Razzismo in Serie A, l’audio schock di De Siervo: “Spegniamo i microfoni così non si sentono”

Razzismo in Serie A, l’audio schock di De Siervo: “Spegniamo i microfoni così non si sentono”

di Sabrina Uccello
De Siervo

Ancora un duro colpo alla lotta contro il razzismo arriva per l’Italia. I protagonisti della vicenda questa volta sono Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Calcio, Scaroni e un audio rubato. Le parole sono chiare: De Siervo confessa e ammette di aver disposto di spegnere i microfoni direzionali delle curve per evitare che si sentano i “buu” razzisti. Perché? Perché se ne sta parlando troppo, gli episodi sono stati raccontati anche dal New York Times.

La FIGC sta valutando l’ipotesi di aprire un fascicolo, ma De Siervo a La Repubblica ha confessato l’autenticità dell’intercettazione: “Nell’audio si sente solo una frazione del ragionamento. Che era molto più ampio. Stavamo parlando di produzione televisiva. E si partiva dal presupposto che noi non siamo giornalisti che dobbiamo scovare le notizie, noi produciamo uno spettacolo e lo valorizziamo. A controllare la regolarità dello svolgimento della gara e documentare a fini legali e sportivi ciò che capita dentro lo stadio ci pensano già gli organi preposti: la polizia, gli ispettori di Lega e Federazione e, non ultimi, gli arbitri. Noi stavamo ragionando di come le riprese tv possono raccontare al meglio la bellezza del calcio. Lo facciamo continuamente. E la linea è evitare di indugiare sui brutti episodi che ogni domenica capitano”.

La giustificazione di De Siervo

“Per dire, abbiamo ‘squalificato’ per due giornate il regista che a Cagliari aveva indugiato per 40 secondi, durante un controllo Var, sulla curva del Cagliari che in quel lasso di tempo aveva fatto di tutto. Allo stesso modo abbiamo fermato un altro regista che aveva inquadrato per troppo tempo un omaggio dei tifosi interisti a Diabolik. Censura? Ma quale censura. Stavamo parlando di come valorizzare un prodotto. Eravamo reduci da un articolone del New York Times che indicava l’Italia come la nuova frontiera del razzismo nel calcio. E io ho suggerito di gestire in maniera più precisa il direzionamento dei microfoni. Capita spesso infatti che da casa si sentano dettagli che allo stadio nemmeno si percepiscono”.  

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