Voi lo criticate… ma lui ci mette sempre la faccia! I cinque motivi per cui Insigne è il mio capitano

di Redazione
Insigne, le parole di Sandro Ruotolo

Per costruire un palazzo che resista nel tempo, bisogna partire da solide fondamenta, così come per costruire una squadra che dia vita ad un nuovo ciclo, c’è bisogno di calciatori rappresentativi e soprattutto c’è bisogno di un capitano. A chi l’onore? A chi il fardello in una piazza che chiede tanto a colui che ricompre questo ruolo? A chi le responsabilità? Sicuramente a chi ha spalle larghe per poterle reggere. Sicuramente a chi lascerebbe la nave che affonda per ultimo senza alcun ragionevole dubbio. Sicuramente a chi sente di poter portare il peso di rappresentare un intero popolo che ha fatto della sua squadra un motivo d’orgoglio, di vanto e di riscatto in tutti il mondo.

Oggi c’è Lorenzo il Magnifico, ce la mette tutta e va sicuramente lodato per questo, anche se non ha la caratura, il carattere, la fermezza e la lucidità. Oggi non c’è nessuno in grado di rappresentare meglio il Napoli, con tutti i suoi limiti ma con l’animo orgoglioso di essere napoletano e di giocare nella sua squadra del cuore. Una maglia che fin da bambino ha sognato di poter indossare. Si è accollato questa enorme zavorra in una piazza che lo vede come croce e delizia. Il capro espiatorio. Ma Lorenzo c’è, mettendoci la faccia, sempre; quel broncio di quando le cose vanno male sono la fotografia che resta dopo una pessima prestazione collettiva.

Lorenzo è cresciuto, come uomo e come calciatore!

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(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Diciamocelo senza tanti giri di parole, un altro Beppe Bruscolotti non esiste e sarebbe assurdo cercarlo e in un’altra storia, più recente e inquieta, un altro Ciccio Montervino sarebbe una perla rara da trovare. In questo momento, qualcuno più di Insigne potrebbe portare quella fascia che scotta? Odiato e amato, amaro e dolce, gioia e tormento, eppure è sempre lì, tra applausi e fischi, tra abbracci della folla e urla lanciate dal campo contro gli spalti.

Lorenzo è cresciuto, come uomo e come calciatore, con i suoi limiti caratteriali e tecnici, ma Lorenzo c’è e ci mette quel volto che diventa una maschera incapace di mentire e di nascondere sensazioni ed emozioni. Quel Lorenzo che quando segna non sembra esplodere di gioia per se stesso ma per la sua gente. Quel Lorenzo che ha imparato ad accettare e ammettere i propri errori, come ha fatto a seguito dell’espulsione subita a Milano contro l’Inter: «Mi dispiace per il rosso. Un capitano non lascia la squadra in 10». Oliver Cromwell, rivoluzionario e politico inglese disse: «Preferisco un capitano malvestito ma che conosca e senta i motivi per cui combattere, piuttosto di uno di quelli che voi chiamate “gentiluomini” e che non sanno esser altro che un gentiluomo».

Allora si, io mi tengo Lorenzo!

Articolo a cura di Gerardo Di Lorenzo

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