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Josh Cavallo dopo il coming out: “Spero di essere d’esempio. Ora sogno la Nazionale”

Giovanni Montuori

Le parole del calciatore sul tema dell'omosessualità nel calcio

Sulle colonne della Gazzetta dello Sport è intervenuto Josh Cavallo, calciatore australiano di origini italiane divenuto famoso dopo il suo coming out di qualche settimana fa. Il giocatore si è concesso in una lunga intervista in cui ha parlato del tema dell'omosessualità nel calcio.

Josh Cavallo dopo il coming out: “Spero di essere d’esempio. Ora sogno la Nazionale”

L'intervista integrale a Josh Cavallo:

Cavallo, come si sente ora che ha fatto coming out?

“Incredibilmente libero. Non devo più fingere di essere qualcuno che non sono. Per sei lunghi anni ho vissuto così. Mentivo a tutti, compresi amici e compagni di squadra, perché mi vergognavo. Questo mi feriva. Ora si è aperto un nuovo capitolo e posso essere me stesso: è fantastico. Sorrido in continuazione, prima non accadeva mai”.

Come l’ha comunicato alla sua squadra?

“L’ho detto, circa cinque settimane fa, a Carl Veart e Ross Aloisi, allenatore e vice dell’Adelaide. Mi hanno risposto: ‘Josh, sei sempre la stessa persona, ti amiamo ancora per quello che sei. Sei un ragazzo di talento e vogliamo il meglio per te’. E questo mi ha davvero toccato il cuore. È stato molto commovente andare avanti. Ero molto fiducioso quando l’ho detto alla squadra. Mi hanno accolto a braccia aperte, dicendo esattamente la stessa cosa: ‘Siamo orgogliosi di te e contenti che tu sia a tuo agio nella tua pelle, ovvero a essere chi sei davvero’. È stato un momento molto simbolico per me, lo ricorderò per il resto della mia vita”.

Si aspettava queste reazioni?

“No. Famiglia, amici, squadra: tutti contenti per me, di vedermi finalmente felice e a mio agio nella mia vera natura. Sono stato sorpreso da queste reazioni, a tal punto che mi sono pure chiesto perché mi fossi nascosto per così tanto tempo. Ma ora ho 21 anni, tutta la vita e la carriera davanti: sono felicissimo”.

L’omosessualità è ancora un tabù nel mondo del calcio, però...

“Negli anni ho cercato qualche personaggio che fosse omosessuale e giocasse a calcio. Non ho trovato nessuno. E anche per questo poi ho scelto di fare coming out. Per mostrare alle generazioni future che è ok esserlo e fare il calciatore, che per avere successo con il pallone non importa se ti piacciono gli uomini o le donne: è il talento che conta. Il prossimo Messi o Ronaldo può essere gay, e magari ora vuole smettere perché ha paura di esporsi. Io l’ho fatto proprio perché voglio aiutare il mondo e le persone. Sto tracciando la strada affinché altri la possano seguire. Sono quel modello che non ho mai avuto crescendo”.

È per questo che ha deciso di fare coming out?

“Dopo sei anni nelle tenebre, tra depressione e problemi nella mia testa, avevo bisogno di cambiare. E se ho fatto questo annuncio, è stato per me. Perché era una lotta interna. Quando ho poi premuto il tasto sui social, per postare il video del coming out, mi sono sentito sollevato. Aspettavo questo momento”.

Come ci è arrivato?

“È stato un lungo percorso. Ricordo che quando ho ricevuto il premio di miglior giovane calciatore del club per la scorsa stagione ero triste, non riuscivo a festeggiare. Il pensiero di dover sempre mentire era una grande distrazione”.

Ora che se ne è liberato, pensa di poter giocare meglio a calcio?

“Assolutamente sì. L'altro giorno abbiamo fatto una partitella d’allenamento, ho giocato benissimo, il mister se ne è accorto. Finalmente riesco a pensare solo al campo, ai gol, ai cross. Ho liberato spazio nella testa. L’anno scorso mi hanno detto che ho fatto una buona stagione (18 presenze, 2 assist ndr) ma invece no, ho mostrato solo metà del mio potenziale. E ora non vedo l’ora di iniziare il campionato a fine mese”.

Ha pensato al fatto che dichiararsi omosessuale potrebbe compromettere la sua carriera?

“Ci ho riflettuto, chiaramente. Ma vita privata e professionale sono due cose diverse. Questa è solo una parte di me”.

È consapevole di aver fatto la storia?

“Esempi come il mio possono solo migliorare questo mondo. Se la mia storia può aiutare qualcuno in Italia, vuol dire che ho fatto il mio dovere. Ricevo messaggi da ogni parte del mondo. ‘Grazie di avermi salvato la vita’. ‘Mi stai aiutando ad affrontare la giornata’: rispondo a tutti, perché so cosa stanno passando. Aiuterò la comunità gay”.

Ha una speranza per il futuro?

“Che anche nel calcio, come nella vita reale, gay, lesbiche e trans siano accettati. Siamo nel 2021, gesti come il mio non dovrebbero fare notizia. La risposta che ho ricevuto da tutto il mondo mi incoraggia. Tanti giocatori top, da Ibrahimovic a Rashford, mi hanno mandato messaggi, accettando e mostrando all’opinione pubblica che è ok quello che ho fatto”.

Secondo lei l’Italia su questo tema è al passo coi tempi?

“Gli omosessuali sono ovunque. E l’omofobia è un problema che tocca più o meno tutti i Paesi. Voglio che la gente in Italia conosca la mia storia affinché possano cambiare le cose anche da voi. Spero di essere un leader in questo senso”.

La cosa più bella che le è capitata da quando ha fatto coming out?

“La reazione che ricevo della gente comune. Le persone mi salutano per strada, mi chiedono consigli, ci fermiamo a parlare: è un onore che mi vedano come un modello e una fonte d'ispirazione”.

Il suo è un cognome è italiano, giusto?

“Sì, la mia famiglia è originaria di Roma. In Italia però non sono mai stato: visitarla è nella mia lista dei desideri. Sono tifoso della Juventus. Il mio calciatore preferito era Cristiano Ronaldo, ora sto cercando di capire con chi sostituirlo”.

E la Nazionale di Mancini? Le piace?

“Ho giocato nelle giovanili dell’Australia, ma potrei farlo anche per l’Italia. Vestire la maglia azzurra è il mio sogno, io e la mia famiglia siamo orgogliosi delle nostre origini. Diventiamo matti per la Nazionale: ci siamo svegliati nel cuore della notte per vederla agli Europei”.

Dove vuole arrivare con il pallone?

“Voglio mostrare al mondo chi è Josh Cavallo, l’atleta Josh Cavallo. Ho sempre voluto fare questo per lavoro. Ricordo, quando ero bambino, le urla di mia mamma per tutti i vetri e i bicchieri che le ho rotto in casa con la palla. Ambizioni? Certo che ne ho, mi piacerebbe provare un campionato europeo. Come la Serie A o B in Italia”.