LE AVVERSARIE – La Juventus di Sarri in finale, un trofeo in palio contro il passato

Dall’approdo di Sarri alla finale di Coppa. Il viaggio bianconero alla ricerca dell’identità perduta varca Roma e attraversa il passato dell’allenatore toscano.

di Mattia Fele
Sarri Juventus esonero

La Juventus ha scelto Sarri la scorsa estate per lo stile del suo calcio, più europeo e moderno rispetto a quello – pur molto efficace – di Allegri. Risultato: finale di Coppa Italia, proiezione verso i Quarti di Champions, primato in Serie A. Ma cos’è cambiato, in sostanza?

Juventus – Sarri, una rivoluzione a metà

TURIN, ITALY – MARCH 08: Head coach of Juventus Maurizio Sarri arrives at the stadium before the Serie A match between Juventus and FC Internazionale at Allianz Stadium on March 8, 2020 in Turin, Italy. (Photo by Daniele Badolato – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Difficile pensare che un allenatore possa demolire e poi rifondare in 12 mesi la mentalità di un ambiente intero. La Juventus non era abituata a Sarri, Sarri non era abituato alla Juventus. L’esperienza al Chelsea però gli ha offerto un quid in più, utile per gestire uno spogliatoio così importante. In proporzione, la presenza di Eden Hazard a Londra sta a quella di Cristiano Ronaldo a Torino, e così Maurizio ha imparato ad accettare il compromesso tra vittoria e gusto, tra palleggio e pragmatismo. Ad ogni modo, qualcosa di sarriano si è visto e continua a vedersi, in alcune gare: costruzione dal basso, gioco a due tocchi e belle combinazioni al limite dell’area avversaria. Ciò su cui Sarri non riesce ad incidere sono i movimenti della linea difensiva, troppo schiacciata verso la propria porta e quasi mai con i piedi sul cerchio di centrocampo come il tecnico vorrebbe.

La stagione della Juventus, numeri e possibilità

Coppa Italia Ronaldo

Nonostante il calcio di Sarri non abbia ancora entusiasmato i tifosi, non si può parlare di un’annata deludente. Il girone di Champions è stato ben giocato e in Serie A i bianconeri vantano 20 vittorie in 26 gare, macchiate da sole 3 sconfitte. Il primato in classifica non è assoluto e certo solo grazie alle avversarie, in particolare Inter e Lazio, che con grande sforzo hanno tenuto il campionato aperto. La finale di Coppa Italia raggiunta è la prova che la Juventus può arrivare a competere per vincere anche con princìpi diversi, seppur solo accennati. Abbiamo assistito ad alcune prestazioni brillanti, come la gara a Madrid contro l’Atletico terminata 2-2, e ad altre sottotono, come nel caso della sconfitta per 2-1 in campionato contro il Napoli al San Paolo.
L’impressione è che ci sia ancora un grosso margine di miglioramento, ma anche che l’adesione juventina senza mezzi termini allo stile di Sarri non possa compiersi del tutto.  

 

Il lungo stop e la semifinale

Higuain, l'infortunio

Certo è che questa lunga pausa ha danneggiato maggiormente proprio le squadre che già non possedevano un’identità ben definita. A Torino poi c’è stato molto fermento per il Covid-19: Cristiano Ronaldo ed Higuain sono subito fuggiti dalla quarantena per badare alle proprie famiglie, Dybala e Rugani sono risultati positivi al tampone, e la preoccupazione (insieme alle polemiche) non è mancata.

Alla ripartenza subito una gara importante contro il Milan, in un silenzio paradossale e assordante che ha rallentato di molto i ritmi dello spettacolo. Partenza a razzo della Juventus contro tutte le aspettative, combinazioni velocissime e dominio assoluto del gioco ma nessuna rete, un rigore sbagliato e poche altre occasioni da goal. Nel secondo tempo gestione della palla ma ritmi bassissimi, calo del pressing da parte di tutta la squadra e un Cristiano Ronaldo parecchio sottotono. Ne risulta un inconcludente 0-0 che basta ai bianconeri per giocarsi la finale di Roma del 17 giugno. Sarà Napoli-Juventus, ancora.

 

Linee trasversali

Ifab, cosa cambia nel calcio

L’incontro-scontro tra Napoli e Juve libera da sempre energie sconosciute. Presente, passato e futuro nel loro intersecarsi danno vita ad un’atmosfera di emozioni amplificate. Solo qualche anno fa, Juventus-Napoli era (quasi) una finale Scudetto. Koulibaly la decise al 90’, ma servì a poco. Oggi una vittoria per il Napoli servirebbe a tanto, data l’annata sfortunata e mal gestita, mentre per Sarri significherebbe primo trofeo italiano, vinto proprio ai danni della squadra i cui eroi avevano rubato il fuoco agli déi del Palazzo, nel 2018. Un intrigo che va oltre il tempo.

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Punti di forza e debolezza di una Juve ex novo

Sarri ha improntato la nuova Juve su due moduli di partenza: il 4-3-3 e il 4-3-1-2. Il secondo potrebbe essere quello più fastidioso per il Napoli. Abbiamo visto in occasione della sfida contro l’Inter quanto il Napoli abbia infatti sofferto Eriksen, sia per il suo lavoro di oscuramento di Diego Demme sia per il suo lavoro proprio alle spalle di quest’ultimo in fase offensiva. Per non parlare poi dell’imprevedibilità di Dybala e Ronaldo e del possibile ritorno in campo di Higuain, ad oggi ancora ai box ma che se dovesse recuperare saprebbe come penetrare la difesa del Napoli. Ancora, Sarri conosce benissimo la maggior parte dei calciatori azzurri. Ne ricorda pregi e debolezze caratteriali e tecniche, sa come schermare il trio Insigne-Mertens-Callejon. Ed ha avuto modo, differentemente dai tempi della sfida di campionato, di capire il nuovo Napoli di Gattuso, trasformato ma per certi versi così simile al suo.

Un faccia a faccia tra due allenatori di carattere, rappresentanza di due compagini spesso a confronto, sempre a contatto, che si alternano nel dominio sull’avversaria. Già pronte a battersi fino all’ultimo dei tre fischi finali.

Tutto questo – e molto di più – sarà Napoli-Juventus.

Di Mattia Fele ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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