CdS – Supercoppa, brutta finale: incomprensibile la sudditanza nel Napoli

di Domenico D'Ausilio, @dom_dausilio
Supercoppa Juventus Napoli

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha commentato la sconfitta del Napoli in Supercoppa contro la Juventus sulle pagine del quotidiano.

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Supercoppa Juve-Napoli, il commento del Corriere dello Sport

(Photo by SSC NAPOLI via Getty Images)

“Ha vinto la squadra più decisa, non la più in forma. Non lo dico io. L’ha detto il Napoli che per tutta la partita ha denunciato con un atteggiamento fin troppo cauto una sorta di incomprensibile sudditanza. Un’ingiustificata soggezionespecie dopo aver visto come la Juve era uscita da San Siro. Ha avuto anche la possibilità di aggiustare il risultato, il Napoli, per ben tre volte, ma questo conforta il mio giudizio. La prima con Lozano, la seconda con Insigne, quando Valeri ha assegnato il rigore per un fallo di McKennie su Mertens e Lorenzo non ha nemmeno centrato la porta, infine nei secondi conclusivi: Szczesny ha però compiuto un autentico miracolo su una deviazione ravvicinata e casuale di Chiellini. 

Brutta finale

(Photo by Claudio Villa via Getty Images)

Brutta finale, brutta come solo una finale tra Juve e Napoli sa esserlo. A lungo tattica, fino alla noia, in particolare nel primo tempo, con una squadra, quella di Pirlo, che non sta benissimo ma cercava ugualmente di fare qualcosa di più e l’altra che aveva scelto di investire sulla copertura degli spazi e sul contropiede dopo aver lasciato nello spogliatoio i copioni più coraggiosi. Limitati gli accenti imprevedibili, evidente da entrambe le parti la preoccupazione di sbagliare. Per un istanteintorno al settantesimo, ho addirittura pensato che il Napoli stesse difendendo lo 0 a 1. Comprensibili le lacrime di Insigne, ma credo che il Napoli nel suo complesso possa rammaricarsi per non aver fatto il possibile per vincere: le condizioni c’erano tutte. Questa squadra non è più in grado di giocare una partita intelligentemente difensiva (tipo l’1-1 con il Barcellona al Maradona), la sua natura è cambiata radicalmente da quando Gattuso l’ha ereditata: ora deve guardare sempre avanti e poco indietro, perché la difesa ha la cazzata incorporata, mentre tanto il centrocampo quanto l’attacco sono “da proposta continua”.

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