Mercato e responsabilità: Conte, Allegri e il confine tra scelte condivise e imposte
Condividere le scelte di mercato è una cosa, imporle è tutt’altra. È proprio su questa distinzione che si sviluppa l’analisi di Manuel Parlato, che ripercorre le ultime sessioni di mercato del Napoli mettendo a confronto le gestioni di Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Un tema che torna d’attualità quando si prova a individuare le responsabilità per le difficoltà della squadra e per una rosa che, negli ultimi mesi, sta dimostrando lacune e difficoltà. Per comprendere il peso delle decisioni prese dal club e dagli allenatori bisogna tornare all’estate del 2024, quando Conte si presentò per la prima volta ai tifosi azzurri a Palazzo Reale. In quella conferenza stampa il tecnico fu molto chiaro sul futuro di Kvaratskhelia e Di Lorenzo: «Kvara e Di Lorenzo non si muovono da Napoli». Diverso, invece, il discorso relativo a Osimhen, sul quale dichiarò: «Non posso fare nulla perché la società ha già deciso, ancor prima del mio arrivo». Due situazioni che raccontano già quanto potessero essere differenti i margini di intervento dell’allenatore. Conte riuscì a incidere su alcune decisioni, facendo valere le proprie richieste, ma non ebbe voce in capitolo su tutte le operazioni.
SSC Napoli v AC Milan - Serie A
Il primo mercato di Conte: da Lukaku a McTominay, le intuizioni decisive
La permanenza di Di Lorenzo si è rivelata fondamentale. In quel periodo il capitano era finito al centro di una frattura con una parte dell’ambiente e il suo futuro sembrava lontano da Napoli, con la Juventus accostata al giocatore. Conte intervenne direttamente, contribuendo a ricucire il rapporto e a trattenere il difensore. Una scelta che, alla luce di quanto sarebbe successo, ha assunto un significato ancora maggiore: Di Lorenzo ha poi alzato al cielo il quarto scudetto della storia azzurra. Quella stessa estate il Napoli decise di rinunciare a Osimhen e puntò su Romelu Lukaku, centravanti fortemente voluto da Conte. Il belga si è rivelato un riferimento fondamentale nella corsa al tricolore, grazie al contributo tra gol e assist. Una scommessa che ha dato i suoi frutti. Lo stesso discorso vale per Scott McTominay, arrivato dal Manchester United in un momento in cui non era considerato un titolare imprescindibile. Lo scozzese è diventato uno dei protagonisti assoluti della stagione e un elemento determinante per la conquista dello scudetto. A completare il quadro ci sono stati gli innesti di David Neres e Billy Gilmour, arrivati in una squadra che aveva bisogno di ritrovare identità e ambizioni dopo il deludente decimo posto. Il contesto, infatti, non era semplice: Rrahmani e Juan Jesus erano reduci da una stagione complicata, Lobotka e Anguissa sembravano poter lasciare Napoli, Di Lorenzo era contestato e il gruppo appariva lontano dai fasti dello scudetto precedente. In questo scenario, le scelte di Conte e della società hanno contribuito a ricostruire una squadra vincente.Kvaratskhelia e Okafor: quando la decisione arriva dal club
Non tutte le operazioni, però, possono essere considerate condivise. La cessione di Kvaratskhelia al Paris Saint-Germain per circa 75 milioni di euro rappresenta uno degli esempi più evidenti. Il Napoli era in testa al campionato e privarsi del proprio giocatore più rappresentativo a gennaio non poteva essere una scelta semplice da accettare per l'allenatore. Secondo la ricostruzione di Parlato, si trattò di una decisione riconducibile soprattutto alla volontà del club, che avrebbe ritenuto necessario procedere con la cessione. A rendere ancora più delicata la situazione fu la ricerca del sostituto. Il Napoli trattò diversi profili, da Garnacho ad Adeyemi, prima di arrivare a Noah Okafor. Un epilogo che, anche attraverso le ironie di quei giorni, lasciò più di qualche interrogativo sulla strategia seguita.Il secondo mercato: circa 200 milioni di incassi e acquisti tra club e allenatore
