone contro di me. Il mio amico sul braccio ha un ematoma perché gli hanno lanciato delle pietre mentre correva. Noi non avevamo né sciarpe né magliette del Napoli. Tutto è successo a pochi metri dalla mia auto, per fortuna non hanno capito che era la mia, altrimenti avrebbero distrutto la macchina. Siamo scappati, correndo abbiamo incontrato la Polizia che ci ha scortati in Questura: volevano farmi denunciare solo se in possesso di segni distintivi come tatuaggi o segni particolari poiché avevano delle foto segnaletiche che volevano farmi vedere ma io ho detto di no perché non potevo riconoscerli, quindi non ho potuto denunciare nessuno“.

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REDAZIONE – Salvatore Amoroso.

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