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Milan-Napoli, l’analisi tattica: centrocampo azzurro decisivo per la vittoria

Domenico D'Ausilio

È un Napoli operaio e illuminato quello che batte a San Siro il Milan per 1 a 0. È la vittoria di Luciano Spalletti

È un Napoli operaio e illuminato quello che batte a San Siro il Milan per 1 a 0. È la vittoria di Luciano Spalletti. Impeccabile nella comunicazione, dissociandosi sin da subito dai nuvoloni di alibi e scuse dovuti agli infortuni. Maestro nella preparazione della gara, controllando e manipolando l’intensità del Milan per lunghe fasi della partita. Ogni singolo elemento della squadra azzurra sa cosa fare in campo, si sente parte integrante del gruppo, ed ha assorbito i principi e i dettami dell’allenatore. Che si vinca o si perda. Questa è una vittoria enorme, come base del progetto tecnico, a poco o più di cinque mesi dall’inizio del campionato.

Milan-Napoli, l'analisi tattica

Le strategie di gara dei due tecnici si avvicina solo nei numeri – che contano poco – nell’indicare lo schieramento iniziale: 1-4-2-3-1. Per il resto, sono dissimili in ogni fase del gioco. Milan che adotta nella costruzione del Napoli un 1 vs 1 ultraoffensivo, cercando di far valere la maggiore fisicità e gamba. Napoli che si consolida in un 1-4-4-2 con Zielinski accanto a Petagna, mantenendo un blocco difensivo medio. Lo scontro che decide la partita è a centrocampo poiché sia nell’uno che nell’altro atteggiamento tattico, i duelli Anguissa/Demme con Kessie/Tonali risultavano decisivi nelle azioni di pressione e pressing e soprattutto nel palleggio durante la costruzione e sviluppo della manovra. Ad avere la meglio sono stati gli azzurri, grazie ad una prestazione maiuscola di Zielinski che ha contribuito coi suoi smarcamenti nei corridoi di mezzo a dare un appoggio pulito nel palleggio, associandosi finemente con Elmas, oppure a sostegno a Petagna quando si creavano situazioni di seconde palle e risalita.

Il Milan di Pioli è una squadra pericolosissima quando preme sull’acceleratore e sfida l’avversario sull’intensità e ritmo. Non avendo Theo, una fonte di gioco primaria per lo sbocco milanista, e con un Diaz annullato dalle letture di schermo e marcatura di Rrahmani e Juan Jesus, la palla lunga verso Ibrahimovic è diventata troppo frequente tanto da allungare già durante il primo tempo i reparti. L’incapacità di risalire bene il campo da parte del Milan ha permesso al Napoli anche di controllare con un possesso difensivo le azioni di pressing e ri-aggressione così importanti per Pioli e il suo modello di gioco. Anche nel secondo tempo, nonostante un forcing più di nervi che di idee, il Milan ha trovato zone di campo chiuse e l’attacco a tre tempi tipico della trama rossonera con l’inserimento del terzino o esterno con Zlatan che funge da regista offensivo è risultato sterile.

La considerazione

Per lo spettacolo, il rammarico è non aver potuto assistere ad una partita coi giocatori più rappresentativi delle squadre in campo. Dopotutto, tra due rose così incerottate, solamente un episodio su palla inattiva ha deciso l’incontro, rilanciando gli azzurri all’inseguimento dell’Inter. Il pensiero, comunque, è che abbia avuto la meglio quella che durante l’anno si è dimostrata maggiormente flessibile e resiliente tatticamente: il Napoli di Luciano Spalletti.

A cura di Bruno Conte

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