Petagna: “Restiamo in casa! A Parma clima davvero surreale, ora bisogna fare il tifo solo per il personale sanitario”.

Andrea Petagna torna sulla trasferta di Parma e lancia un messaggio al Paese.

di Mattia Fele
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Il battito della nostra quotidianità è sempre scandito da pressioni e aspettative. Oggi bisogna essere sempre in forma, sempre di corsa, sempre esteriori e mai interiori. Abitiamo un’era in cui non c’è mai tempo: siamo macchine produttive che si fingono uomini, abbiamo sostituito il valore umano con il valore economico. Allora cos’è questo isolamento forzato, se non una buona occasione per riscoprirsi? Per tornare al nostro stato originario, per bloccare il ticchettio delle lancette e riflettere su ciò che abbiamo creato?
Il Coronavirus sarà ai nostri piedi, ma per ora bisogna restare in casa. Come tutti gli altri, anche i calciatori sono costretti a rispettare queste – giuste – regole. Andrea Petagna, neo acquisto del Napoli, intervistato da Dazn, ha raccontato il nuovo ritmo delle sue giornate, aggiungendovi qualche riflessione interessante. Ecco le sue parole.

 

Parla Petagna

“Sono a Milano e sto bene. Le giornate sono lunghe, mi sveglio al mattino molto presto, mi alleno sul mio terrazzo con tapis-roulant e altri attrezzi. Sono molto organizzato. Nel pomeriggio guardo la Tv e rifletto, aspetto la cena e vado a dormire. Non c’è molto da fare ma è necessario continuare così. 

Ho vissuto una partita surreale contro il Parma. Non riuscivamo a trovare il ritmo nel riscaldamento, poi siamo entrati in campo, poi siamo tornati negli spogliatoi e poi siamo di nuovo usciti. E’ stata una situazione mai vista, ma siamo almeno riusciti a vincere ed è stato importante. Giocare a porte chiuse è un incubo, non vorrei mai più doverlo fare.

Il mio pensiero va a coloro che stanno ancora lavorando, ed in particolare ringrazio tutto il personale sanitario che da mattina a sera si sforza per risolvere questa situazione. Salvano molte vite e dobbiamo essere loro grati.

Mando un messaggio: restate a casa. Bisogna fare il tifo per i nostri medici e i nostri infermieri. Il calcio tornerà, ci sarà tempo per gioire e soffrire dietro ad un pallone e riunirci tutti allo stadio. Però adesso la cosa importante è non uscire”.

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