Il Napoli continua a non trovare la quadra sotto il piano tattico, e mentre le altre viaggiano, i tifosi si domandano cosa non funziona. Il tempo stringe e Allegri deve agire.
Non si può far finta di nulla, questo Napoli ha molti difetti e sono sotto gli occhi di tutti. Ne ha parlato lo stesso tecnico e lo vediamo noi tifosi: le partite danno un segno di fragilità costante, quella fragilità che il tifoso non si aspetta di vedere da una squadra allenata da Allegri. L’allenatore azzurro ha parlato della scarsa condizione fisica di alcuni giocatori, la quale condizionerebbe alcuni momenti della partita. Certo, nove partite in cinque settimane dicono tanto sul tipo di calcio verso il quale stiamo andando, ma il tecnico livornese, seppur non sia il solo colpevole dell’andamento negativo degli azzurri, non è esente da colpe. Non lo si vede nelle scelte di formazione o nella maniera nella quale prepara le partite, ma in un ABC calcistico sul quale fonda gran parte della sua carriera.
L’ABC calcistico di Allegri svanito nel nulla: il Napoli è un ricordo lontano del suo calcio
Allegri da sempre ci ha abituato alla solidità difensiva e al classico ‘cortomuso’, eppure questo Napoli attuale sembra essere una squadra priva di gioco e anima, senza fondamenti tattici. La fase offensiva ha dimostrato di dipendere strettamente dagli uomini in campo, non a caso, come direbbe Max, il calcio è un gioco semplice, e non ci vuole uno scienziato per capire che la differenza la fanno i singoli. Il Napoli con Hojlund e senza Hojlund assume un volto diverso, lo stesso vale per De Bruyne e McTominay, che contro il Bodo/Glimt ha dato i primi segnali di un ritorno verso la sua condizione migliore. Il problema però, non riguarda la produzione offensiva, ma il dettaglio più caro ad Allegri: l’intera fase difensiva.I gol subiti, per quanto non bastino a raccontare il problema sul quale ci vogliamo soffermare, sono un indicatore importante: 14 in 10 partite tra Serie A e Champions League. Male, malissimo, se pensiamo che Allegri nella sua carriera ci aveva abituato a ben altro. Nel suo primo ciclo alla Juve, il tecnico ha registrato una media di 3 gol subiti nelle prime 7 partite. Numeri diametralmente opposti a quelli citati in azzurro. Giusto per comprendere ancora di più la fragilità del Napoli: 108 tiri totali subiti in Serie A e 38 tiri nello specchio subiti nelle prime 7 giornate - 5.4 a partita -.
Andando a parlare dei singoli: Badiashile sta dando ottimi segnali, soprattutto con il passaggio della difesa a tre, mentre Rafa Marin è in costante crescita - 10 respinte difensive e 100% di contrasti vinti nella gara contro il Bodo/Glimt -. La linea dei titolari si completa poi con Rrahmani, il perno centrale della retroguardia azzurra, la vera certezza di Allegri. Buongiorno - che sta recuperando dall’infortunio - insieme a Beukema, permettono al tecnico di avere dei ricambi di spessore sui quali puntare in caso di necessità. Quindi, come mai nonostante le ottime prestazioni individuali, il Napoli continui a non garantire solidità difensiva? La risposta, non è nella difesa, ma nell’intera fase di non possesso. Il problema parte dal centravanti e dalle ali, estendendosi poi al centrocampo. A pagarne le conseguenze? La difesa, ma soprattutto Meret e Milinkovic-Savic, costretti costantemente agli straordinari.
Nel calcio moderno come sappiamo, si può difendere con due sistemi, il primo, basato su un pressing uomo su uomo, il secondo, concentrato su una fase difensiva composta da un blocco basso, con maglie strette, corte, dense. In questo sistema, la zona centrale è letteralmente sigillata ermeticamente e l’accesso palla al piede risulta quasi impossibile per gli avversari. È in questo limbo tattico che si colloca il Napoli, Allegri prova ad adottare un baricentro basso, ma la squadra non si stringe a sufficienza, i reparti rimangono staccati tra di loro creando una terra di nessuno sulla trequarti. In quella zona gli avversari colpiscono ed entrano in area di rigore senza troppi problemi. Questo disordine tattico appare emblematico quando un singolo prova ad aumentare la pressione in maniera isolata, uscendo dalla propria posizione e spezzando completamente gli azzurri. Quando si prova ad effettuare il pressing uomo su uomo inoltre, il Napoli è in netto ritardo, permettendo così agli avversari di palleggiare con facilità e sprecando anche energie dal punto di vista fisico. Il risultato è una squadra passiva che si fa schiacciare ma che lascia praterie alle squadre avversarie, concedendo poi quei 5.4 tiri in porta a partita che avevamo raccontato precedentemente.
Allegri deve riassestare la sua squadra, al momento acerba, e il primo passo per farlo è essere consapevole del problema. Il tempo degli esperimenti è finito, l’Inter e la Roma viaggiano, il Napoli rimane dietro ancora alla ricerca di una quadra tattica. Il tecnico livornese deve portare a Napoli quella solidità bianconera persa nel corso degli anni, quel dogma che lo ha contraddistinto dagli altri allenatori italiani ma prima che sia troppo tardi, prima che la barca affondi, definitivamente.
A CURA DI ANTONIO VIVENZIO
RIPRODUZIONE RISERVATA ®
© RIPRODUZIONE RISERVATA