De Rossi: “In futuro mi piacerebbe allenare la Roma, l’addio non fu una mia scelta”

De Rossi: “In futuro mi piacerebbe allenare la Roma, l’addio non fu una mia scelta”

di Francesco Melluccio

Daniele De Rossi, ex centrocampista della Roma e della Nazionale italiana, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport per raccontare i suoi ultimi mesi tra ritiro, Boca JuniorsRoma ed il futuro da allenatore. L’ex calciatore inoltre ha anche espresso la sua opinione sulla situazione che sta vivendo l’Italia per colpa dell’emergenza Coronavirus.

LE PAROLE DI DANIELE DE ROSSI

FUTURO DA ALLENATORE?

“Io ho fatto un percorso non unico, ma raro. Sicuramente non posso pretendere la stessa cosa se diventerò un allenatore, non esistono allenatori che resistono così tanto soprattutto a Roma. Mi piacerebbe allenare la Roma, ma prima devo diventare allenatore. Mi sono trasformato da calciatore vecchio ad essere un tecnico giovane, inizio a vedere le cose diversamente. Mi piacerebbe farlo, ma non ho questa fretta. Dovrà succedere perché sarò diventato uno bravo, non perché sono stato un calciatore simbolo.

Io inizierò questo percorso da allenatore non solo perché mi piace, ma perché penso di poterlo fare. Sicuramente mi è sempre stato riconosciuto questo ruolo di leader, se vogliamo chiamarlo così. Per l’allenatore è tanto altro, come subire le pressioni”.

IL RITIRO E L’ADDIO A ROMA

“Il ritiro l’ho vissuta con gran serenità, ci sono stati dei momenti di vuoto ma durante la partita ero sereno. Lo ero perché ho fatto un percorso negli anni, mi ero preparato. Volevo far vedere ai tifosi che me ne stavo andando con un sorriso. Il discorso non lo avevo pensato. Ho solo chiesto ai miei compagni di giocare una partita vera.

Non ho scelto io di lasciare la Roma e non ho scelto io di lasciare il calcio. Sono stati due momenti difficili. Ho dovuto prendere decisioni che non avrei voluto prendere, la prima volta non ho deciso io per me. La mia famiglia, nel secondo caso, ha tratto gran beneficio dalla mia scelta di tornare. Dirigenti della Roma non ne ho sentiti, ho incontrato De Sanctis una volta. L’altro giorno mi ha scritto un dirigente, ma non ho sentito nessuno per eventuali ruoli. Non ho ricevuto chiamate, figuriamoci se lo faccio io”.

LA FIGURA DI LIPPI

“Lippi fu importante per quella nazionale, che aveva gran talento. Forse non era la più forte, il mondiale lo abbiamo vinto perché lui dal primo giorno ha creato una squadra di club. Lui è riuscito a creare un gruppo di amici, ha creato qualcosa di diverso. Quella nazionale era partita con una gran pressione. Io, senza quel rigore, avrei vissuto tutto con un sapore differente. Io sempre sentito la sua fiducia, due giorni prima della finale è venuto Peruzzi ha detto: “questo è matto e ti vuole far giocare dall’inizio”. Alla fine rimane uno dei ricordi più belli”.

L’ALLENATORE A CUI TI ISPIRI?

“Come allenatore mi ha impressionato Crespo, ma Heinze anche è un tecnico competente e lo conoscono anche in Europa. Io avrò bisogno di sentire tutti, posso imparare da tutti. Chi si affaccia a questa professione deve interfacciarsi con i migliori, il migliore di sempre è Guardiola. Ci sono tanti allenatori bravi, Rino Gattuso e De Zerbi mi piacciono molto. Vorrei contattare Pozzecco, per il rapporto che ha con i suoi giocatori”.

COME REAGIRA’ L’ITALIA DOPO TUTTO QUESTO?

“Penso che usciremo e porteremo via delle cose positive solo se rimaniamo dalla stessa parte. È adesso che dobbiamo sentirci sulla stessa barca, tra nord e sud c’è stata sempre differenza. Una delle cose più intelligenti la disse Balotelli: io ho una madre che ha una certa età, voglio stare a casa. È il pensiero più banale, ma più giusto. Poi ci sono le cose più delicate, ma non spetta a noi”.

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