Il discorso diventa ancora più articolato nella stagione successiva. Dalle cessioni di Kvaratskhelia e Osimhen il Napoli ha incassato cifre importanti, a cui si sono aggiunti gli introiti derivanti dalle partenze di Raspadori e Simeone. Il totale delle entrate, secondo i conteggi riportati da Parlato, si avvicina ai 200 milioni di euro. Gli acquisti di Beukema, Lang, Lucca, Marianucci, Giovane e Alisson Santos sono arrivati attraverso percorsi differenti, tra indicazioni tecniche e decisioni societarie. Non tutti, però, erano i primi nomi nella lista degli obiettivi. Prima di Beukema e Lang erano stati valutati altri profili, mentre per l'attacco erano circolati nomi come Darwin Núñez e Moise Kean. Anche Ndoye era stato un obiettivo concreto, ma la valutazione economica aveva rappresentato un ostacolo. Il concetto di scelta condivisa, dunque, va interpretato correttamente: il club individua e propone delle alternative, l'allenatore le valuta e decide se ritenerle funzionali al progetto. Ma questo non significa necessariamente che ogni giocatore arrivato fosse la prima scelta del tecnico. Anche l'infortunio di Lukaku ha modificato i piani. L'arrivo di Elmas e il successivo cambio di modulo per far convivere i cosiddetti Fab Four sono stati parte di un percorso di adattamento alle nuove esigenze della squadra.Non mancano poi alcune decisioni societarie che meritano una riflessione. Marianucci, ad esempio, ha ricevuto un rinnovo contrattuale pur non essendo ancora un titolare, mentre Di Lorenzo e Politano hanno ottenuto prolungamenti importanti. Una strategia che sembra discostarsi dalla tradizionale attenzione del Napoli per lo scouting e la valorizzazione dei giovani. In questo quadro, il rinnovo di Vergara rappresenta invece un investimento sul talento cresciuto nel settore giovanile, già arrivato fino alla Nazionale. Secondo la ricostruzione di Parlato, anche gli arrivi di Giovane e Alisson Santos nel mercato di gennaio non sarebbero stati il risultato di una piena condivisione con l'allenatore.
Con Allegri cambia tutto? Il mercato e una rosa da ricostruire
Con l'arrivo di Allegri si apre un nuovo capitolo. L'ultimo mercato è stato avallato dal tecnico, che avrebbe comunque desiderato almeno un paio di rinforzi ulteriori, tra cui Gila e Gabriel Jesus. Il problema, però, riguarda anche le uscite e il valore complessivo della rosa. La partenza di Gutiérrez, dopo appena una stagione e dopo aver mostrato segnali positivi, ha privato il Napoli di un elemento che aveva dato risposte immediate. A questa si è aggiunta quella di Elmas, centrocampista capace di ricoprire diversi ruoli e di garantire duttilità e affidabilità. Due addii che, secondo questa lettura, hanno contribuito a ridurre le alternative a disposizione dell'allenatore.Il nodo degli infortuni: perché il problema continua?
C'è poi un altro tema che attraversa le ultime due stagioni: quello degli infortuni. Nel campionato precedente, quando il Napoli era guidato da Conte, una delle critiche più frequenti riguardava la preparazione atletica e la gestione dei carichi di lavoro. Nonostante una lunga serie di problemi fisici, arrivata secondo i dati citati da Parlato a quota 43 infortuni, gli azzurri riuscirono a conquistare il secondo posto e la Supercoppa, oltre a competere fino alla fine per il vertice. Adesso, però, la situazione continua a riproporsi. E questo apre una domanda inevitabile: come si spiega il perdurare degli infortuni dopo il cambio di allenatore, di metodologia di preparazione, di responsabile dello staff medico e di preparatori atletici? Attribuire ogni problema a un singolo allenatore o a una specifica metodologia rischia di essere una lettura troppo semplicistica. La continuità degli stop fisici impone un'analisi più ampia, che coinvolga tutte le componenti responsabili della gestione della rosa.Il punto, in definitiva, è proprio questo: non tutte le scelte di mercato sono state condivise, non tutte sono state imposte e non tutte le responsabilità possono ricadere esclusivamente sull'allenatore di turno. Per giudicare il lavoro di Conte e Allegri bisogna distinguere le richieste tecniche dalle strategie societarie, gli acquisti realmente voluti dalle alternative accettate e le difficoltà di campo dai problemi strutturali. È una distinzione fondamentale per capire davvero cosa stia succedendo al Napoli.
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