Identità, mentalità e continuità: queste sconosciute!

di Claudia Vivenzio

Il Napoli vince all’ultimo respiro per 2-1 sull’Udinese allo stadio Friuli. Il Napoli vince sì, ma non convince. Della prestazione degli azzurri infatti è salvabile soltanto il risultato, soltanto i tre punti: il resto è da cestinare.

Identità, mentalità e continuità: queste sconosciute!

UDINE, ITALY – JANUARY 10: Tiemoue Bakayoko of SSC Napoli celebrates with team mates after scoring their side’s second goal as Eljif Elmas jumps on top during the Serie A match between Udinese Calcio and SSC Napoli at Dacia Arena on January 10, 2021 in Udine, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Il Napoli non perde, non questa volta e salva un po’ la faccia. La salva grazie, ancora una volta, alle individualità: in questo caso dell’inatteso Bakayoko (su punizione di Mario Rui). L’Udinese si vede scippare un punto quando ne avrebbe meritati tre. Gli vengono “rubati” da due palle inattive: rigore e punizione. Gli azzurri dunque palesano sempre gli stessi difetti: difficoltà nel segnare su azione, mancanza di identità e mancanza di mentalità.

MENTALITÀ  – Amir Rrahmani ne è l’emblema: debutto da horror quello del kosovo. Parte per la prima volta da titolare con la maglia azzurra e anziché mangiarsi il campo, viene mangiato, divorato, triturato: è l’effige di questo Napoli. E di fronte all’errore del singolo (di fronte all’1-1 dei bianconeri) il Napoli si disfà.

Cede come sempre cede quando non si aspetta di subire gol, come se l’avversario dovesse avvisarti prima di colpirti. Come se nel calcio non vincesse soltanto la squadra che la mette dentro, senza “se” e senza “ma”, senza bel gioco, senza dominio.

IDENTITÀ – E così il Napoli stupisce nuovamente in questa stagione. Gli azzurri non hanno mai continuità, non solo nei risultati, anche nelle prestazioni. Gli uomini di Gennaro Gattuso sono capaci di vincere 4-0 convincendo sul piano del gioco e facendo risultato (Genoa, Atalanta, Roma, Crotone), così come perdere e non convincere né sul piano del gioco né ovviamente in termini di risultato (Sassuolo, Milan). Al contempo però il Napoli riesce anche vincere senza convincere a livello di prestazioni (Benevento, Udinese), come perdere pur convincendo tantissimo sul piano del gioco (Inter e Lazio).

OSIMHEN E MERTENS – Incostanza e incoerenza nei modi e nei risultati… la domanda sembra più che mai doverosa: ma chi è il Napoli di Gennaro Gattuso? E chissà che a questa domanda non rispondano, tra qualche settimana, Dries Mertens e soprattutto Victor Osimhen. Chissà che la continuità e il gioco non possano essere ritrovati grazie a questi due giocatori, dal momento che sin dall’estate (forse anche da prima) il mister ha fatto all-in su di loro – propiziando il rinnovo del primo e l’acquisto del secondo.

E se la continuità e l’identità non dovessero ravvisarsi neanche col rientro del belga e del nigeriano, allora Gattuso non avrebbe più alibi. E quando un tecnico non ha più alibi… la testa salta!

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