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PUNTI DI SVISTA – 18 anni fa falliva il Napoli: un “bene” o una macchia nella storia del club?

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Il fallimento è stato un bene per il Napoli o una macchia nella sua storia?

Giuseppe Canetti

 

In Italia 60 milioni di CT, il calcio da sempre unisce e divide l'opinione pubblica. Noi di Calcionapoli1926.it commenteremo una notizia, un fatto o un accadimento visto da prospettive opposte, con Giuseppe Canetti e Tony Sarnataro.

Il 22 giugno 2004 falliva il Napoli. Sono passati ben 18 anni da quel giorno, si può dire che quella nefasta data nella storia azzurra abbia raggiunto "la maggior età". Eppure a distanza di così tanto tempo ci si può ancora interrogare se si poteva evitare o forse è stato meglio così. Con De Laurentiis che rilevando il club dalla serie C l'ha poi portato su vette raggiunte e superate solo da Maradona. E dunque quel fallimento, con il senno di poi, fu un bene o un male?

Pensiero Canetti: fallimento doloroso ma necessario

De Laurentiis napoli

Nessun dubbio: il fallimento, per quanto doloroso, è stato un bene per il Napoli e i suoi tifosi. Possiamo fare tanti discorsi filosofici, parlando di Serie C e macchie indelebili nella storia azzurra, ma la verità è solo una: nessuno avrebbe mai rilevato il Napoli in quelle condizioni estremamente disastrose. Ed infatti è andata così.

Ci ha pensato Aurelio De Laurentiis a far risorgere dalla ceneri il club partenopeo, e lo ha fatto magistralmente, riportandolo in Europa. Ad oggi, lo ricordiamo, sono tredici stagioni consecutive che il Napoli stacca il pass per una competizione internazionale. Non staccare la spina nel 2004, invece, avrebbe fatto soltanto il male della piazza. Il fallimento si è rivelato un atto necessario, servito a prendere la rincorsa dopo anni di affanno o ancora peggio di sofferenze. E poi chi ci dice che la squadra non sarebbe retrocessa ugualmente nelle categorie inferiori?

Guardarsi indietro e giudicare il fallimento come un evento negativo è del tutto errato. Basti pensare che dalla prossima stagione al Maradona tornerà la musichetta della Champions League.

 

Pensiero Sarnataro: un male, il fallimento è un'onta che non si cancella

stadio maradona

Vero il Napoli dei primi anni 2000 non se la passava per nulla bene, vivacchiando pigramente a metà classifica in serie B. Con De Laurentiis c'è stato un cambio di passo netto e radicale, riportando subito i partenopei nel grande calcio e addirittura in Europa in 4 anni. Da allora crescita costante con vari titoli, qualificazioni Champions, piazzamenti e scudetti sfiorati. Ma un fallimento resta un fallimento.

Il fallimento resta un'onta, una macchia, nella storia di una società che non si può cancellare. Si tratta di una squadra morta e risorta. "Fallito nel 2004", comparirà sempre accanto al 1926, data di nascita del club. Non saremo qui a dire se i motivi che portarono a quel fallimento potevano essere evitati, ma quello che possiamo dire è che non c'è controprova che senza fallimento il Napoli non si sarebbe ripreso.

Probabilmente De Laurentiis o chi per lui sarebbe arrivato lo stesso, prendendo la squadra in B dov'era e portandola comunque in alto nel giro di pochi anni. Evitando però, appunto, il fallimento.

Già De Laurentiis. Lo stesso patron azzurro, che pur avendo fatto tantissimo riportando il Napoli dal nulla ai fasti di oggi (e questo gli è riconosciuto dai suoi stessi detrattori), ha avuto la via facile. Per fare due esempi di quei primi anni 2000, anzi proprio restando all'ormai lontano 2004, anche Lazio e Parma avevano gli stessi problemi. Eppure non fallirono, anzi furono rilevate in A da Lotito e Ghirardi, mantenendole competitive nel corso degli anni (soprattutto i biancocelesti) ed evitando la macchia del fallimento. De Laurentiis avrebbe potuto fare lo stesso, e non prenderla da zero, a misfatto compiuto. Troppo facile vien da dire.

Dunque, facendo una somma di tutto, il fallimento non fu assolutamente un atto benevolo per il Napoli né allora né a distanza di anni con il senno di poi. Resta una macchia bruttissima della storia azzurra che poteva essere evitata, con la competitività che sarebbe tornata a prescindere nel giro di qualche anno.

 

Caro lettore, dopo aver letto l’articolo, sei d’accordo con Canetti, Sarnataro o hanno preso una SVISTA entrambi?

A cura di GIUSEPPE CANETTI e TONY SARNATARO

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