Atalanta-Napoli, amarcord: “Non so ancora se l’incrocio dei pali è legno o leggenda”, il tormentato amore tra Quagliarella e l’azzurro

di Giovanni Ibello

Atalanta-Napoli, l’amarcord

Siamo nel gennaio del 2009 e il Napoli del neo-tecnico Mazzarri inizia lentamente a carburare dopo un avvio stentato di stagione segnato dall’esonero di Roberto Donadoni. All’alba del nuovo anno, la formazione partenopea – ringalluzzita dalla cura tecnico di San Vincenzo – mette nel mirino la zona Champions League.

Il primo vero crocevia della stagione è a Bergamo, allo Stadio Atleti Azzurri d’Italia. L’Atalanta sembra spiazzata ancor prima di scendere in campo. L’inizio è di marca azzurra. Salvatore Aronica, coriaceo difensore di quel Napoli tutto fiato e garra – con una bordata dalla lunga distanza – fa tremare il povero Coppola, che poi capitola definitivamente al minuto 17. Stavolta è Fabio Quagliarella a tramortire gli eterni rivali con un missile terra aria che bacia l’incrocio dei pali e poi gonfia inesorabilmente la rete. Lo stadio s’ammutolisce, qualcuno accenna un timido applauso. La rete è di una bellezza metafisica.

Atalanta-Napoli, il nostro amarcord

Atalanta Napoli
(Getty Images)

Riviviamo la dinamica di questa prodezza. Aronica tocca il pallone per Quagliarella. Il centravanti di Castellammare addomestica la sfera e dai 30 metri (praticamente da casa sua…) scaglia questo tiro tremebondo che prima s’innesta in aria e poi si abbassa repentinamente verso l’incrocio dei pali. E’ memorabile il commento del telecronista Sky Marco Foroni, che – al pari di tutti i tifosi – quasi non crede ai suoi occhi: “Che goooool”, urla Foroni, estasiato dal pregio del gesto tecnico.  Una rete simile finisce di diritto in una ipotetica compilation dei gol più belli siamo mai stati segnati in Serie A. Nella ripresa Michele Pazienza raddoppia di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Il match è in cassaforte.

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Il gol di Quagliarella è la cartina di tornasole di un’esperienza tanto breve quanto intensa. Anche in Napoli-Livorno, quello stesso anno, il 27 si produce in un gesto balistico che fotografa perfettamente quell’annata, per lui foriera di emozioni e patimenti. A inizio partita, i tifosi più attenti lo ricorderanno bene, Fabio addomestica il pallone al centro esatto del campo (sic!), e da quella posizione più che proibitiva, tira direttamente verso la porta labronica. Signori, avete capito bene: tira da centrocampo!

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La palla si stampa sulla traversa con una forza sovrannaturale. Quel “quasi gol” è scolpito nella memoria di chi ama il calcio, e lo diciamo al di là dei colori. E’ un momento così vertiginoso, così lirico… che la cronaca può davvero poco. Qui entra in gioco la poesia, ed è questa la ragione per la quale vi proponiamo un verso di Milo De Angelis, forse il più celebre dei poeti italiani contemporanei: “Non ho saputo capire non so ancora se l’incrocio dei pali è legno o leggenda”. E’ proprio il caso di dire che spesso il quasi, o il pressappoco – direbbe Luciano De Crescenzo,  un monumento della cultura partenopea – è più intenso di ciò che si riesce a ottenere. Certamente è più poetico.

A cura di Giovanni Ibello

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La traversa di Quagliarella contro il Livorno:

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