TOP&FLOP 23ª giornata: Muriel oltreumano, Conte si gode il panorama. Il Napoli s’inguaia

di Mattia Fele, @FeleMattia
top&flop

Anche oggi, al termine delle gare giocate nel weekend, proponiamo qui la rubrica di Calcionapoli1926 dedicata ai Top&Flop della giornata appena trascorsa, che ha visto l’Inter consolidare la testa della classifica.

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TOP&FLOP – 23ª giornata: Conte si gode il panorama, Muriel fa un altro sport

(Getty Images)

TOP

ANTONIO CONTE: Prestazione indimenticabile dei nerazzurri (= di Lukaku) contro un Milan che si conferma in discesa. Gli uomini di Pioli sembravano molto meno lucidi, forse più stanchi, di certo con le idee meno chiare degli uomini di Conte. L’ex Juve ha preparato meglio (= con più tempo a disposizione) la partita, colpendo il Milan nel suo fianco sinistro continuamente come neanche i pugili veterani. Così, un tracciante lungolinea di Hakimi degno di Novak Djokovic ha lanciato Lukaku in occasione del primo goal, scavalcando completamente gli schieramenti avversari. E Lukaku, l’uomo di Conte, il senso, vertice e scopo dello sviluppo dell’Inter, non ha deluso. Mai. Ma oggi in classifica va Antonio, che – nonostante non sia un maestro in simpatia e comunicazione, nonostante non si sia mai dimostrato all’altezza in campo europeo – ha scalato l’Everest (bianconero) e ora si gode il panorama a +8. La Juventus invece continua a scivolare sugli specchi (Pirlo dichiara: “L’Inter non ha una rosa più forte” – no, infatti, ma un allenatore sì -) e guarda il suo Conte realizzarsi con merito. Vincere è l’unica cosa che CONTE (cit.).

LUIS MURIEL: Il faccione un po’ introverso del colombiano non farebbe mai pensare alla cattiveria agonistica che è in grado di mettere in campo. Invece ieri ha vinto contro il Napoli, da solo. Il terzo goal – la palla gli arriva per un errore di Bakayoko – è comunque tutto da inventare (ha messo la palla sotto l’incrocio con il sinistro, ndr), e la giocata che ha portato al 2-1 di Gosens è di grande spessore tecnico. Luis Muriel ha segnato in tutte le gare di questa stagione in cui è partito da titolare, e pure quando è entrato non mi pare che abbia proprio fatto figuracce. Esplosivo, veloce, tecnico, intelligente. Ha nel suo gioco qualcosa di un po’ fanciullesco, che è poi nella creatività delle sue giocate. Rispetto agli inizi della sua carriera è cresciuto molto, non va solo in avanti a testa in giù: viene dentro, copre il pallone, serve i compagni, si muove con furbizia tra le linee avversarie. Sa allargarsi, calciare da fuori, colpire di testa, crossare dal fondo. Non si vedono limiti (forse caratteriali?). Poi la cura Gasperini è solo la spintarella finale che gli ci voleva per diventare grande, responsabilizzarsi. AUTONOMO.

WESTON MCKENNIE: La Juventus non sta convincendo da tempo: non ha una grande continuità, ha un gioco un po’ opaco, talvolta sembra assalita dalla frenesia di essere la Juventus e si dimentica di essere innanzitutto una squadra giovane. In questo scenario a brillare è solo la stellina americana, l’ultimo arrivato, il meno atteso. McKennie in tv lo perdi: se te lo immagini a centrocampo, te lo ritrovi in area accanto a Morata e Ronaldo (e di testa la prende lui, non loro). Poi guardi di nuovo indietro ed ecco che l’americano corre come Bolt dietro agli avversari in contropiede. La religione cattolica dovrà ricredersi sul dono dell’ubiquità: non era solo di Padre Pio. Certo, il centrocampista ha ancora da migliorare alcuni aspetti tecnici (sbaglia qualche passaggio di troppo), ma non si può negare che sia il calciatore più piacevole da osservare nel mentre di una gara della squadra di Andrea Pirlo (che con lui si sarebbe trovato a meraviglia, chiusa parentesi). Ora di lui abbiamo scoperto che sa anche calciare da fuori (di sinistro). E sinceramente non vediamo l’ora di saperne di più.

(Getty Images)

FLOP

NAPOLI: Partiamo dapprincipio, cosicché non si venga accusati di approssimazione di un problema (che è serio): a Gattuso mancavano Hysaj, Ospina, Demme, Manolas, Hirving Lozano (miglior giocatore del Napoli), Dries Mertens (miglior marcatore della storia del Napoli) ed Andrea Petagna. Per di più Lorenzo Insigne, il capitano, è partito dalla panchina per dei problemi alla schiena e Politano, sostituto di Lozano, ha giocato per tutta la gara con alcuni acciacchi. Detto questo, resta che il Napoli è da settimane la squadra meno piacevole da guardare in Serie A. Ogni partita è uno strazio, per motivi differenti: errori difensivi, reparti slacciati, tiracci lontani dalla porta, movimenti in-offensivi. La situazione è drastica, e le colpe sono da smezzare come il pane all’Ultima Cena: Gattuso-Giuntoli-ADL hanno vissuto un gennaio litigioso ma per niente risolutivo, hanno pensato alle proprie manfrine e poco al Napoli. Hanno permesso la cessione di Malcuit e Llorente e il poco (nullo) utilizzo di Ghoulam – c’è un buco lì da anni lasciato dal giocatore che fu nel 2017 – e Lobotka, e Rrahmani. Una gestione disastrosa per una stagione ancora salvabile (giovedì il ritorno contro il Granada). Ma per adesso si tratta della squadra più fragile della competizione. NAPOLLI.

EUSEBIO DI FRANCESCO: Il Cagliari ha una rosa troppo più forte rispetto ai risultati che stava ottenendo. E i risultati erano questi: 1 punto sugli ultimi 30 disponibili. 1/30. Se prendo una torta di 1kg e la taglio in 30 parti mangiandone solo una, sarà come restare a digiuno. E il Cagliari così sta, affamato di punti, annaspante nel vortice della parte destra della classifica, salvato solo da chi fa peggio di lui. Di Francesco ha molte colpe, perché in campo mette Nainggolan, Simeone, Joao Pedro, Zappa, Klavan, Cragno, Nandez e non può non vincere almeno una partita su 10. Ora Semplici farà di certo meglio, ma per giudicarlo – vi prego – aspettiamo almeno un anno. Poi una postilla su Giulini: il suo intervento di qualche settimana fa a Sky Sport, improntato a fingere un rinnovo di contratto per il suo allenatore è una caduta di stile importante: nella vita ci vuole credibilità. La maschera della fiducia che manipola i media e i tifosi non è per niente a fin di bene. Era semplicemente una bugia. E ancora una volta vediamo che in Italia non si dà valore ai progetti (è vero che DiFra stava deludendo, ma volete che lui non sapesse che quella dichiarazione di Giulini fosse falsa? E con quale umore ha continuato?): bisogna lasciare in pace gli allenatori, anche quando vanno male, anche quando meritano di essere in questa umile classifica.

 

A cura di Mattia Fele 

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