Dal trionfo in una notte di mezza estate a “in riva al fosso” – La storia di Gattuso al Napoli è già finita?

Gennaro Gattuso si appresta a sfidare l’Atalanta in Coppa Italia e la Juventus in campionato, ma comunque vada il suo futuro appare già segnato.

di Giuseppe Canetti
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Chissà quante volte ci avrà pensato, chissà quante volte se la sarà canticchiata in mente, senza poter esternare le sue debolezze (o perversioni?). Già, Gennaro Gattuso ci sta proprio bene “seduto in riva al fosso”, rifacendosi alla celebre canzone di Luciano Ligabue.

La sua storia parla di un uomo dai grandi principi, dalla sincerità che quasi fa male a sentirla. Di un Campione del Mondo dallo sguardo minaccioso, che in campo spaventava gli avversari e dispensava positività e coraggio a chi gli stava accanto. Grazie a lui il ruolo di alfiere è stato rivalutato. Tuttavia ci racconta pure di un cammino, quello di allenatore, che dal 2013 gli ha visto cambiare sei volte casacca. Di controversie e contratti stracciati, di sfuriate e di un carattere complicato, che lo conduce costantemente di fronte a un bivio. La differenza tra Gattuso calciatore e Gattuso allenatore, al momento, è enorme. Da bandiera rocciosa e feroce di una compagine pluridecorata, al calimero ferito, vittima delle logiche del nuovo ruolo. Ringhio, ad oggi, abbaia ma non morde. Sospeso costantemente tra lo star fermo e il partire.

Gattuso e l’approdo a Napoli

Gennaro Gattuso e Aurelio De Laurentiis (Foto CN1926)

“Ho parcheggiato e camminato, non so quanto, non so dove sono qua
Ma so soltanto che si sente un buon profumo…”

Nel dicembre 2019, dopo un lungo peregrinare, il tecnico calabrese ha parcheggiato a Napoli, attirato dal profumo di una piazza unica nel suo genere e ammaliato dalle lusinghe di Aurelio De Laurentiis. Un film dal copione già visto: Ringhio la nuova star di casa Napoli. Gattuso all’epoca non sapeva per quanto sarebbe rimasto all’ombra del Vesuvio, non lo sapeva qualche mese fa e non lo sa (ovviamente) ancora oggi: questo ormai lo lascerà decidere ad altri…lui ci sta bene seduto in riva al fosso. Il rifiuto del contratto in estate è stato un errore non casuale, ma dettato dalla sua nuova indomita natura.

“Se sotto il cielo c’è qualcosa di speciale passerà di qui prima o poi”

Ora, alla ricerca di non si sa cosa, si vive con il ricordo di un Coppa Italia vinta in una magica sera di giugno, della notte festosa a Capodichino, una di quelle in cui la luna acceca o inganna con il suo riflesso. Sperando in qualcosa che prima o poi arriverà: o sarà infinitamente bello o infinitamente brutto. Purché arrivi! La lenta agonia logora chi vive di azzurro.

L’inizio della fine

Foto by Getty

“Se vuoi restare, resta pure ho da fare non mi viene in mente cos’è
Ma lo so che, io lo so com’è”

Intanto, Gennaro Gattuso sta bene in riva al fosso. E con lui in prossimità del precipizio ha portato anche tutti gli altri. Quelli che guardano le partite comodamente dal proprio divano, o chi smanetta con il proprio smartphone; coloro che contraggono il viso ogni volta che il Napoli riparte ‘dal basso’, e coloro che lo vorrebbero perdente senza un perché. Un motivo che Rino stesso, in fondo, conosce.

Una situazione che non fa bene a nessuno

L’ambiente è sintomatico di problemi non risolvibili, che si sono aggiunti alle patologie pregresse tanto note. Sull’orlo del baratro, l’ex Milan, sta inconsciamente coltivando le proprie incertezze e le sta dando in pasto ai suoi. Il malato è grave. Un altro veleno, non quello a cui ha fatto spesso riferimento il calabrese, sta compromettendo le sorti dei partenopei e dello stesso allenatore. Le sensazioni sono negative: il rapporto incrinato con il presidente, i primi mugugni dei calciatori, la piazza che invoca a gran voce Benitez, Mazzari o Sarri (nome che ha colpito profondamente nell’orgoglio il tecnico) sono il preludio di una fine che mai sarà lieta. Gennaro Gattuso lo sa, e mastica amaro. Ma, in fondo, cosa vuoi che sia per uno che di veleno ne ha mangiato e sputato tanto?!

Sotto il fulmini della tempesta che sta attraversando Napoli e sgretolando il suo terreno, starà pensando: “E voi state bene qui con me, seduti in riva al fosso…?”

a cura di Giuseppe Canetti

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