Portato oltre il traguardo il campionato di Serie A, Insigne e compagni tagliano il Mediterraneo e sbarcano in Catalogna, dove ad attenderli a braccia conserte c’è l’Avversaria per eccellenza e la Ciutat Comtal, che ospita il calciatore più forte al mondo da vent’anni. Una sfida affascinante e senza pretese, nella quiete di uno stadio maestoso.
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Barcellona, Més que un Club
Non avrebbe particolarmente senso in questa sede proporre un elenco cinico e sterile (o sterilizzato, di questi tempi) dei successi del Barcellona, dei tanti campioni che ne hanno fatto parte e di quanto la psicosi del tiki-taka a cui assistiamo oggigiorno sia la deriva o il frutto di una vera e propria rivoluzione tecnica, portata in campo da Guardiola negli anni d’oro. Nemmeno mi soffermerei su quello che è in modo evidente il calciatore più talentuoso al mondo, talvolta criticato ed attaccato in virtù di una competizione (mal)sana con Cristiano Ronaldo. Leo Messi ha sempre parole buone per tutti, e lasciamolo un po’ in pace. Il Barcellona è più di questo: rappresenta l’anima di milioni di persone, è parte dell’identità (alle volte espressa in modi un po’ bruschi) dei catalani, ha uno stile personalissimo e non scende a compromessi. È un coagulo di valori vincenti che partono dalla tenera età, è una grande comunità precisa e ben riconoscibile perché ha le proprie personalissime esigenze. Prenderla a modello è troppo semplice e per questo troppo difficile: e chi ha visitato il Camp Nou lo sa.
Napoli, questa sfidante ti somiglia
Napoli e Barcellona si attraggono con uno strano magnetismo, delle volte inspiegabile e delle altre volte chiarissimo. Metropoli dalle parabole diversissime, unite da un’atmosfera complice e dall’aria di un mare che è tanto contorno quanto definizione di un popolo. O meglio di due. In Catalogna si respira aria d’Europa grazie ad una gestione magistrale dello sviluppo urbano e del turismo. Napoli ci arriverà a piccoli passi ma sta crescendo in modo importante. Così le squadre: la maglia azulgrana ha già alzato la Coppa dalle Grandi Orecchie in più occasioni facendo a pezzi gli ostacoli, il Napoli arriva sempre da Cenerentola ma non va mai via in punta di piedi e senza scarpe. Tutto fa pensare al fuoco di una bella partita, vissuta sull’onda di una sete mai appagata di due squadre come di due luoghi, contraddistinti da sprezzante identità e coraggio di essere. Sappiamo questo: Barcellona e Napoli insieme non conoscono imposture.Finché la Barça va
Non è stata una stagione semplice per gli uomini di Setién: la situazione post-lockdown ha peggiorato quella pre-lockdown, già di per sé non ottimale. L'arrivo dell'allenatore è stato necessario ad inizio 2020 ma non è stato risolutivo, anzi. Si potrebbe dire che ha portato solo a risvolti negativi. Il Madrid campione, le liti nello spogliatoio mai veramente smentite, l'insubordinazione di alcuni calciatori e una tensione evidente, esalata da quei seggiolini vuoti, da quelle gradinate altissime da cui i tifosi riescono a guardare estaticamente in contemporanea il cielo e le giocate di Messi. Quest'assenza probabilmente si è sentita in Catalogna più che in ogni altro luogo. Togliere gli appassionati ad un equipo che vive di identità è come asfissiarlo, privarlo di uno dei cinque sensi sportivi, quello della gioia. Riesce allora difficile credere che Setién possa continuare in pace la sua avventura spagnola, a meno di una vittoria in Champions League che quando si parla di certe squadre non è mai improbabile. Griezmann ha da poco vinto un Mondiale, Piqué non ha iniziato proprio ieri, così come Jordi Alba, Vidal, Suarez, il già nominato Leo. Chi sa vincere vince, e finché la Barça va...
Per essere all'altezza
Gattuso preparerà la gara (probabilmente l'ultima di Callejon) con il mento all'insù, guarderà i suoi calciatori in volto e gli trasmetterà delle emozioni che lui conosce, che ha già vissuto. Rino è uno che la Storia del Calcio l'ha fatta, con la Nazionale, con il Milan delle stelle. Sa cosa significa scendere in campo per giocarsi una possibilità e da quella possibilità costruire una certezza. Passare dal dubbio alla consapevolezza è ancora un'altra faccia del costruire e del costruirsi dal basso, ma - ripetiamo - mai con il mento rivolto alle scarpette. Nel grande mare delle favorite sulla carta il Napoli si è sempre mosso in direzione contraria, fiero del proprio sognare e qualche volta è anche andato vicino al traguardo. Nel 2012 contro il Chelsea gli Ottavi di finale di Champions si sono conclusi con un ingeneroso 4-1 ai supplementari, in una gara che i partenopei persero per inesperienza contro Drogba, Ivanovic, Essien e tanti altri. Poi contro il Madrid nel 2017 un doppio 3-1 che non lascia spazio a recriminazioni (che ci furono lo stesso, da parte di De Laurentiis, ndr). Dopodomani il Napoli vuole passare il turno. Niente altro.Per farlo questa volta non basterà la tattica, la strategia e la difesa. Servirà grinta, cuore e soprattutto personalità. Saper distinguere i momenti della partita in cui attaccare da quelli in cui dover soffrire, perché si soffrirà tanto. Ripartire e concludere con freddezza e concretezza. Attendere ma non soccombere, perché si dovrà superare la metà campo e segnare due goal. Non basterà una bella prestazione, né il giudizio positivo dei media a fine evento. Interessa solo il sogno che può invertire il segno, da stagione maledetta a stagione memorabile. Ma Barcellona-Napoli non sarà mai Golia contro Davide; è piuttosto atto contro potenza, modello contro seguace in nome di un'affinità effusa, per dirla con Montale. E' una sfida a superare costantemente se stessi per imparare qualcosa in più: l'allievo dalla Maestra e la Maestra dall'allievo.
di Mattia Fele
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