Il belga deve iniziare ad essere campione vero anche a Napoli

Kevin De Bruyne sembrava essere il colpo perfetto per il Napoli. Un campione che aveva vinto praticamente tutto in carriera, ma che aveva ancora voglia di essere protagonista. Un fuoriclasse capace di portare leadership ed esperienza internazionale in una squadra che voleva affermarsi definitivamente tra le grandi del calcio europeo. Eppure, oggi, il belga rischia di trasformarsi in una delle più grandi delusioni della storia azzurra.

Un De Bruyne mai davvero decisivo

Attenzione: nessuno mette in dubbio la grandezza di un fuoriclasse che, quando decide di accendersi, è uno spettacolo per gli occhi. Le sue giocate sono talmente illuminate da farci chiedere come sia possibile che lui e altri calciatori condividano lo stesso campo, e persino lo stesso sport. Il problema, però, è che di giornate così Kevin ne ha vissute troppo poche da quando è arrivato a Napoli. E la sua avventura rischia di essere ricordata più per le parole e i gesti di insofferenza in campo che per le giocate che un campione del suo calibro dovrebbe regalare.
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La scorsa stagione De Bruyne non ha mai dato la sensazione di essere davvero entrato fino in fondo nel progetto Napoli. Ha offerto alcune prestazioni di buon livello, prima che l'infortunio condizionasse pesantemente la sua annata, ma non è mai sembrato quel leader capace di fare la differenza nei momenti decisivi. Spesso lo si è visto protestare con i compagni, fino ad arrivare alle parole rivolte a Conte prima del Mondiale. Il belga criticò l'ex tecnico azzurro, sostenendo che il suo gioco non fosse nelle sue corde e non gli permettesse di divertirsi. Dichiarazioni che fecero rumore, soprattutto dopo una stagione in cui il Napoli aveva cercato di metterlo al centro del progetto, mentre l'infortunio lo aveva costretto a trascorrere gran parte del tempo lontano dal campo, in Belgio.

Con la nuova stagione è sembrato poter cominciare un capitolo diverso. Il primo De Bruyne dell'era Allegri aveva dato l'impressione di voler finalmente prendersi il Napoli e conquistare i suoi tifosi. Il primo incontro con il nuovo allenatore, in occasione del Centenario, aveva regalato un'immagine inedita: Kevin che si cimentava con il napoletano, mostrando un sorriso raramente visto prima, accompagnato da dichiarazioni nelle quali raccontava di divertirsi. Poi il gol contro il Genoa e la determinazione mostrata al suo ingresso in campo avevano alimentato la speranza di una svolta. Sono arrivate, però, anche alcune prestazioni opache, soprattutto contro la Fiorentina, prima dell'exploit con il Belgio e della grande prova contro il Frosinone. In quella partita, finalmente, tutti sembravano essersi convinti: «Ecco, questo è King Kevin. Questo è il centrocampista che per anni ha incantato il mondo del calcio». A contribuire alla prestazione c'era stata anche l'intuizione tattica di affiancarlo a Lobotka, una soluzione pensata per valorizzarne le qualità e gestirne meglio le energie. Ma, a quanto pare, questo ruolo non sarebbe stato gradito al belga, che lo avrebbe fatto presente ad Allegri, il quale aveva scherzato sull'argomento nel post partita contro il Frosinone.

De Bruyne e l'indifferenza nei confronti di Allegri

Poi, però, il sorriso del tecnico sembra essersi trasformato in rabbia. Martedì, contro il Villarreal, De Bruyne avrebbe messo in discussione l'autorità del proprio allenatore con un atteggiamento che ha fatto discutere. Per tutto il primo tempo Allegri lo ha richiamato a gran voce. Il belga, però, non avrebbe mostrato la disponibilità di ascoltare le indicazioni del tecnico. In un momento della gara, inoltre, ha quasi mandato a quel paese Allegri. Un comportamento che un calciatore del suo peso e della sua esperienza non dovrebbe permettersi, soprattutto se sommato alle manifestazioni di insofferenza nei confronti dei compagni. Certo, gli altri azzurri non hanno necessariamente la sua tecnica sopraffina né una bacheca ricca quanto la sua. Ma sono calciatori che hanno macinato chilometri con questa maglia, che condividono con lui lo spogliatoio e che dovrebbero essere i primi alleati nella ricerca di un obiettivo comune. Perché il talento individuale conta, ma non può diventare un alibi per sottrarsi alle responsabilità.

Probabilmente Allegri è stato fin troppo "signore" nel cercare di spegnere la polemica, evitando di alimentare ulteriori tensioni. De Bruyne dovrebbe fermarsi un momento e fare i conti con se stesso. Forse è arrivato il momento di ampliare i propri orizzonti calcistici: le sue qualità sono indiscutibili, ma oggi al Napoli serve qualcosa in più. Serve, soprattutto, rispetto per chi guida la squadra. Allegri non sarà Guardiola, ma nella sua carriera ha allenato campioni del calibro di Cristiano Ronaldo e ha dimostrato di saper gestire personalità importanti, oltre ad avere anche un curriculum di vittorie non sottovalutabile. Perché, se De Bruyne vuole continuare a essere la prima donna, deve dimostrare di saperlo fare fino in fondo: caricarsi la squadra sulle spalle, trascinarla nei momenti difficili e contribuire concretamente a portarla alla vittoria. Altrimenti, il rischio è che resti soltanto una stella abituata a brillare di luce propria, più interessata a salire su un piedistallo che a mettersi al servizio della squadra.

Da Conte ad Allegri, il problema sono sempre gli altri?

Conte era un problema, Allegri rischia di diventarlo. Ma quando arriverà il momento di guardarsi dentro e chiedersi se si sta davvero dando il cento per cento?

Caro Kevin, è arrivato il momento di rimboccarti le maniche e dimostrare che hai ancora tanto da dare. Non bastano il curriculum, i trofei e le giocate che ti hanno reso uno dei centrocampisti più forti della tua generazione. A Napoli servono presenza, sacrificio e leadership. Serve un campione capace di fare la differenza, dentro e fuori dal campo.

Altrimenti, il rischio è che la storia tra te e Napoli finisca per raccontare una delusione: forse Napoli non è la piazza giusta per te, oppure sei tu a non aver ancora dimostrato di essere l'uomo giusto per Napoli.

A cura di Sara Ghezzi

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