La Gazzetta dello Sport interviene sul dibattito relativo alla linea arbitrale di Daniele Orsato, sottolineando il rischio di esagerare nell'interpretazione delle decisioni arbitrali
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La Gazzetta dello Sport analizza il dibattito nato intorno alla linea arbitrale di Daniele Orsato e invita a evitare interpretazioni eccessive sulle decisioni degli arbitri. A seguire l'articolo.
Gazzetta, critica alla linea Orsato: “Si tende a esagerare”
"Dall’inizio del campionato sottolineiamo che il nuovo corso arbitrale ha reso le partite più intense e veloci, quindi più divertenti. Merito in parte della linea voluta dal designatore Orsato (anche se in realtà i fischi sono sì diminuiti, ma non in misura clamorosa) e in parte dalle novità regolamentari introdotte in questa stagione dall’Ifab e volte a ridurre le perdite di tempo (adesso i portieri tengono meno la palla e medici e massaggiatori non entrano quasi mai in campo, ad esempio). Tutte queste tessere, messe assieme, hanno reso lo spettacolo migliore. E fin qui ci siamo: va bene così.
Nello stesso tempo abbiamo però notato - e segnalato - un altro aspetto che è strettamente legato a questi, e che ci piace molto meno: la tendenza a esagerare in senso opposto. Come se per gli arbitri sia diventato un merito non fischiare falli e non concedere rigori, anche se ci sono, e per i Var sia adesso una qualità non richiamare gli stessi arbitri al monitor per rivedere le azioni che meritano di essere revisionate. In questo modo i falli non sono più falli, i rigori non sono più rigori e gli errori evidenti non sono evidenti a tal punto da richiedere il ricorso alle immagini. Pare di essere tornati al periodo pre-Var, decidono gli arbitri e va sempre bene così. Ma quello è un calcio che risale a un’altra era geologica. Scrivevamo dieci giorni fa: c’è la sensazione che gli arbitri siano quasi in gara tra di loro, vince chi fischia meno. Ecco, se la linea Orsato è questa, non va bene. Non può e non deve essere un merito fischiare poco: deve esserlo fischiare bene. E non può e non deve essere un merito evitare il Var: il merito è usarlo in modo corretto e quando serve.
Il regolamento può essere interpretato in modo più o meno permissivo, si può giudicare in maniera differente un intervento dubbio, un tackle deciso oppure un contatto di spalla, in passato si fischiava e adesso magari no. Ma il regolamento non può essere cambiato o - peggio - stravolto e contraddetto in base alle indicazioni di qualsivoglia designatore arbitrale, altrimenti si finisce per essere eversori. Esiste un regolamento superiore a calciatori, arbitri, leghe e federazioni, e quello va rispettato. Se non ci piace, adoperiamoci affinché venga migliorato. Se pensiamo che il Var debba essere abolito, chiediamo a chi stabilisce le norme di cancellarlo. Ma finché il regolamento è questo, va rispettato. Con tanto di Var al seguito.
I dubbi in merito non sono recenti. Sono cominciati alla prima giornata quando non è stato punito il contatto De Bruyne-Vasquez che ha spianato la strada al Napoli verso la vittoria contro il Genoa: irregolarità evidente che l’arbitro non ha fischiato in base a una presunta superiore tolleranza al contatto, sbagliando. E i dubbi sono continuati, con diverse tappe intermedie, fino a ieri. Fino a Bologna-Torino. L’intervento di Heggem su Oristanio in area è un fallo solare, tra l’altro non si capisce come mai il giocatore granata dovrebbe buttarsi a terra avendo la strada aperta verso la porta. Guida dovrebbe vederlo da solo e invece non fischia il rigore, e figuriamoci se il Var Santoro si prende la responsabilità di tradire la linea Orsato, Eppure le immagini mostrano immediatamente che il piede di Heggem colpisce quello di Oristanio. Così come, in serata, è evidente il contatto Yeboah-Taylor nell’area del Venezia. E qui il rigore per la Lazio viene giustamente concesso. Nel nuovo regolamento di Orsato manca anche l’uniformità."
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