L’inchiesta di Ascione non si ferma a Inter-Verona. Il PM decide di allargare i suoi interrogatori. Si parla di almeno una trentina di arbitri, ascoltati per cinque, sei ore. Sono convocati anche tesserati non più in attività come Eugenio Abbattista che si era dimesso nel 2024 "per lo schifo che aveva intorno". Nel frattempo, poi, si inserisce l’esposto dell’ex assistente Rocca a mettere altra benzina sul fuoco. Da questo, emerge la “bussata” di Rocchi durante Udinese-Parma. La presenza del designatore non era abituale, si parla di una volta al mese a Lissone. Da quest’anno, con la sorveglianza costante della Procura Federale al Centro VAR non si è più visto.
Tornando agli interrogatori, da questi- quasi sicuramente- nascono i capi di accusa per Rocchi e Gervasoni (e per altri possibili indagati come, appunto, Nasca e Di Vuolo). Più che da intercettazioni telefoniche o ambientali, che non possiamo escludere, il ricco dossier di Ascione sarebbe soprattutto steso dai suoi faccia a faccia coi tesserati AIA. E qui si apre il capitolo più interessante. Che il mondo arbitrale sia spaccato, che i veleni siano all’ordine del giorno è risaputo: “Questione soprattutto di soldi” come dice l’amico Graziano Cesari riferendosi ai gettoni delle designazioni figlie delle votazioni di osservatore e organo tecnico. L’eccesso di trasparenza, l’Open Var spesso interpretato come pubblico ludibrio hanno creato malumori e insoddisfazioni. Non è da escludere che qualche arbitro abbia approfittato dei colloqui con Ascione per svuotare il sacco, per dire qualcosa di più. Molti sono convinti che il quadro sarà più chiaro dopo l’interrogatorio di Rocchi fissato per giovedì. Ma non è da escludere che il designatore dimissionario decida di avvalersi della facoltà di non rispondere temendo un atteggiamento ostile del PM con un rinvio a giudizio scontato. In quel caso richiederebbe le carte per andare a processo, convinto di uscirne pulito".
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