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spettacolo
L'agghiacciante articolo di Aldo Cazzullo su Sal Da Vinci
La vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo ha acceso un dibattito che dura da giorni. Il caso vuole che ciò capiti ogni volta che Napoli trionfi in qualche caso. Non si discute della qualità della sua canzone, ma per qualcuno è addirittura un inno al patriarcato, alla tossicità delle relazioni, al femminicidio e ancora è una canzone da matrimonio della camorra. Come se essere napoletano significasse per forza avere a che fare con essa. Ognuno ha i suoi gusti musicali, sicuramente ci saranno state canzoni migliori, ma nella storia del festival ci sono state canzoni nettamente peggiori. Poi vogliamo nascondere il fatto che sia diventato un fenomeno dopo le prime note, ma Sal Da Vinci è napoletano e poco importa se ha 50 anni di carriera alle spalle, ha lavorato con De Simone e Mattone, per tanti è solo quello del Per Sempre Sì, canzone da matrimonio. E mentre il mondo va a rotoli questo sembra essere il male peggiore tanto da spingere Aldo Cazzullo a scriverne su Il Corriere della Sera in un articolo che ha il gusto del razzismo che colpisce Napoli e i napoletani quando trionfano. A seguire le sue parole.
«Nel blu dipinto di blu» era una canzone popolarissima. Ed era, anzi è, una canzone meravigliosa, che esprimeva quel preciso momento storico, l’inizio del miracolo economico, e quindi la fiducia nella vita e nel futuro. «Per sempre sì» potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico. Per fortuna sono del Sud artisti che a Sanremo avevano canzoni interessanti, come Samurai Jay e Serena Brancale. Certo, anche in passato abbiamo sentito a Sanremo canzoni nazionalpopolari, o se preferite popolaresche, che vellicavano i sentimenti più facili, e pazienza se poco sinceri, dall’amore eterno all’orgoglio nazionale. Però avevano il buon gusto di fare arrivare seconde. O persino quinte, come «L’italiano» di Toto Cutugno, che era comunque meglio di «Italia amore mio» di Pupo e del principe Emanuele Filiberto, che a sua volta era meglio di «Per sempre sì» di Sal Da Vinci. Nulla contro il cantante, che è pure una persona simpatica. Resta l’impressione che l’Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa. Chiunque può allenare la Nazionale, chiunque può fare il presidente del Consiglio, chiunque può fare il capo dell’opposizione, al prossimo giro chiunque potrà fare il presidente della Repubblica; e Sal Da Vinci può vincere il festival di Sanremo”.
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