Nicchi: “Nessun arbitro positivo al COVID-19. Siamo pronti a riprendere il campionato, anche senza VAR…”

di Mattia Fele
AIA, le parole di Nicchi

Nicchi, presidente AIA, ha parlato a TMW Radio. Focus del suo intervento la ripresa del campionato italiano e la situazione Coronavirus legata soprattutto agli arbitri. Inoltre, Nicchi ha portato avanti un’interessante riflessione sulla presenza del VAR, in forte rischio per motivi evidenti di sicurezza. Ecco quanto evidenziato del suo intervento dalla redazione di calcionapoli1926.it.

Le parole di Nicchi

AIA, le parole di Nicchi
Nicchi (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

“Il momento è particolarmente difficile, non avrei mai pensato di ritrovarmi in una situazione del genere, passare le giornate a lavorare in video-conferenza davanti al pc e al telefono per portare un sorriso, un abbraccio e un incoraggiamento a questi ragazzi chiusi in casa, che stanno rispettando alla grande le direttive varie. Studiano, si preparano, si allenano con i programmi che gli abbiamo forniti: video-quiz e preparazione. Hanno voglia di tornare presto all’attività, ma credo che servirà un po’ pazientare. […]

Quando lo sport ripartirà tutti dovranno capire che la componente arbitrale sarà da tenere d’occhio, perché siamo quelli più a rischio. Non abbiamo solo la A, la B, la C… Ci preoccupano di più le realtà dilettantistiche. Il rischio ancora è alto, gli arbitri si muovono in tutta Italia tramite treni, stazioni ed entrano in contatto con tanta gente che non conoscono. Chiediamo tutela: non vogliamo fare gli eroi, ma neanche i piagnoni. Ci devono essere le condizioni e di questo ne parleremo. Bisogna valutare giorno per giorno. Potrebbe accendersi una luce, ma rimanere anche tenue. Siamo pronti, abbiamo la borsa con quello che serve, ma prima di mandare i ragazzi in campo, dobbiamo accertarci che ci siano le condizioni.

Abbiamo forza e capacità per gestire tutte le partite, ne gestiamo 700mila l’anno. Serve cautela, non c’è oggi qualcuno che possa stimare il rischio. Prendo un dato: finché siamo chiusi in casa non si può parlare di niente. Le decisioni le prenderà chi si occupa di sanità. Ma finché ci sono 600 morti al giorno non si può parlare di sport. Spero che presto i morti si azzerino, i numeri però sono ancora esponenziali. Come cittadino sarò sereno quando saprò che le terapie intensive si stanno svuotando. Lì allora si può pensare a ripartire, come per i bar, ristoranti, le fabbriche e tutto. Attenzione però a non sbagliare i tempi. Sono sicuro che questo giorno potrebbe arrivare presto, con le capacità che abbiamo, ma non posso assicurarlo

Nessun caso di positività tra gli arbitri. Abbiamo avuto decesso di persone care a noi e all’associazione, grandi persone del passato che ci hanno lasciati. Siamo stati toccati da vicino, ma fortunatamente gli arbitri, intesi come atleti, sono usciti indenni. Anche perché abbiamo rispettato le regole: abbiamo passato giorni complicati, anche quando ho dovuto parlare con le sestine che avevano arbitrato le ultime partite giocate, in cui sono venuti fuori contagiati. C’era ansia, non è stato semplice. 

Ripensiamo al sistema uomo. Quanto era bello mangiare la pizza e quanto era stupido chi andava sui campi di calcio a fare violenze. La vita è differente dall’egoismo che abbiamo addosso. Il calcio deve essere divertimento, non violenza e razzismo. Provate a immaginare dopo questa catastrofe, se domani riapre lo stadio e c’è il solito razzista o il solito coglione che fa violenza a un ragazzino o a una donna? Avrei i brividi. Spero che ne usciamo più forti, più compatti, più belli, più buoni e più comprensivi”.

 

e sul VAR

Non me ne frega niente se ci sarà o no il VAR quando ripartiremo, e lo dico in franchezza. Se ci sarà sarà ancora più bello, perché anche in tempo di guerra non si buttano via le conquiste. Ma se non ci sarà è perché non avremo ambienti in cui si possa operare. Quando dicevamo della sala VAR a Coverciano è per questo, sarebbe tutto diverso se operassero tutti da lì. Ma oggi si lavora in stanzine piccole, e anche lì serve sicurezza, perché ci sono anche gli operatori. Dobbiamo tutti fare dei sacrifici: pure se il calcio ripartisse senza VAR, non ce ne preoccuperemmo. Se c’è bene, sennò si va avanti lo stesso”.

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