Amarcord – Napoli e Spezia nel ricordo del Maradona uomo: “Volevo la sua 10, ma l’aveva promessa a un ragazzino disabile…” | VIDEO!

di Giovanni Ibello

Non sono molti i precedenti tra Napoli e Spezia, due club che hanno quasi sempre militato in categorie diverse. A onor del vero, il primo Napoli di De Laurentiis ha incrociato le sorti dei liguri nel “lontano” 2006 quando entrambe le formazioni trionfarono nei rispettivi gironi di Serie C. Napoli e Spezia, quindi – come da protocollo – si affrontarono nella Supercoppa di Lega; un doppio confronto che vide esultare contro ogni pronostico il collettivo bianconero. All’epoca i tifosi partenopei giuravano che fosse meglio perderla quella gara piuttosto che esporre in bacheca la Coppa di terza serie. Ma questa è chiaramente una bugia: ogni squadra scende in campo per ottenere il massimo risultato e chissà che quel capitombolo non bruci ancora (almeno un pochino) nel cuore del supporter napoletano più appassionato. Oggi però vogliamo fare un salto indietro di trent’anni e parlarvi di un altro aneddoto che lega il mito di Diego Armando Maradona al club spezzino. Dopo la morte del Pibe, l’ex calciatore dello Spezia Andrea Stabile (oggi allenatore delle giovanili del Campomorone) ha raccontato ai media il suo “incontro al vertice” con la leggenda del calcio mondiale. “Era fine agosto del 1990 e dovevamo incontrare il Napoli di Maradona in Coppa Italia. Naturalmente – esordisce Stabile – in quella partita lo stadio era gremito in ogni ordine di posto: giocammo a Livorno poiché il Picco non era a norma. Ho marcato Diego per novanta lunghissimi minuti, ho provato a mordergli le caviglie e a un certo punto, nella foga di una rincorsa, gli strappai la maglietta.

L’incontro tra Stabile e Diego Armando Maradona

ANDREA STABILE "Quella volta che strappai la maglietta a Diego..."

 

“A quel punto, lui decise di fermarsi a bordo campo: ‘Non rientro finché il magazziniere non mi porta un’altra maglietta’, disse Diego forse un po’ spazientito per la mole di colpi che domenica dopo domenica era costretto a subire. Io fui ammonito dall’arbitro, ma quello che posso dirvi è che non fu un intervento violento”. Stabile ci racconta di un Maradona praticamente immarcabile, una furia cieca: “Non lo prendevo mai, col primo tocco ti prendeva già un metro di campo, se lo facevi girare e ti puntava non potevi contrastarlo. Eravamo in due su di lui, ma né io né il mio compagno Chiappino eravamo in grado di arginare il suo talento. Una sua giocata ci fece finire in gradinata vi dico, eravamo praticamente gambe all’aria”. Sulla morte di Maradona, Stabile si esprime con queste parole commosse: “La sua scomparsa mi addolora davvero, Diego lascia un vuoto enorme e lo dico a prescindere da tutto quello che si dice sulla sua vita. Maradona era il più grande, ci ha mostrato cose che forse non rivedremo mai più su un campo di calcio”. La chiosa dell’ex difensore spezzino è un trattato sul Maradona uomo, ed è la testimonianza di quanto, al di là degli episodi che hanno costellato il suo privato (e contribuito a creare la sua epica), Diego fosse un genio complesso e generoso, amato profondamente da tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui: “Ho solo un rammarico – conclude Stabile -; non sono riuscito ad avere la sua maglietta perchè l’aveva promessa a un ragazzino sulla sedia a rotelle prima dell’incontro. Mi sarei accontentato di quella strappata, ma l’ho cercata invano”. 

Le foto sono tratte dal sito settimasport.com

 

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