Arbitri, i nostri direttori di gara sono degli “irregolari”

Sono scesi in campo fino ad oggi senza contratto

di Redazione

azzesco. Clamoroso. Talmente incredibile, assurdo, da sperare che non sia vero. Ed invece non è così. Gli arbitri italiani sono degli “irregolari”. Lavorativamente parlando. Sono scesi in campo fino ad oggi (8ª giornata, 79 partite disputate in attesa del recupero di Milan-Genoa) senza contratto, che la Federcalcio (firmati dal dg Michele Uva) ha provveduto a recapitare in via Campania in tempi non sospetti. Un bel rischio, anche dal semplice punto di vista civile (domanda: si fosse fatto male qualcuno?). Ma la questione non è questa. Gli arbitri hanno sempre iniziato la stagione senza il “rinnovo” del legame che hanno con l’Aia (e dunque con la Federcalcio). Di solito, la firma sui due contratti (uno per la quota fissa, diciamo diritto d’immagine, l’altro per i “gettoni” relativi alle gare che vanno ad arbitrare) arrivava sempre a stagione avviata. Un paio di giornate al massimo, forse tre. Per capirci, il primo raduno a Coverciano post inizio della serie A era l’occasione per formalizzare gli accordi.

Quest’anno, invece, ancora non è così. Siamo arrivati all’8ª giornata e ancora nulla. Motivo? Una clausola anti-causa, relativa solo al contratto dei “gettoni” per le gare, per evitare domani quello che sta avvenendo oggi (Gavillucci, nuova udienza al Tribunale Federale Nazionale il 26 ottobre: comparirà sicuramente anche Pairetto, possibile anche Pasqua e Manganiello, ma potrebbero essere citati tutti gli arbitri appartenenti alla CAN A, lo sceglieranno i giudici della corte) o che è avvenuto ieri (caso Greco, ad esempio). Insomma, volete arbitrare? Bene, allora firmate questa rinuncia. Una cosa che, messa così, sfiora l’anticostituzionalità. E che sarebbe impugnabile davanti a qualsiasi giudice del lavoro.

Ma come funzionano i contratti degli arbitri? Perché è vero che un internazionale può raggiungere anche cifre consistenti (250/300 mila euro all’anno) ma bisogna sempre tener presente che sono i meno pagati in un mondo di milionari e che le loro carriere, ad alti livelli (e dunque ad alti guadagni) sono comunque brevi. I contratti sono in pratica dei Co.Co.Co. che hanno scadenza un anno. Cioè, vengono rinnovati ad ogni inizio di campionato, ovviamente dipende se l’arbitro in questione è stato confermato in ruolo o no. I contratti non hanno alcun “onere previdenziale”. Non ci sono ferie, non c’è copertura INAL, non c’è neanche il TFR, non essendoci alcun accantonamento. Il che rende necessario essere oculati durante l’attività, soprattutto per chi non ha un lavoro alternativo che possa garantirgli lo stipendio una volta finito d’arbitrare.

Gli arbitri percepiscono un “fisso” che viene erogato in tre tranche (solitamente novembre, marzo, giugno) con partita IVA, dietro presentazione di fattura. Ovviamente, questa quota varia a seconda del “grado” (internazionale o non internazionale) e dell’anzianità (numero di gare dirette in serie A), andando dagli 80mila euro degli arbitri FIFA fino ai 45mila per chi arriva in A stabilmente per il primo anno. Inferiori le cifre riservate ai guardalinee.

Ci sono poi i gettoni di presenza, ovvero il compenso per le gare dirette in una stagione. Qui tutti sono sullo stesso piano: per ogni partita, un arbitro percepisce 3.800 euro se è in campo, 1500 se è al VAR.

CDS

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