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Il classico “ecco cosa saremmo potuti essere” che forse fa ancora più male

Mattia Fele

Il Napoli ha danzato sul Sassuolo per 90 minuti e ha centrato l'obiettivo Champions. Le crepe restano, i rimpianti crescono nonostante il Sassuolo sia l'avversario perfetto per chi è affamato. Ma contestare rosa e club... anche no

In un clima difficile - ingeneroso ma prevedibile conoscendo la "cultura" Ultras - il Napoli disputa un'ottima partita, di coraggio e sostanza contro il Sassuolo di Dionisi. Il Maradona canta poco (e sbaglia) ma assiste ad un dominio fatto di tecnica, equilibrio, preparazione e unione. Ancora di più si mastica amaro per quello che sarebbe potuto essere, dato che con i soli punti di Empoli e Roma si sarebbe ora in vetta alla Serie A.

Cosa c'era nella cena?

La scelta di Spalletti è coraggiosa dapprincipio: Mertens dietro Osimhen con Lozano e Insigne di fianco, un 4-2-3-1 che non lascia spazio a Zielinski e fa pensare al primo Napoli di Gattuso (quello che batté l'Atalanta per 4-1, ndr). Tutti dentro e inizia la danza, con la squadra di casa impegnata a tenere il possesso il più possibile contro un Sassuolo (anch'esso offensivo) che prova a fare lo stesso. Interessante il ritorno di Djuricic (poi sostituito ndr) quanto la posizione di Raspadori, che svaria fuori dall'area per poi diventare pericoloso negli scambi centrali.

Il primo tempo è però un'esibizione del Napoli: pressing asfissiante (come nei primi 30' con la Roma) e organizzato, giocate verticali e dominio totale del gioco. Su queste basi si innescano i primi gol azzurri: di testa Koulibaly al 7' e Osimhen al 15' indirizzano la faccenda. Ma c'è una luce nella trequarti che brilla più di altre ed ha il 14 sulla schiena: è Mertens che fa sfibrare centrocampisti e difensori zompettando tra le linee come un'elegante cavalletta: parte ancora da lui il 3-0, con un recupero-palla senza fallo poderoso dopo una corsa di 30 metri. Così Osimhen largo dà assist a Lozano: al 19' ci sono già tre gol di vantaggio, un solco. Non è tutto: Dries conosce i compagni e conosce il calcio come pochi in Europa. Al 21' si appaia a Mario Rui, servito da Fabian Ruiz, aspetta il suo solito passaggio morbido e punisce Consigli sul primo palo con uno dei suoi gol classici. 4-0.Siamo al 147esimo di cui almeno 100 sono capolavori assoluti. Per il restante tempo la squadra controlla, mentre il Sassuolo inserisce Henrique e tira una volta sola con Scamacca.

Il secondo tempo

Il secondo tempo si apre con due cambi per Dionisi: dentro Defrel e Ayhan per Scamacca e Chiriches. I neroverdi tentano di tenere maggiormente il possesso palla per creare qualche imbarazzo in una difesa del Napoli perfetta, con un Di Lorenzo che dimostra sempre di più un'interpretazione moderna del ruolo di terzino a volte scalando in posizione di centrocampista centrale. Tutte parole e fumo inutile finché esiste in campo Dries Mertens, vero catalizzatore di azioni in una squadra che domina una partita: così è 5-0 al 54' ancora con il belga, che ha prima indotto l'azione dei compagni con un movimento ad uscire e poi è andato a chiudere lo scambio in area con Fabian Ruiz. Sono 148. Nel frattempo altri 25 minuti di dominio e palleggio da parte del Napoli, con il Sassuolo mai realmente pericoloso se non in una piccola occasione con Frattesi.

Spalletti fa turnover e lancia Demme, Elmas, Ghoulam, Zanoli e Politano (ha lasciato Mertens in campo! ndr) Sugli sviluppi di un calcio d'angolo ecco che Demme inventa per Politano, che va dietro da Amir Rrahmani. Dischetto, centro dell'area: è 6-0 all'80'. Per il kosovaro è il quarto gol in un campionato dove ha giganteggiato per 30 partite. All'88' accorcia le distanze il Sassuolo con Lopez, ma la gara termina con una sensazione di dolceamaro tipica dell'ultimo giorno di vacanze, quando il mare è piatto e limpido e tu devi ripartire tra qualche ora per tornare al grigiore di città.

Si divide ora e qui il tifo, tra chi esalterà la forza della squadra e chi rimpiangerà ciò che non è potuto essere. Ci vorrà - ancora e sempre - dell'equilibrio in più: questo Napoli è una squadra forte, che ha mostrato fragilità ambientali, tecniche e di mentalità vincente nei momenti che avrebbero potuto rendere questi ragazzi immortali. È successo altro, ma chi ama il calcio non può non far plauso a questa rosa. E il rancore è sempre un veleno che si ingerisce sperando che a morire sia un altro. Lo diceva William Shakespeare.