Le parole del giornalista partenopeo

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Carlo Alvino, sul proprio profilo Instagram, ha commentato la sconfitta del Napoli contro il Venezia. Un risultato pesante, arrivato dopo il ko contro il Villarreal. Il giornalista partenopeo ha voluto lanciare una provocazione. A seguire le sue parole.

Alvino: "Oggi bisognerebbe urlare contro questo Napoli, ma ho una provocazione"

"La mia, ovviamente, è una provocazione, perché oggi bisognerebbe solo alzare la voce contro il Napoli, ma forse, invece, è davvero arrivato il momento di fare silenzio. A questo punto, dopo la brutta e scialba sconfitta di Venezia, si potrebbe dire tutto e il contrario di tutto senza il rischio di sbagliare, tanto è confuso e indecifrabile il momento tecnico che sta attraversando la squadra. Il campo, d'altronde, restituisce lo specchio esatto di questa totale incertezza.
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Ci si interroga sulle scelte iniziali e sulla gestione delle rotazioni: non possono giocare sempre gli stessi, si dice da tempo, eppure oggi viene da chiedersi: «Ma perché no?», visto che le alternative faticano a dare una sterzata. Il primo tempo in laguna è stato di una noia mortale, una melina sterile che ha addormentato la partita. Eppure, si era ancora in parità. Quello era il momento di osare: durante l'intervallo si poteva e si doveva cambiare subito l'inerzia tattica del match, anche perché l'avversario non sembrava avere tanto coraggio.

In questo vortice di pareri, anche i giudizi sulla guida tecnica si avvitano su sé stessi. Allegri ha ragione, ma allo stesso tempo ha pure torto. Ha ragione quando invoca equilibrio e pazienza, ma ha torto quando la squadra si adegua a ritmi troppo compassati, privi di quella cattiveria agonistica necessaria per vincere partite bloccate come quella di oggi. Non se ne esce più e, in questo labirinto di pareri incrociati e colpe condivise, il silenzio della riflessione e del lavoro è davvero la migliore medicina.

Le soluzioni per svoltare ci sono, così come il tempo a disposizione per raddrizzare la stagione, ma serve un cambio di mentalità radicale. Bisogna fare «meglio» in senso assoluto, e non semplicemente «il meglio di sé stessi». Perché i novanta minuti di Venezia hanno gridato una verità fin troppo evidente: dare il massimo, per questo gruppo e in questo preciso momento, non è più sufficiente. Serve un salto di qualità, serve andare oltre i propri limiti attuali. Meno parole, più fatti".

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